Con il 2025 ormai agli sgoccioli, Digital Foundry ha tracciato un bilancio tecnico delle conversioni PC più importanti dell’anno. Alex Battaglia e John Linneman hanno passato in rassegna pregi e difetti dei principali titoli tripla A, mettendo a confronto porting eccellenti e casi problematici. Il quadro che emerge è incoraggiante: sempre più studi sembrano prendere sul serio il PC come piattaforma principale. Tuttavia, alcuni scivoloni di alto profilo dimostrano che la qualità non è ancora garantita.
Partendo dalle migliori conversioni, Doom: The Dark Ages viene descritto dalla redazione inglese come un vero manifesto del porting moderno. Nonostante i dubbi iniziali legati al ray tracing forzato, il gioco garantisce prestazioni solide anche su hardware di fascia bassa ed è persino verificato per Steam Deck. La scalabilità del motore grafico e l’ottimizzazione consentono framerate stabili e un’esperienza fluida su un’ampia varietà di configurazioni, dimostrando come una tecnologia avanzata possa convivere con l’accessibilità.
A sorpresa positiva si affianca Kingdom Come: Deliverance 2, che riesce a gestire un mondo di gioco vasto e complesso senza incorrere in stuttering o frame-time irregolare. Digital Foundry sottolinea come il titolo di Warhorse mantenga i 60 fps anche su PC meno potenti, grazie a impostazioni ben calibrate e a una gestione intelligente delle risorse. È un esempio concreto di come la complessità simulativa non debba necessariamente tradursi in problemi prestazionali.
Completa il trio dei promossi Assassin’s Creed Shadows, lodato per l’eccellente scalabilità e la cura tecnica complessiva. Il gioco supporta numerose tecnologie moderne, tra cui upscaling, frame generation e dynamic resolution scaling, offrendo un’illuminazione globale credibile, riflessi ben implementati ed effetti atmosferici di alto livello. Il risultato è una conversione flessibile, capace di adattarsi sia a PC di fascia alta sia a configurazioni più modeste.
Sul versante opposto, Digital Foundry segnala alcune delle peggiori conversioni PC dell’anno. The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered ripropone uno storico problema di stuttering già noto nel 2006, aggravato oggi dall’interazione tra Unreal Engine 5 e le vecchie criticità del gioco. Paradossalmente, su hardware moderno l’esperienza risulta ancora più instabile, soprattutto nelle aree aperte. La mancanza quasi totale di patch post-lancio peggiora ulteriormente il giudizio.
Delude anche The Outer Worlds 2, che soffre di cali di framerate e frame-time irregolare persino su PC di fascia alta. Il ray tracing, inizialmente obbligatorio e solo in seguito reso opzionale, presenta artefatti visivi ed è pesante a fronte di benefici limitati. Gli upscaler interagiscono male con Lumen e VSM, peggiorando la qualità dell’immagine, mentre il caricamento asincrono provoca scene iniziali con texture e geometrie mancanti, spezzando l’immersione.
Chiude la classifica negativa Monster Hunter Wilds, considerato uno dei porting più problematici del 2025. Nonostante un aggiornamento che migliora le prestazioni fino al 20% e un secondo update annunciato, il gioco è stato venduto per mesi in condizioni tecniche critiche. Texture eccessivamente compresse anche su GPU da 8 GB, cali improvvisi di performance senza ray tracing e scelte tecniche discutibili hanno costretto molti utenti a ricorrere a patch della community, evidenziando una gestione poco convincente del RE Engine su PC.
Nel complesso, l’analisi di Digital Foundry mostra un PC gaming in crescita, ma ancora segnato da forti contrasti. Le migliori conversioni dimostrano che ottimizzazione, scalabilità e supporto alle tecnologie moderne possono convivere con prestazioni solide. I casi peggiori, invece, ricordano quanto sia fondamentale testare a fondo i porting e supportarli nel tempo.
