Nintendo torna all’attacco contro l’emulazione. Dopo mesi di apparente silenzio, l’azienda giapponese ha inviato una serie di notifiche DMCA per chiedere la rimozione di quasi tutti gli emulatori Nintendo Switch ancora attivi su GitHub. Il provvedimento coinvolge sia progetti principali sia fork derivati, segnando un’escalation rispetto alle azioni precedenti. L’iniziativa arriva dopo la chiusura di Yuzu e il tentativo di fermare Ryujinx nel 2024. Sebbene molti repository siano ancora online, la loro permanenza potrebbe avere i giorni contati.
WCCftech segnala che le notifiche hanno colpito emulatori come Eden e Citron su PC, oltre a Kenji-NX e MeloNx in ambito mobile. Anche progetti meno recenti o non più attivi, come Sudachi e Skyline, risultano coinvolti. Gli sviluppatori di Eden hanno confermato pubblicamente la ricezione della richiesta di rimozione. Al momento i repository restano accessibili, ma è probabile che vengano rimossi nelle prossime settimane se GitHub accoglierà formalmente le richieste.
Dal punto di vista legale, Nintendo fonda la propria azione sull’accusa di aggiramento delle protezioni tecnologiche della console (TPM), in particolare le chiavi crittografiche necessarie per decriptare i giochi. Anche se emulatori come Eden e Citron non includono tali chiavi né distribuiscono ROM, l’azienda sostiene che il semplice fatto di consentire l’esecuzione di copie non autorizzate violi il quadro normativo. Inoltre, Nintendo ribadisce che i giochi Switch possono essere utilizzati legalmente solo su hardware ufficiale.
Non è la prima offensiva di questo tipo. Nel marzo 2024 Nintendo ha fatto chiudere Yuzu, considerato l’emulatore Switch più popolare, mentre nell’ottobre 2024 ha avviato azioni contro Ryujinx. Dopo quelle operazioni erano nati nuovi progetti, spesso open source, che avevano raccolto l’eredità tecnica dei predecessori. Proprio per prevenire ulteriori chiusure, alcuni team avevano duplicato i repository su server privati, rendendo più difficile una rimozione totale dal web.
Sul piano strategico, diversi osservatori ritengono che l’obiettivo non sia soltanto l’emulazione dell’attuale Switch. Bloccare i progetti esistenti significherebbe rallentare il progresso tecnico su cui potrebbero basarsi emulatori di una futura generazione. Se gli sviluppatori sono costretti a ripartire da versioni meno avanzate o a ricostruire il lavoro da zero, i tempi per ottenere un’emulazione stabile — sia di Switch 1 sia di un’eventuale Switch 2 — si allungano sensibilmente.
Resta però il nodo pratico: l’emulazione è un fenomeno difficile da eliminare del tutto. La storia recente dimostra che, dopo ogni chiusura, emergono nuovi progetti e fork. Anche questa volta, mentre Nintendo intensifica la pressione legale, è probabile che altri sviluppatori raccolgano il testimone. Per gli studenti, il caso rappresenta un esempio concreto di conflitto tra tutela della proprietà intellettuale, sviluppo open source e conservazione digitale nel settore videoludico contemporaneo.
