La recente riorganizzazione interna di Ubisoft potrebbe avere conseguenze profonde sul futuro della società. Secondo l’analista e giornalista Christopher Dring, la scelta di suddividere l’azienda in Creative House autonome rende il gruppo più flessibile e meglio predisposto a eventuali vendite o chiusure mirate, un approccio che rispecchia un mercato sempre più orientato alla specializzazione. In questo contesto, l’ipotesi di una cessione totale della società appare poco realistica, ma al contrario singole parti del business potrebbero risultare molto appetibili.
La nuova struttura sembra quindi pensata anche per scenari di dismissione selettiva. Alla base dell’analisi c’è l’idea che poche aziende sarebbero oggi interessate ad acquisire Ubisoft nella sua interezza, data l’ampiezza e la varietà delle sue attività. La suddivisione in Creative House consente invece di isolare aree specifiche del catalogo e del know-how, rendendole più facilmente valutabili e trasferibili. In caso di necessità, questo permetterebbe di intervenire senza compromettere l’intero gruppo.
Un esempio citato da Dring riguarda Netflix, che negli ultimi anni ha mostrato interesse per giochi casual e accessibili a un pubblico familiare. In quest’ottica, un marchio come Just Dance si inserirebbe perfettamente nella sua strategia. Ubisoft potrebbe quindi cedere una Creative House focalizzata su questo tipo di produzioni a un soggetto esterno con obiettivi coerenti.
Lo stesso ragionamento vale per altre proprietà intellettuali. Esistono editori che guarderebbero con grande interesse a IP più specialistiche come Anno o Prince of Persia, mentre gruppi di dimensioni maggiori potrebbero puntare su franchise di peso come Splinter Cell, The Division o Ghost Recon. La struttura modulare rende queste operazioni teoricamente più rapide e meno complesse.
Secondo Dring, questa impostazione riflette una realtà più ampia: non esiste un’unica “industria dei videogiochi”, ma molte industrie diverse che convivono. Ubisoft opera in numerosi segmenti contemporaneamente e, in un’epoca in cui il focus è diventato centrale, questa ampiezza può trasformarsi in un limite. La nuova organizzazione, proprio per questo, appare come uno strumento strategico che prepara l’azienda a un futuro fatto di scelte mirate, razionalizzazione e, se necessario, disinvestimenti selettivi.
Segnaliamo che il valore delle azioni di Ubisoft è crollato dopo l’annuncio della ristrutturazione.
By splitting itself into creative houses, Ubisoft could (if it comes to it) more easily sell-off (or close) parts of its business.
There is unlikely to be many companies that would want to buy the entire of Ubisoft. But certain parts of it…
Take Netflix. Part of that…
— Christopher Dring (@Chris_Dring) January 24, 2026
