Quando Naughty Dog decise di chiudere l’era PlayStation 3 con The Last of Us, la mossa non fu accolta con entusiasmo unanime nei piani alti di Sony. Dopo il successo planetario di Uncharted, considerato un “film d’avventura interattivo per tutta la famiglia”, il team californiano volle cambiare radicalmente direzione, scegliendo un tono drammatico, violento e profondamente umano. Un rischio che, all’epoca, preoccupò non poco PlayStation.
Come raccontato da Shuhei Yoshida, storico dirigente di Sony e oggi consulente indipendente, il passaggio da un titolo “blockbuster estivo” come Uncharted a un survival apocalittico cupo e maturo come The Last of Us fece temere che il gioco potesse essere “troppo di nicchia”. L’atmosfera opprimente, la violenza cruda e la storia profondamente emotiva erano agli antipodi rispetto ai toni leggeri e spettacolari che avevano reso celebre Nathan Drake. Yoshida ricorda di aver temuto che il pubblico mainstream non avrebbe accolto positivamente un’esperienza tanto dolorosa e introspettiva.
Come riportato da GameSpot, nonostante le perplessità interne, Sony decise di fidarsi del talento di Naughty Dog, che impiegò anni per realizzare un progetto ambizioso e curato nei minimi dettagli. L’azienda, reduce dalle difficoltà del ciclo PS3, accettò di concedere più tempo e libertà creativa agli studi interni, anche a costo di ritardi e costi maggiori. Fu una scelta vincente: The Last of Us, pubblicato nel 2013, divenne un capolavoro acclamato da critica e pubblico, capace di ridefinire il modo in cui i videogiochi possono raccontare storie.
Yoshida, che all’epoca seguiva direttamente i progetti first-party, ammette oggi che quel rischio ha ripagato pienamente. The Last of Us non solo superò le aspettative di vendita, ma creò una nuova IP ancora più grande di Uncharted, espandendosi in seguito con un seguito di successo e una serie TV di enorme impatto su HBO.
Questo episodio rappresenta un punto cruciale nella storia di PlayStation: il momento in cui l’azienda comprese che i videogiochi più coraggiosi e personali possono diventare fenomeni culturali globali. Una lezione che ha influenzato tutta la strategia creativa delle generazioni successive, e che Yoshida stesso riconosce come simbolo dello spirito PlayStation: fidarsi degli autori, anche quando scelgono la strada più rischiosa.
Ricordiamo infine che nelle scorse settimane Neil Druckmann ha fornito indizi sul futuro di Naughty Dog dopo Intergalactic: The Heretic Prophet.
