Per anni i fan hanno sperato in un seguito di Bully, il gioco scolastico di Rockstar Games che ha saputo conquistare una community fedele. Tuttavia, la realtà è che Bully 2 non è mai entrato in sviluppo concreto, e ora il cofondatore della compagnia, Dan Houser, ha spiegato i motivi dietro questa scelta.
In un’intervista a IGN USA durante il LA Comic Con, Houser ha rivelato che la ragione principale è stata un problema di “larghezza di banda”. Nonostante l’enorme forza lavoro di Rockstar, le decisioni e la visione creativa dipendono da un piccolo gruppo di persone, troppo ridotto per gestire numerosi progetti di alto profilo. In altre parole, il team era già interamente impegnato a seguire i successi più redditizi: Grand Theft Auto V e Red Dead Redemption 2, entrambi titoli che hanno richiesto anni di sviluppo, enormi risorse e un costante supporto post-lancio con le modalità online.
Houser ha chiarito che, pur essendo una IP amata, Bully non aveva lo stesso peso commerciale dei colossi Rockstar già in lavorazione. Per questo, la priorità è stata data a progetti più sicuri e capaci di sostenere economicamente lo studio. Il risultato è stato l’abbandono di un seguito che, seppur molto atteso, non era considerato strategico per la crescita dell’azienda.
Nonostante ciò, la popolarità di Bully continua a vivere tra i fan, tanto che sono comparsi progetti indipendenti considerati eredi spirituali, come Agefield High: Rock the School. Intanto, rimane la consapevolezza che la mancanza di un Bully 2 non dipende da mancanza di interesse creativo, ma da un calcolo di risorse e priorità interne a Rockstar Games.
Rockstar Founder Dan Houser confirms why BULLY 2 never happened.
He blames it on "bandwidth issues".
Houser further adds "If you’ve got a small lead creative team and a small leadership crew you just can’t do all the projects you want.” pic.twitter.com/OMOBi7cOe5
— Michael (@LegacyKillaHD) September 27, 2025
