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Perché High Score è la più bella docuserie sui videogiochi

Com’è nato Sonic? Perché la pallina rosa più famosa di Nintendo si chiama proprio Kirby? E qual è il nesso fra Doom e Super Mario? Queste sono solo alcune delle curiosità che scoprirete guardando High Score, la nuova docuserie prodotta da Netflix interamente dedicata alla storia dei videogames, nello specifico i primi decenni di successo di questa forma d’intrattenimento. Tanti sono gli argomenti snocciolati nelle 6 puntate da 40 minuti di cui si compone la serie creata da France Costrel (già autrice della serie nominata all’Emmy 8 Bit Legacy: The Curious History of Video Games) e narrata nientepopodimeno che dalla voce ufficiale di Mario, Charles Martinet. Dal sorgere del colosso Atari fino al successo delle home console della prima metà degli anni ’90, questo l’arco temporale approfondito nei sei episodi ricchi di aneddoti, interviste esclusive ad alcune icone del mondo dei videogame e tanto materiale di repertorio direttamente dall’epoca della golden age del gaming. Finalmente il grande occhio di Netflix si concentra sullo sconfinato mondo dei videogames ed il risultato è a dir poco entusiasmante. Perché? Scopritelo con noi in questo approfondimento.

Tanto tempo fa, in una sala giochi lontana lontana…

High Score speciale docuserie Netflix

Dopo la pixellosissima opening con sottofondo la musica dei PowerGlove, l’apertura di High Score è dedicata a quello che è stato più volte definito come il più grande fallimento della storia dei videogame: E.T. per Atari 2600. Impossibile essere appassionati di videogiochi e non aver mai sentito parlare del clamoroso flop del 1982, le cui leggende narrano di copie rimaste invendute sepolte nelle profondità di una discarica del New Mexico. C’è spazio naturalmente anche per i grandi successi, sparattutto in ambito arcade, come per esempio Space Invaders, raccontato dalle parole del suo creatore Tomohiro Nishikado, un gioco che inizialmente doveva essere ben diverso da come abbiamo imparato a conoscerlo in questi oltre quarant’anni. La storia raccontata da High Score è quella che tutti noi conosciamo, ma solo superficialmente. Difficile conoscere tutti i dettagli dell’ascesa di Atari e della creazione di Pac-Man o di come fu concepito inizialmente Super Mario, divenuto in poco tempo l’icona indiscutibile di Nintendo. All’epoca infatti la guerra fra i colossi del videogame si giocava grazie alla creazione di nuove ed iconiche mascotte che sarebbero divenute poi oggetto di merchandise sfrenato, una filosofia di marketing che ha caratterizzato e influenzato fortemente la cultura pop del periodo a cavallo fra gli eighties e gli anni novanta. Scoprirete, per esempio, le bellezze del Nintendo World Championship, l’antenato degli eSport, e di come la magia di Dungeons & Dragons e del ruolismo sia stata introdotta per la prima volta nel mondo dei videogames, il tutto attraverso video di repertorio, interviste realizzate ad hoc e deliziose animazioni in pixel art.

Game designers, i veri punk degli anni ’80

High Score speciale docuserie Netflix Atari ET

High Score non parla solo di videogames in sé, bensì soprattutto dei volti e dei nomi dietro ad essi. Shigeru Miyamoto, Nolan Bushnell, Toru Iwatani, John Romero e Akira Nishitani sono solo alcune delle celebrità dello star system del mondo videoludico raccontate in questa docuserie Netflix. E’ evidente infatti, e lo capirete meglio guardando la serie, che spesso e volentieri l’opera nasconde qualche tratto del suo artista, rispecchiandone in qualche maniera la sua personalità. Ciò naturalmente porta sia benefici che problemi, e sono molti i grattacapi causati dai game designer più famosi ai propri publisher dagli inizi fino ai giorni nostri. Tra i vari temi toccati da High Score c’è anche quello degli scandali e delle controversie legali legate al mondo dei videogames. Su di tutti, la spinosa diatriba sulla presenza di violenza all’interno dei videogiochi, all’epoca considerati ancora semplicemente giocattoli per bambini, e portato alla ribalta per la prima volta da titoli come Mortal Kombat e Doom. Mentre il celebre picchiaduro di Midway fece scalpore finendo addirittura in tribunale a causa dell’eccessivo quantitativo di sangue, Doom, la creatura di John Romero rivista recentemente con Doom Eternal, destò scalpore fra le mamme statunitensi per i frequenti riferimenti satanici all’interno dello stesso. La storia di Romero e del suo allora collaboratore e del loro rifiuto a rispettare i canoni e le conformità dell’epoca, sembrano a tutti gli effetti ricalcare l’onda di ribellione sorta agli inizi degli anni ’70 simboleggiata anche dal movimento Punk Rock, qui in una nuova veste digitale. Ed è forse per questo che sempre più game designer vengono considerate come le rockstar del nuovo millennio. Qualche volta i videogames sono stati anche strumento contro l’odio e la discriminazione. Come il caso di GayBlade, RPG con tematiche pro-LGBT sviluppato da Ryan Best negli anni 90′ divenuto cult all’interno della comunità gay a seguito della misteriosa sparizione delle copie e del codice sorgente del gioco, rinvenuto soltanto grazie alla produzione della serie Netflix.

Ci sarà una Stagione 2?

High Score speciale docuserie Netflix

Come già citato in apertura, i 6 episodi pubblicati sinora coprono la storia dei videogame dalla fine degli anni ’70 fino al 1993, anno di uscita di Doom. Non trattando in alcun modo della generazione PlayStation, per non parlare delle console attuali, è lecito aspettarsi che il materiale su cui scrivere una se non più serie sia consistente. La prima stagione è stata accolta tutto sommato positivamente sia da critica che dal pubblico, ciò fa ovviamente ben sperare per la realizzazione di un seguito che possa trattare quantomeno l’epoca del tardo ’90 – inizio 2000. Ammesso e concesso che l’obbiettivo primario di High Score fosse quello di narrare l’epopea della golden age videoludica, non è totalmente da escludere la possibilità di vedere nuovi episodi nel corso dei prossimi anni, covid permettendo. D’altro canto, è impossibile raccontare di questo medium senza parlare dei grandi colossi del 2000, del leggendario Dreamcast e dell’eterna lotta Sony-Microsoft-Nintendo. C’è ancora tanto, tantissimo da dire e la speranza è che l’eventuale prossima stagione possa raccontarci nuovi aneddoti e curiosità sul mondo dei videogiochi. Nel frattempo, se ancora non avete visto la prima stagione correte su Netflix, High Score è disponibile interamente in italiano sulla piattaforma per tutti gli abbonati.

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