Secondo Shawn Layden, ex CEO di PlayStation, l’industria console ha raggiunto da anni un limite strutturale che le impedisce di crescere davvero. Nonostante il gaming venga spesso descritto come un mercato da centinaia di miliardi di dollari, il pubblico che acquista console “tradizionali” resta sorprendentemente stabile. Ogni nuova generazione, infatti, si assesta sempre sugli stessi numeri. Per Layden, continuare a puntare solo su hardware sempre più potenti non è la soluzione. Serve un cambio di paradigma.
Nel corso di un’intervista al canale YouTube Pause for Thought, Layden ha spiegato che, sommando le vendite delle principali console di ogni generazione, il totale arriva quasi sempre a circa 250 milioni di unità. L’unica eccezione è stata l’era Wii, quando Nintendo riuscì a intercettare un pubblico non tradizionale grazie a prezzo contenuto, semplicità e comunicazione immediata. Quell’exploit, però, è rimasto un caso isolato. Da allora il mercato si è “appiattito” e non è più riuscito a superare quella soglia.
Per superare questo tetto, Layden propone di guardare al passato e a un esempio che va oltre il gaming: la vittoria del VHS sul Betamax. Non vinse il formato tecnicamente migliore, ma quello più aperto, diffuso e accessibile. Il VHS, infatti, venne concesso in licenza a molti produttori, mentre il Betamax rimase legato a un ecosistema chiuso. Applicando lo stesso principio alle console, Layden immagina un futuro in cui Sony, Microsoft e Nintendo collaborano per creare standard comuni e un formato unico per i giochi.
“Noi parliamo del gaming come di un’industria da 250 miliardi di dollari, e lo è, con centinaia di milioni di utenti, e anche questo è vero. Ma naturalmente in quel numero rientra chiunque: se giochi a Wordle, sei un gamer; se giochi a Candy Crush, sei un gamer in quella statistica. Il numero di console vendute in modo “discreto”, però, per ogni generazione si ferma intorno ai 250 milioni. Ed aggiungo proprio in tal senso che se metti in fila tutte le PS1, le Sega Saturn e le N64, e guardi generazione per generazione, il totale è sempre lì, sui 250 milioni. L’unica volta in cui si è arrivati quasi a 300 è stata la generazione del Wii, quando la gente pensava di poter comprare Wii Fit e dimagrire. In quel periodo abbiamo portato nel settore un pubblico non tradizionale. Ma è stata un’anomalia, e da allora ci siamo di nuovo appiattiti.
Dobbiamo riuscire a superare quel tetto, quella barriera. Preciso inoltre che il Betamax perse contro il VHS per un solo motivo: il VHS concesse in licenza il suo formato a molti produttori diversi. Sony deteneva il brevetto e il marchio esclusivo del Betamax e tutto il resto. Facemmo una licenza con Toshiba verso la fine del ciclo di vita, ma non si diffuse mai su larga scala come il VHS. Per questi motivo credo che dovremmo arrivare a un mondo in cui esiste un formato unico per il gaming. Magari potrebbe nascere dal PC. O forse troviamo un modo per far girare tutto su un kernel Linux o qualcosa del genere. E poi costruiamo un consorzio attorno a questo. Avremmo programmi di licenza che permettono ad altri produttori di entrare in questo spazio, e a quel punto si potrebbe parlare di numeri davvero significativi. È così che si arriva all’ubiquità del tostapane. Ma al momento, credo che siamo intrappolati in un campo di contenimento.”
In questo scenario, non esisterebbero più versioni separate dello stesso titolo per PlayStation, Xbox o Nintendo: un unico formato sarebbe in grado di girare su tutte le piattaforme compatibili. Layden ipotizza che una base comune potrebbe persino nascere dal mondo PC, magari da un kernel condiviso come Linux, attorno al quale costruire un consorzio di produttori e programmi di licenza. Un modello simile abbasserebbe i costi, ridurrebbe la complessità per sviluppatori e consumatori e renderebbe il gaming davvero “ubiquo”.
Il problema, però, è che la realtà attuale va nella direzione opposta. Le esclusive restano un pilastro fondamentale per l’identità di PlayStation e Nintendo, e Layden stesso ammette che vedere personaggi come Mario su console rivali sarebbe considerato impensabile.
Proprio per questo, l’idea di un formato unificato appare oggi più come una visione a lungo termine che come un progetto imminente. Tuttavia, il messaggio centrale resta forte: senza ridurre frammentazione e barriere d’ingresso, il mercato console rischia di rimanere bloccato sugli stessi numeri anche in futuro.
Aggiungiamo che secondo Layden, Super Mario su PlayStation “sarebbe l’apocalisse”.
