Negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulle difficoltà di Ubisoft e sulle cause del crollo delle sue azioni. Alcune voci hanno puntato il dito contro le politiche di Diversity, Equity & Inclusion (DEI), accusate di aver indebolito l’azienda. A intervenire è stato però un ex dipendente, che ha definito queste affermazioni pura disinformazione. Secondo lui, la DEI non solo non ha danneggiato Ubisoft, ma ha contribuito a migliorare diversi aspetti interni. Il vero problema, sostiene, va cercato altrove.
DEI è l’acronimo di Diversity, Equity & Inclusion e indica un insieme di pratiche volte a rendere gli ambienti di lavoro più inclusivi, sicuri e aperti a persone provenienti da contesti diversi. Kensuke Shimoda, ex game designer di Ubisoft Osaka attivo tra il 2021 e il 2024, ha spiegato che all’interno dell’azienda i sostenitori della DEI avevano un’influenza limitata. Lontano dall’essere un fattore dominante, questo approccio avrebbe invece portato benefici concreti, come un clima lavorativo migliore e una maggiore capacità di espansione in mercati emergenti come Sud America e Medio Oriente.
Il forte calo del valore delle azioni Ubisoft, culminato in un minimo storico dopo l’annuncio di una pesante ristrutturazione con cancellazioni e rinvii di numerosi progetti, non sarebbe quindi collegato all’inclusività. Shimoda attribuisce le difficoltà a quella che definisce “sindrome della grande azienda”: un insieme di problemi tipici delle multinazionali molto strutturate, come il rallentamento dei processi decisionali e il progressivo indebolimento dei reparti creativi e di marketing.
Un altro nodo critico riguarda la gestione del personale dirigente. Secondo l’ex sviluppatore, il basso turnover e le limitate possibilità di carriera hanno portato a una carenza di figure senior con esperienza specifica in ambiti chiave come online, mobile e free-to-play. A questo si aggiungono difficoltà organizzative legate alla natura di Ubisoft come azienda francofona con studi distribuiti a livello globale, una condizione che ha creato distanza operativa e comunicativa tra le sedi.
Shimoda avverte che scaricare la colpa sulla DEI sarebbe un segnale estremamente negativo. Ignorare i problemi strutturali reali e adottare spiegazioni semplicistiche rischierebbe di compromettere definitivamente la capacità di Ubisoft di affrontare le proprie criticità. In questa lettura, le politiche di inclusività non rappresentano la causa della crisi, ma uno degli aspetti che hanno funzionato meglio in un contesto aziendale segnato da difficoltà ben più profonde.
「Ubisoftといえば、いわゆる「DEI」に傾倒しているといわれるゲームメーカーの一つです。」
元従業員ですがそんな事実はありません。企業が特定の価値観に「傾倒」って言ったら何かを強制されるレベルのことだと思いますがそんなこと一切ありませんでした。 https://t.co/kDl73pBPo3
— 下田賢佑(First Mammal) (@kensukeShimoda) May 25, 2025
