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Lust from Beyond | Recensione

Lust from Beyond non è il gioco a tema Lovecraft che tutti aspettavamo – a causa della sua natura estremamente controversa è probabilmente il seguito di un titolo più criticato che osannato, Lust for Darkness. E’ tuttavia, tra le sue innumerevoli sfaccettature, un prodotto di cui sentivamo il bisogno, poichè sotto la sua patina di avventura smaccatamente erotica si può permettere di raccontare di temi che raramente i videogiochi trattano, distaccandosi dai classicismi e dai luoghi comuni dei titoli che prendono il loro immaginario dai racconti del celebre autore. Nonostante questo tratto pregevole, è bene premettervi che il titolo inevitabilmente tratta di contenuti delicati la cui visione sarebbe consigliata ad un pubblico adulto. Detto questo, pronti ad addentrarvi nel contorto e malato mondo di Lust from Beyond con la nostra recensione?

Lussuria dal profondo.

Sarebbe meglio evitare i fanatici della loggia Scarlatta, specialmente Rhea!

Come avrete intuito, Lust from Beyond si ispira profondamente ai racconti di H. P. Lovecraft e alle opere di Giger e Beksinski, rendendoci partecipi fin dall’inizio dell’esistenza del Culto dell’Estasi, una sorta di congrega di persone dedite al piacere che venera il mostruoso dio della lussuria lauv’Abrarc e pianifica di portarlo nel nostro mondo. Passiamo velocemente dai panni della misteriosa Amanda Moon a quelli di Victor Holloway, antiquario che soffre di allucinazioni e sembra affetto da una certa dipendenza sessuale. Nonostante la buona volontà del ragazzo, i suoi improvvisi attacchi minano il rapporto con la sua compagna, Lily. Sia per risistemare un rapporto allo stremo, sia per non metterla in pericolo dopo un evento inaspettato, Victor decide quindi di entrare in terapia con uno strano medico in una cittadina chiamata Bleakmoor. Tuttavia i sogni che lo opprimono si riveleranno più reali di quanto immaginasse e lo porteranno a mettersi in contatto col Culto, che gli rivelerà l’esistenza della dimensione di Lusst’Ghaa, dominio i cui abitanti vivono in costante euforia, guidati dal piacere ma anche dal dolore tratto dalla tortura degli altri. Victor si troverà in mezzo ad una guerra aperta tra Culto dell’Estasi e Loggia Rossa, quindi, a dover decidere se fuggire o assecondare i mostruosi deliri carnali del Culto.

Dolore dal (di)dietro.

I contorti e terrificanti scenari di Lusst'Ghaa lasceranno un segno nella psiche, vostra e del protagonista.

Lust from Beyond è un’avventura horror a sfondo erotico in cui non mancano i momenti espliciti in cui si parla di violenza e perversione, oltre che di sessualità – anche se tutto quanto visto a schermo non risulta mai gratuito o fornito per soddisfare il lato puramente voyeuristico del giocatore. Proprio per questo, prima di iniziare l’avventura (e ad ogni avvio della partita) veniamo avvertiti da molteplici schermate e ci viene offerta la possibilità di scegliere tra la versione originale senza censure ed una versione filtrata, in cui i contenuti disturbanti vengono preventivamente pixelati alla visione senza nulla togliere al gioco. Qualsiasi sia la nostra scelta, è bene sapere che nel titolo troveremo ogni tipo di riferimento, a partire dai più banali attrezzi erotici fino ad arrivari ai contorti scenari di Lusst’Ghaa, ispirati da Giger, in cui gli elementi meccanici si innestano in pieghe di carne appiccicose e contorte. Lo scopo principale non è però quello di eccitare il giocatore, quanto di suscitare un senso di orrido chiaramente percepibile come mostruoso e a tratti rivoltante – riuscendo a portare in scena con prepotenza il disturbante delirio provocato dalla divinità lussuriosa e aliena, che ovviamente non concepisce nel nostro stesso modo il “piacere” carnale ed i suoi derivati.
In Lust from Beyond, il nostro protagonista alterna fasi di veglia nel mondo reale a stati di allucinazione ambientati nell’irreale Lusst’Ghaa, a tratti indecifrabile e in cui gli obbiettivi non sempre sembrano di chiara lettura. Qui troveremo spesso manufatti dalle strane forme da incastonare in alcove o da combinare in maniera fantasiosa per farci strada nei livelli, a volte dovendo sfuggire ai nativi della realtà parallela – demoni dalle forme umanoidi le cui ronde appaiono fin dall’inizio abbastanza prevedibili. Stessa cosa dovremo fare nel mondo reale, facendoci strada tra semplici enigmi e imboscate tese da parte degli appartenenti alla Loggia, che vi braccheranno durante il percorso. Avremo a disposizione l’inventario tramite la pressione del tasto TAB e due indicatori, uno per la salute ed uno per la sanità mentale, di cui tenere conto nel corso del gioco: nel primo caso saranno gli avversari a provocarvi danni, mentre nel secondo sarà l’urto della visione di nefandezze, squartamenti e scene macabre. Più orrori vedremo nei panni di Victor, più il nostro protagonista uscirà di senno, presentandosi difficile da controllare: all’inizio noteremo solo distorsioni nell’immagine, ma mano a mano discenderemo nella pazzia anche i controlli subiranno delle modifiche, invertendosi. Nel caso il contatore della sanità mentale scenda a zero subiremo una morte immediata; tuttavia si potrà recuperare una certa quantità di sanità attraverso pillole e iniezioni disseminate nell’ambiente di gioco assieme a bende e kit di Pronto Soccorso. Più avanti nel gioco ci verrà introdotto il contatore per l’Essenza, l’energia di Lust’Ghaa che potremo prelevare e rilasciare in alcuni oggetti e che ci consentirà di aprirci la strada una volta entrati nella dimensione.
Ci sarà possibile “affrontare” i nemici anche rimanendo silenziosi e furtivi, accovacciandosi per non farsi scorgere o sentire; nelle fasi più avanzate avremo a disposizione una pistola ed un coltello come ultima spiaggia. Nonostante ci sia un abbozzo di combat system e persino un certo grado di elasticità nel sistema di furtività, l’IA dei nemici non fa faville e sembra passare dallo stato di acceso e vigile a quello di spento e inattivo con troppa facilità. Anche gli sparuti quick-time event presenti sembrano più tediosi che interessanti, spesso risultando fuori contesto. Lust from Beyond si distingue piuttosto per gli enigmi di difficoltà crescente che richiedono un’accurata esplorazione dell’ambiente di gioco, inizialmente per svolgere semplici mansioni come il completare un ordine al negozio od il reperimento di un volantino per effettuare una telefonata, agendo direttamente sugli oggetti o tramite l’inventario. Sotto questo punto di vista il titolo non perde efficacia ed il level design ci appare ben elaborato: i livelli sono grandi, certo, ma ancora gestibili e deliberatamente sviluppati in alto e in largo, sia per aumentare la difficoltà del gioco che per lasciare spazio a dettagli nascosti e segreti di vario genere. Se da un lato quindi abbiamo un buon sviluppo delle mappe – in cui difficilmente finiremo per perderci – dall’altro lato il gioco è afflitto da una certa difficoltà nell’individuare gli oggetti interattivi, difetto che ci spingerà ad avvicinarci per verificare l’utilità di ogni elemento visibile su schermo. Fortunatamente le fasi in cui avviene la ricerca sono tranquille e le combinazioni perlopiù intuitive: al giocatore viene lasciato tutto il tempo per muoversi e provare senza effettivi nemici al seguito. Col proseguire del gioco e con l’ottenimento di certi oggetti, anche gli enigmi si evolveranno di conseguenza, vedendo introdotti elementi con cui interagire in determinate maniere: una volta ottenuta la pistola ad esempio, sarà possibile risolvere i puzzle sparando ad alcuni oggetti. L’evolversi delle situazioni è ben studiato, ma piuttosto lento: verremo trascinati dalla strana cittadina di Bleakmoor (più simile ad una decadente Silent Hill) alla villa del Culto dell’Estasi, quasi un HUB centrale in cui interagire con NPC vari e riposare, fino al mondo di Lusst’Ghaa.
Le fasi meno piacevoli dell’avventura sono proprio quelle che si svolgono in quest’ultima dimensione, che risultano ripetitive a lungo andare, ed in cui i puzzle si risolvono sempre nella stessa maniera.

Anche un po’ di bruciore da davanti…

Gli elaborati interni della villa del Culto dell'Estasi.

Lust from Beyond è un titolo indipendente, realizzato con il motore Unity che lo rende versatile ma che al tempo stesso non riesce ad entrare in competizione con altri motori grafici di maggiore livello. Il comparto risulta altalenante: la villa del Culto ad esempio è ricca di dettagli, quadri e statue, di scenari e di texture ben fatte, shader ed effetti di illuminazione accattivanti. In compenso, risultano carenti in alcuni casi i modelli dei personaggi (spesso rifiniti grossolanamente) e alcune animazioni. Sopratutto nella città di Bleakmoor, stravolta dalle festività orgiastiche della Loggia Rossa, si può notare un consistente riciclo di texture e modelli, tra nemici e oggetti negli scenari. A volte queste imprecisioni sono nascoste egregiamente, e spesso le aree meno particolareggiate sono anche quelle che si attraversano rapidamente, o che sfruttano la minore illuminazione. Un plauso va invece alla realizzazione del mondo di Lusst’Ghaa, che riesce a trasmettere quella sensazione malsana e sinistra che ci si aspetterebbe da una realtà aliena.
Suoni ed effetti sono ben realizzati ed in tutto il gioco si può sentire il sottile silenzio interrotto dall’eco dei nostri passi. Quando veniamo inseguiti i toni della colonna sonora si fanno più concitati, mentre nel resto del tempo si sposa bene con l’atmosfera malata del titolo. Ottimo il doppiaggio in inglese e anche i dialoghi, che si sposano bene alle diverse situazioni. Lust from Beyond ha sottotitoli e interfaccia completamente in italiano, ed è completabile in poco più di otto ore, con due finali diversi per le vicende vissute da Victor.