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Nier Replicant Ver.1.22474487139… | Recensione

Nonostante siano passati più di quattro anni dall’uscita PlayStation 4 e PC di Nier Automata, mi ricordo perfettamente quello che espressi nei primi paragrafi della mia recensione parlando del prequel di Automata stesso: Nier è un gioco mediocre. Non voglio essere frainteso: a me il gioco piacque e non significa che un titolo che presenta diversi difetti non possa comunque appassionare o divertire (prendete i muosu che sono lontani dall’essere dei capolavori ma hanno la loro fetta di estimatori della quale faccio parte), ma mi venne difficile pensare che la creatura di Yoko Taro potesse essere consigliata al pubblico senza tener conto dei suoi evidenti limiti. Il mio giudizio sul gioco del 2010 sviluppato dal team CAVIA non si riferiva tanto alla componente narrativa (della quale parleremo tra poco) quanto al gameplay del titolo che presentava parecchie lacune sotto diversi punti di vista e sebbene nel tempo con l’acquisizione di maggiore consapevolezza ed esperienza abbia parzialmente rivalutato questa mia opinione, non nascondo che tuttora trovi Nier carente sotto diversi aspetti. A 11 anni di distanza dall’uscita del gioco originale e dopo il successo di vendite e di critica di Nier Automata, una riedizione di Nier Replicant è perfettamente sensata sia perché il successo ottenuto dalla collaborazione fra taro e Platinum games ha aumentato l’interesse del pubblico per i giochi del director giapponese, sia perché questa riproposizione promette di mettere mano ai difetti del titolo originale usandone i numerosi spigoli. La domanda che bisogna porsi è se quegli stessi difetti che il titolo originale presentava siano stati effettivamente corretti.

Nier Replicant Yonah

Facciamo un breve riassunto per chi fosse un attimo confiso dalla nomenclatura: il primo Nier, appartenete alla saga dei Drakengard creata da Taro e si ambienta successivamente al finale E del suo primo episodio, uscì in Giappone in due versioni chiamate Nier Gestalt e Nier Replicant. In Occidente uscì unicamente la versione Gestalt, che per comodità fu chiamata semplicemente Nier E che si differenziava da replicante per il protagonista: in Gestalt vi è il padre di Yonah mentre in Replicant esso è il fratello, ma dal punto di vista della trama e del gameplay i due giochi sono pressoché identici. Questa version up del gioco (termine che gli sviluppatori hanno usato per intendere un prodotto a metà strada fra una remastered ed un remake) rappresenta ancora più di Automata l’estro di Yoko Taro nel creare una narrazione che può destare inizialmente perplessità e poca chiarezza, ma che si sviluppa attraverso colpi di scena capaci di destabilizzare le certezze del giocatore e di inserire risvolti tutt’altro che a lieto fine. Il gioco si apre con un prologo ambientato nel 2053 dove potremo controllare un ragazzo intento a difendere la sorella Yonah dall’attacco di alcune creature d’ombra note come Shades, per poi fare un salto temporale di oltre 1400 anni (sì, il numero è giusto) ed impersonare il ragazzo intento ad accettare incarichi da tuttofare nel suo villaggio per poter guadagnare abbastanza per curare la sorella malata finché non viene a contatto con Grimoire Weiss, un antico libro animato e parlante dotato di un forte potere magico. E mi fermo qui nel raccontarvi la storia perché qualsiasi cosa possa dirvi sarebbe un ulteriore spoiler: il solo fatto che vi abbia detto del salto temporale fra il prologo e il primo atto è di per se uno spoiler perché sono andato a togliervi parte di quel senso di cripticità che si crea già fra il prologo e il primo atto. Quello che si può dire dal punto di vista narrativo è che Nier Replicant presentava già caratteristiche che sono state poi portate in Automata, fra le quali la necessità di rigiocare più volte la campagna principale per poter sbloccare i diversi finali, ma se Automata proponeva significative variazioni fra una run e l’altra in Nier Replicant l’esperienza in termini di gameplay rimane pressoché invariata.

Nier Replicant bullet hell

E passiamo proprio a parlare del gameplay, grande onta del titolo origniale e che in Nier Replicant constituisce probabilmente il lavoro più massiccio di remaking del titolo. Il battle system è stato notevolmente svecchiato rispetto all’originale, cercando di tendere a quel canone creato da Platinum con Automata, partendo da un rifacimento da zero delle animazioni, finalmente decisamente più fluide e capaci di trasmettere un feeling di maggiore reattività durante la lotta, soprattutto sulle schivate. Il sistema di combattimento corpo a corpo è però di per sé piuttosto elementare, privo di guizzi particolari o di meccaniche inusuali: ciò che da un po’ di colore ai combattimenti è la magia generata dalle pagine di Weiss che, similarmente ai Pod di Automata, può emettere una serie di sfere magiche contro l’avversario oppure generare degli attacchi più potenti da equipaggiare sui dorsali del pad. Ed esattamente come Automata, anche in Nier Replicant la telecamera si sposterà nello spazio in modo da dare l’impressione di essere di fronte ad un gameplay in continuo mutamento, passando da action-JRPG a bullet hell transitando per il platform. A proposito di platform, forse questa costituisce la meno riuscita delle fasi di gameplay di Nier Replicant dato che, nonostante le innegabili migliorie al movimento, il sistema di gestione del salto rimane piuttosto impreciso e poco divertente da affrontare. Nier Replicant è sempre stato un JRPG atipico, più che altro per la volontà del suo creatore di creare una parodia di questa tipologia di gioco sovvertendo concetti ormai radicati nei giocatori che vengono attivati in maniera inconscia. Ecco che quindi la pesca è un’attività priva di un reale scopo e noiosa da portare a termine ed il completamento di missioni secondarie non solo non è utile ai fini della progressione del personaggio, ma si limita a delle frustranti fetch quest condite da massicce dosi di backtracking. In questo consiste la mia parziale rivalutazione del gioco originale: Yoko Taro ha voluto mettere alla berlina le attività secondarie riscontrabili nella quasi totalità dei JRPG, ma allo stesso tempo pur comprendendo le ragioni che hanno portato Taro a strutturare in questa maniera le attività secondarie del suo gioco, non si può far finta che esse risultino e poi alla fine un mero riempitivo privo di qualsiasi valore ludico, che vanno completate nel caso si voglia platinare o millare il gioco; a ciò si aggiunge il fatto che il backtracking rimane un elemento molto presente anche durante la main quest e che alla lunga risulta piuttosto estenuante.

Nier Replicant Kainé

Anche un occhio meno esperto può notare come Nier Replicant sia un gioco di 11 anni fa: gli evidenti miglioramenti sia a livello di texture e complessità poligonale che di animazioni effettuata su molto personaggi rendono comunque il gioco visivamente piacevole, ma è evidente come il remake risulti essere tecnicamente arretrato per essere una produzione PS4/One uscita alla fine dei rispettivi cicli vitali e lo si percepisce dalle animazioni facciali non molto convincenti o dal lavoro molto meno soddisfacente realizzato sui poligoni degli Shades e dello scenario.