Nemmeno il successo di Stranger Things al cinema è bastato a far cambiare idea a Netflix sul ruolo delle sale. Il finale della serie è stato proiettato il 31 dicembre in oltre 600 cinema nordamericani, ottenendo riscontri molto positivi e nonostante l’assenza di dati ufficiali sul botteghino, l’evento ha generato fra i 25 e i 30 milioni di dollari in incassi collaterali legati a cibo e bevande. Numeri sufficienti a dimostrare che, se percepito come speciale, il pubblico è ancora disposto a tornare al cinema.
Ma come abbiamo accennato poco sopra, per Netflix questo successo della serie TV non rappresenta un punto di svolta strategico. Il caso Stranger Things conferma che l’esperienza cinematografica può funzionare anche per contenuti nati per lo streaming, soprattutto quando vengono presentati come eventi limitati. In questo caso, Gizmodo segnala che il finale ha persino superato altri titoli Netflix distribuiti in sala nel 2025 per ricavi indiretti, diventando il miglior risultato teatrale dell’anno per la piattaforma sotto questo profilo. AMC, una delle principali catene coinvolte, ha riportato che oltre metà degli spettatori ha scelto proprio i suoi cinema. Nonostante ciò, Netflix continua a considerare le sale come uno strumento secondario.
La posizione dell’azienda è coerente con quanto fatto negli ultimi anni: la distribuzione cinematografica viene utilizzata quasi esclusivamente quando serve per l’ammissibilità agli Oscar o come leva promozionale mirata. Non esiste, al momento, una volontà strutturale di adottare finestre lunghe o di sostenere il cinema come canale primario di sfruttamento commerciale. Il successo dell’ultimo episodio di Stranger Things viene quindi letto come un’eccezione, non come un modello da replicare.
Questo approccio assume un peso ancora maggiore alla luce delle indiscrezioni sull’acquisizione di Warner Bros. Discovery, valutata oltre 80 miliardi di dollari. Secondo fonti vicine a Deadline, Netflix starebbe considerando per i propri film una finestra cinematografica di appena 17 giorni prima dell’arrivo in streaming. Si tratterebbe di meno della metà dello standard di 45 giorni adottato da Warner Bros. e dalla maggior parte degli studios hollywoodiani. Una scelta che, se confermata, rappresenterebbe un forte disincentivo per il pubblico a recarsi in sala.
Le catene cinematografiche e gli esercenti vedrebbero una simile decisione come altamente penalizzante, perché ridurrebbe drasticamente il valore dell’esclusività cinematografica. Nonostante Netflix abbia dichiarato ufficialmente che, almeno per ora, tutto resterà “business as usual”, la sua storia recente suggerisce una visione del cinema sempre più marginale. In sintesi, Stranger Things dimostra che il pubblico risponde ancora alle sale, ma Netflix continua a puntare con decisione su un modello centrato quasi esclusivamente sullo streaming.
