La saga di Nioh si è fin da subito imposta come una delle più interessanti alternative alle pietre miliari del genere soulslike, paradossalmente perché è anche riuscita a distaccarsene, per certi aspetti. Fin dal primo episodio della serie, infatti, datato 2017, Koei Tecmo e Team Ninja hanno proposto un mix particolarmente interessante tra alcune caratteristiche fondanti dei Souls di From Software, un combattimento che strizzava l’occhio ai giochi d’azione e un loot alla Diablo. Il tutto in una struttura a missioni istanziate, molto diversa da quanto visto in ambito soulslike fino a quel momento (e anche per diverso tempo dopo), dove tendenzialmente anche gli esponenti più riusciti del genere, come l’ottimo Lies of P di Round8 e Neowiz, per fare un esempio, hanno sempre cercato di aderire il più possibile ai percorsi indicati da Dark Souls e soci.
Nioh, invece, pur attingendo a piene mani al sentimento soulslike, riusciva comunque a offrire qualcosa di suo, una visione indipendente e intrigante di un argomento di sicuro interesse per molti giocatori. E lo stesso faceva, nel 2020, Nioh 2, andando a perfezionare una formula che già aveva funzionato abbastanza bene con il predecessore. Quello che forse non riusciva a proporre, il secondo episodio della serie, era un salto in avanti un po’ più deciso, un tentativo di evoluzione. Non che fosse necessario, intendiamoci: a soli tre anni di distanza dal primo episodio, Nioh 2 riusciva a essere appetibile e soddisfacente anche solo riproponendo in modo più pulito ciò che il primo Nioh aveva introdotto.
Il peso del franchise

Oggi, però, di anni ne sono passati altri sei. E il panorama del genere soulslike è molto diverso, vuoi per l’arrivo di tanti altri attori interessanti che hanno aggiunto varietà all’offerta, vuoi per delle aspettative sicuramente più alte da parte del pubblico, soprattutto dopo l’arrivo di Elden Ring e della sua incredibile espansione, che hanno alzato di molto gli standard qualitativi del settore. Oltre a indicare nuovamente la strada, portando la struttura di gioco a evolvere verso l’open world. E i frutti della cosa si vedono già, se pensiamo a un altro soulslike uscito in questo periodo, Code Vein II, che espande proprio in direzione open world quanto offerto dal suo predecessore.
Ma torniamo a Nioh 3, oggetto di questa recensione (quella di Code Vein II, volendo, potete leggerla qui). Perché anche Nioh 3, in effetti, prova a fare un tentativo di allargamento all’open world, seppur parziale. Partiamo proprio da qui, perché questa è sicuramente una delle principali differenze con gli episodi precedenti della saga. Ebbene sì, Nioh 3 abbandona la struttura a missioni istanziate separate che aveva caratterizzato i primi due capitoli. Niente più mappa del mondo a fare da hub (o menu) da cui scegliere la missione principale o secondaria in cui cimentarsi. In Nioh 3 ci si muove esattamente come in un gioco open world, con l’unico limite che il mondo di gioco è diviso in diverse grosse mappe che saranno sbloccate man mano che si va avanti nella trama principale.
All’interno di ciascuna delle mappe, comunque, ci si sentirà proprio come in un open world, con la mappa che stavolta non serve solo da raccordo tra le varie missioni, ma aiuta il giocatore nell’esplorazione delle varie aree di gioco (esattamente come la mappa di qualsiasi gioco a mondo aperto), indicando la posizione dei santuari (i “falò” della serie Nioh) e di altri punti rilevanti, a patto che il giocatore li abbia prima scoperti, o quantomeno avvistati, esplorando.
Open World si o no?

La sensazione di trovarsi in un open world funziona abbastanza bene, l’esplorazione dà buone soddisfazioni perché nei vari angoli delle aree di gioco c’è sempre qualcosa di interessante da scoprire e il gioco sa come premiare gli avventurieri più curiosi, con elementi utili per il potenziamento e lo sviluppo del personaggio. Infatti, alla normale evoluzione data dal classico sistema soulslike (ammazza i nemici, accumula punti esperienza, spendili per salire di livello migliorando una delle caratteristiche base),
Nioh 3 associa, come già facevano i suoi predecessori, altri elementi di sviluppo, tra cui un complesso sistema di abilità e mosse da sbloccare spendendo punti abilità ottenibili raccogliendo in giro per il mondo degli appositi collezionabili. Va da sé, quindi, che andarsi a cercare gli angoli più nascosti delle varie aree del mondo di gioco sia particolarmente utile se si vuole potenziare il più possibile il proprio personaggio (che anche in questo caso, come in Nioh 2, si può creare a inizio gioco con l’apposito editor).
Qualcuno a questo punto potrà pensare che la nuova struttura da “quasi open world” di Nioh 3 possa essere in realtà un’arma a doppio taglio, per il gioco. Soprattutto se la contropartita è perdere il tipico level design da soulslike che le missioni dei primi due Nioh proponevano. Giusta osservazione, ma è evidente che anche i ragazzi di Team Ninja ci hanno pensato, e bisogna dire che sono riusciti a trovare un buonissimo compromesso tra la maggiore sensazione di libertà che le mappe aperte sono in grado di offrire e il level design tipico dei precedenti episodi della serie, che di fatto non viene abbandonato e, anzi, si integra molto bene con le dimensioni decisamente più ampie delle aree di gioco.
In pratica, scordatevi di correre dritto per dritto da un punto all’altro della mappa, perché quasi mai vi sarà possibile. Tutto il mondo di gioco di Nioh 3 è comunque fatto di aree interconnesse e dal level design articolato, in pieno stile soulslike, con porte che “si aprono solo dall’altro lato”, scale da buttare giù e ogni altro genere di scorciatoia sbloccabile solo esplorando con calma e combattendo svariati nemici letali.
Rigiocabilità? Oooooh yes!

E anche un’altra caratteristica molto interessante dei primi due Nioh viene preservata, in Nioh 3, nonostante il passaggio al quasi open world: la possibilità di rigiocare, in qualunque momento, le missioni principali e secondarie. L’unica differenza è che nei primi due episodi della serie lo si faceva dalla mappa del mondo, qui lo si può fare invece da qualsiasi santuario presente nel mondo di gioco, usando la sezione chiamata Pergamena Bellica. Questo vi permetterà di rigiocare qualsiasi cosa, per farmare materiali, rifare boss già battuti o qualsivoglia altro motivo. Insomma, pare proprio che l’evoluzione della struttura di gioco proposta da Nioh 3 non abbia fatto danni, anzi.
Tutti i pro della vecchia struttura, anche in termini di quality of life, sembrano essere al loro posto nonostante il netto miglioramento nel gusto per l’esplorazione che ora il gioco sa infondere nel giocatore. Anche i teletrasporti, per esempio, ora funzionano molto meglio. Esattamente come in Elden Ring, in qualunque parte del mondo ci si trovi, si può sempre aprire la mappa, selezionare un santuario già sbloccato e teletrasportarsi istantaneamente lì (tranne in alcuni casi in cui ci si trova in particolari situazioni di gioco o in particolari missioni in cui il teletrasporto non è concesso, se non da santuario a santuario).
Questo è un grande miglioramento, rispetto ai primi due Nioh, dove, una volta entrati in una missione, si era bloccati all’interno della stessa a meno di non portarla a termine o abbandonarla. E abbandonarla significava doverla ricominciare da capo. In pratica, una volta arrivati al boss di una missione, nei primi due Nioh, se ci si sentiva ancora impreparati ad affrontarlo e si voleva magari dedicarsi ad altro, prima, si doveva necessariamente accettare di dover abbandonare la missione e ricominciarla, dall’inizio, in un secondo momento.
In Nioh 3, invece, è possibile – per esempio – sbloccare tre diversi santuari nei pressi di tre diversi boss da affrontare e lanciarsi in tentativi alternati con questi boss, magari inframezzandoli con un po’ di esplorazione o di farming in altre parti del mondo di gioco. Senza perdere le posizioni guadagnate sulla mappa. Ma la struttura da “quasi open world” non è l’unica novità di Nioh 3, pur essendo probabilmente la più grossa.
Questione di “stile”

Un’altra introduzione interessante è sicuramente quella dei due stili di combattimento (Samurai e Ninja) alternabili in qualsiasi momento. È un po’ quello che è successo di recente con Assassin’s Creed Shadows, con una differenza. Nel gioco Ubisoft si potevano alternare due personaggi, ciascuno con la propria storia e caratterizzazione. In Nioh 3, invece, è il nostro unico personaggio giocabile a passare istantaneamente da uno stile all’altro, anche durante un combattimento. Anzi, ci sono mosse, come il contrattacco sulle mosse più pericolose dei nemici (quelle accompagnate da un’esplosione di luce rossa, come già visto in Nioh 2), che di base coinvolgono anche il cambio di stile.
Ma che differenza c’è tra questi due stili? È presto detto, e in gran parte è anche abbastanza intuibile: il Samurai è un po’ più lento e forte, mentre il Ninja è più rapido, ma meno devastante. Inoltre, lo stile Samurai si porta dietro due caratteristiche storiche del sistema di combattimento della serie Nioh: le tre diverse impugnature (alta, intermedia e bassa) per le armi e la fondamentale mossa del Ritmo Ki, che, se eseguita con il giusto tempismo, permette di recuperare una gran quantità del Ki (che poi è la stamina) speso per attaccare. Lo stile Ninja, invece, eredita l’uso del ninjutsu, con la possibilità quindi di usare shuriken e altri accessori tipici degli shinobi. Sia in stile Samurai che in stile Ninja è possibile affidarsi ai talismani della magia Onmyo, già abbondantemente conosciuti negli episodi precedenti della serie.
Se l’allargamento all’open world è una novità che ha fatto sicuramente bene alla serie (anche perché, come già detto, non va a togliere nulla, ma solo ad aggiungere), l’introduzione dei due diversi stili di combattimento forse non è altrettanto entusiasmante ed è molto probabile che tanti giocatori finiranno con lo scegliere uno dei due stili e farsi tutto il gioco con quello. Cosa che in effetti è consentita, e questo è assolutamente un bene. L’idea è che il cambio continuo di stile rientri in quel genere di caratteristiche utili soprattutto ai giocatori che vogliono padroneggiare il gioco al massimo, più per il gusto personale di “giocare bene” che per effettiva necessità. Che poi è un qualcosa che nella serie Nioh è molto presente anche nelle tantissime abilità e mosse sbloccabili, tutt’altro che necessarie a completare l’avventura, ma sicuramente molto utili se si vuole combattere con stile. Non un aspetto negativo, questo, intendiamoci.
Non è tutto oro quello che luccica

Se non fosse per il fatto che l’esperienza utente, soprattutto quando si tratta di barcamenarsi tra le tantissime possibilità di potenziamento, sviluppo e personalizzazione che il gioco offre, lascia alquanto a desiderare, cosa che già succedeva anche nei precedenti episodi. Ecco, da questo punto di vista, purtroppo, non c’è stato nessun miglioramento sensibile, in Nioh 3, che rimane molto poco intuitivo, in tanti suoi aspetti, esattamente come i suoi predecessori. E questa è una cosa da segnalare soprattutto a chi non ha giocato i primi due episodi ed è stuzzicato dall’idea di provare direttamente questo nuovo capitolo.
Attenzione: è una cosa fattibilissima e, volendo, anche consigliata. Ma che necessiterà dello stesso sforzo che è stato necessario ai giocatori del primo Nioh per imparare a potenziare le armi dal fabbro o ai giocatori di Nioh 2 per imparare a gestire i nuclei d’anima e tante altre cose. La stessa complessità tipica della serie è tutta abbondantemente presente anche in Nioh 3. Peccato perché ci sarebbe stato bene un po’ di snellimento di alcuni elementi.
Un altro aspetto in cui il gioco non apporta particolari miglioramenti rispetto ai suoi predecessori è quello estetico. Se vi piaceva lo stile grafico dei primi due Nioh, allora non troverete malvagio neanche quello di Nioh 3. Ma se, come chi scrive, pensate che la grafica della serie non aiuti la lettura del level design delle varie aree di gioco, allora purtroppo troverete questo stesso difetto anche nel nuovo episodio.
Ed è un peccato perché il level design di Nioh 3 (così come quello degli episodi precedenti) è molto buono dal punto di vista strutturale o tecnico, ma si perde purtroppo in uno stile grafico che lo rende molto meno chiaro di quello che potrebbe essere.
Evoluzioni? NO NEWS – BAD NEWS

Inoltre, sempre rimanendo nel campo della grafica, ma sfociando purtroppo anche nel gameplay, in questo caso, c’è da dire che il riciclo di elementi presenti negli episodi precedenti è probabilmente esagerato. Nemici, boss, collezionabili, ma anche tipologie di aree esplorabili e tante atmosfere arrivano direttamente da Nioh e Nioh 2 e la sensazione è che lascino pochissimo spazio alle novità, infondendo nel giocatore l’impressione che, forse, quasi non ce ne siano.
Davvero, è difficile imbattersi in un nemico di Nioh 3 che non sia stato già visto nei primi due capitoli. Per fortuna un po’ di boss nuovi li si incontra nelle missioni della trama principale, ma il grosso del gioco darà ai veterani una costante e forte sensazione di già visto. E i boss nuovi comunque non sono neanche particolarmente ispirati.
Rimane tutto di buona qualità, sia chiaro. Ma se a livello strutturale è stato fatto un gran lavoro con l’allargamento alle grandi mappe aperte e per il combattimento è stato fatto quantomeno un tentativo con l’introduzione dei due stili alternabili, a livello di gameplay generale e di grafica il gioco non fa neanche un centimetro in avanti. Il che non è necessariamente un male, perché chi ha gradito i primi due Nioh sa cosa aspettarsi anche da questo terzo episodio, ma il riciclo di nemici, tipologie di ambientazioni e situazioni di gioco un po’ si fa sentire.
Della trama meglio non dire niente per non spoilerare. No, si scherza. Più che altro è che si tratta di quella solita roba lì che non si capisce niente. Nomi e cognomi di comandanti giapponesi in lotta tra loro, ma forse anche amici, però col tradimento a sorpresa. Quella roba lì. Ovviamente con la presenza del mondo Yokai, ovvero i mostri del folklore giapponese, che rimangono sempre molto affascinanti. Decisamente meglio dei comandanti con nomi e cognomi.
Ah, niente da dire invece sull’aspetto tecnico: il gioco gira benone in modalità prestazioni su PS5 Pro (dove è stata effettuata la prova), garantendo un’ottima fluidità in modalità prestazioni, con pochissime saltuarie eccezioni in cui c’è qualche evidente calo di frame, senza per questo rinunciare a una qualità visiva più che accettabile.
La recensione in breve
Nioh 3 potrebbe anche essere considerato il miglior episodio di una bella e apprezzata serie di action soulslike che ha saputo intrattenerci alla grande negli ultimi nove anni. L’introduzione di una struttura da quasi open world avviene in modo indolore e porta un grande arricchimento all’esperienza complessiva di gioco, stuzzicando la curiosità esplorativa e garantendo perfino una superiore quality of life. Per il resto il gioco mantiene le sue qualità nel combattimento che strizza l’occhio ai giochi d’azione, nelle caratteristiche soulslike e nel sistema di loot alla Diablo. Purtroppo, però, il riciclo esagerato di elementi dagli episodi precedenti gli tarpa abbastanza le ali e, anziché fargli spiccare il volo, rispetto ai due capitoli precedenti, forse addirittura lo ridimensiona un po’. Niente di gravissimo, chi ha amato i primi due non potrà (e non dovrà) fare a meno di questo nuovo episodio, che gli piacerà sicuramente. Ma forse un pizzico meno di quanto avrebbe potuto.
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Voto Game-eXperience
