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Little Nightmares II | Recensione

Il primo Little Nightmares, uscito nel 2017 sull’ormai old gen, riuscì a stupire praticamente tutti, anche gli stessi sviluppatori di Tarsier Studios in quel di Malmo, in terra svedese. Pochi infatti avrebbero pronosticato un successo di tale portata. Si parla di oltre due milioni di copie vendute per un titolo di caratura indie, anche se pubblicato dal colosso Bandai Namco, cifre che hanno spinto lo studio a realizzare un sequel delle avventure della piccola Six. Trascorsi anni dalla fuga della piccola protagonista dall’impermeabile giallo dalle grinfie delle Fauci, questa volta toccherà a Mono farsi strada fra nuovi luoghi tenebrosi ed inediti raccapriccianti nemici alla ricerca della Signal Tower per scoprire il mistero che si cela al suo interno. Se pensavate di essere finalmente sfuggiti dall’incubo con il primo capitolo preparatevi a ricredervi, Little Nightmares II non vi farà dormire sonni tranquilli.

Incubo ricorrente

Mono

Little Nightmares, assieme a Limbo e Inside, fa parte di una schiera di titoli che, in un modo o nell’altro, riprendono il lavoro compiuto nel lontano 1998 da Éric Chahi con Heart of Darkness per PlayStation 1, cioè dimostrare che anche un platform può terrorizzare il giocatore. In Little Nightmares II ritroviamo le stesse atmosfere cupe ed inquietanti del primo capitolo. Ancora una volta esploreremo un mondo strampalato che pare un gigantesco teatro dei burattini popolato da individui bizzarri e deformi degni, del miglior Henry Selick. Ed è proprio all’universo “weird” ideato dal regista di Nightmare Before Christmas e Coraline che l’universo di Little Nightmares trae larga ispirazione, non solo per quanto concerne il character design, ma anche e soprattutto per le ambientazioni e più in generale per l’atmosfera horror fanciullesca tangibile ad ogni angolo. Un Henry Selick colpito dallo stesso gioco a tal punto da accettare la proposta di dirigere un adattamento TV che vedremo con ogni probabilità nei prossimi anni.
Il primo Little Nightmares gettava il giocatore in un platform le cui meccaniche non stupivano certo per originalità, ma capace comunque di stregare in poco tempo per le sue ambientazioni, per i suoi personaggi e per la sua narrativa coinvolgente ed intrigante. Un’estenuante fuga da luoghi oscuri ed opprimenti da parte di una giovanissima protagonista, la cui tenerezza e fragilità si scontrava con la brutalità degli antagonisti in un chiaroscuro sopraffino, finendo per segnarla nel profondo nelle fasi finali. La colonna sonora era rarefatta e rimpiazzata da un sound design da brividi. Tutto questo ritorna in Little Nightmares II, in quello che è più di un semplice “more of the same”.

Mono-frequenza

foresta

Mono, il giovane protagonista di questo sequel, si sveglia nel mezzo di un bosco che ha tutto fuorché l’aria di essere un luogo sicuro e confortevole. Presto detto, ci ritroveremo all’interno di un’abitazione fatiscente che ricorda molto quella vista in Resident Evil 7 (possibile omaggio alla saga di Capcom?) abitata da uno spietato cacciatore dal volto incappucciato. Fortunatamente però non saremo i soli a dover fronteggiare il nostro temibile avversario: in una delle stanze della spaventosa casa troveremo una bimba, sola, intenta a giocare con un carrillon. Dopo averla rassicurata, la giovane ragazza deciderà di accompagnarci per il resto dell’avventura. La sua identità verrà presto svelata: trattasi di Six la protagonista del primo capitolo che, dopo essersi smarrita in seguito alla fuga dalle Fauci, riuscirà a ritrovare la propria strada proprio grazie a Mono. La varietà degli enigmi presenti in Little Nightmares II si espande quindi rispetto a quanto visto nel primo capitolo, includendo nuovi rompicapi in cui sarà necessaria la collaborazione fra i due giovani protagonisti, un’amicizia spontanea e profonda che riporta alla mente le struggenti sessioni di Gameplay di Ico. Se da una parte il gameplay di Little Nightmares è rimasto pressoché invariato, l’introduzione di nuovi oggetti, come la torcia o gli attrezzi da lavoro, aggiungono un tocco di fantasia in più soprattutto in alcuni momenti in cui non basterà semplicemente nascondersi o saltellare da una piattaforma all’altra, ma anche ricorrere all’ingegno e alla violenza. Rivisitato anche il principio di “trial and error” introdotto nel primo capitolo, qui ancor più accentuato dalla presenza di molte più trappole e trabocchetti che, oltre a farvi saltare dalla sedia, vi costringeranno a ripetere più volte alcune sezioni, non tanto per la difficoltà in sé degli enigmi che dovranno affrontare Mono e Six, quanto per un risposta dei comandi non sempre brillante. Oltre al già citato bosco, in Little Nightmares II vi troverete a dover fare i conti con nuove location da brividi, tra cui un collegio popolato da ragazzini indisciplinati e da una maestra a dir poco intransigente, ed un istituto ospedaliero invaso da manichini con una spiccata passione per il vagabondaggio notturno.

Il teatro degli orrori

collegio

Oltre che un semplice platform, Little Nightmares II è prima di tutto un’esperienza audiovisiva terrificante e immersiva, fatta di atmosfere cupe e inquietanti che non vi consentiranno di rilassarvi nemmeno durante le fasi meno concitate di gioco. Per tutta la durata dell’avventura (non così cospicua per la verità, ma comunque più consistente rispetto al primo capitolo) sarete spettatori di una macabra rappresentazione in cui l’ignoto e il misconosciuto prevalgono sui risvolti di trama, disorientando e terrorizzando il giocatore senza però cadere mai nella banalità del già visto o dei meri jumpscare. Ancora una volta l’Unreal Engine 4 viene sfruttato sapientemente per ricreare ambientazioni d’effetto anguste e tetre, grazie anche ad una regia dinamica e all’utilizzo della tecnica del miniature faking che vi farà sentire ancora più piccoli e indifesi. Nonostante in Little Nightmares II si proceda perlopiù orizzontalmente, non si ha quasi mai la sensazione di essere in un mondo bidimensionale, bensì in una gigantesca casa delle bambole decisamente non adatta ai bambini in tenera età. L’aspetto però più riuscito e fondamentale di Little Nightmares 2 è certamente l’ottimo comparto audio, coadiuvato da rumori, sussurri e suoni dannatamente realistici che contribuiscono a rendere l’esperienza ancor più spaventosa. Lodevole inoltre la scelta di riproporre il gioco ad un prezzo comunque budget nonostante la fama raggiunta (soli 29,99€).

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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