La comunicazione istituzionale e la cultura videoludica si sono incrociate in modo controverso dopo la pubblicazione di un video da parte del profilo ufficiale della Casa Bianca. Il filmato utilizza una sequenza tratta da Call of Duty: Modern Warfare 3 per introdurre immagini reali di bombardamenti in Iran, creando un montaggio che ha rapidamente attirato l’attenzione e sollevato critiche. Il video è apparso online circa quattro giorni dopo che gli Stati Uniti avevano partecipato insieme a Israele a una serie di attacchi aerei contro obiettivi iraniani.
Il contenuto pubblicato sui social dura circa un minuto e mostra diversi spezzoni di attacchi militari contro varie località iraniane. All’inizio compare una clip del gioco Call of Duty: Modern Warfare 3 del 2023, in cui un giocatore attiva una killstreak MGB, una ricompensa nascosta che si ottiene dopo aver eliminato 30 avversari consecutivi senza morire. Nel videogioco questa mossa richiama un devastante attacco missilistico che termina la partita. Subito dopo, nel video della Casa Bianca, compaiono immagini reali di missili e bombardamenti condotti dagli Stati Uniti. Il filmato è stato accompagnato dalla didascalia: “Courtesy of the Red, White & Blue”.
Kotaku riporta che la scelta comunicativa ha suscitato polemiche perché associa un elemento tipico del gameplay di uno sparatutto a un conflitto reale che ha già provocato numerose vittime. Secondo varie fonti, gli attacchi contro l’Iran hanno causato centinaia di morti, tra cui civili. Tra gli episodi più drammatici citati nelle cronache c’è quello del 28 febbraio, quando un missile ha colpito una scuola elementare femminile a Shajareh Tayyebeh, causando la morte di diversi bambini. Né gli Stati Uniti né Israele hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco; il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’episodio è oggetto di indagine, ribadendo che gli Stati Uniti non prendono di mira civili.
Un altro elemento significativo riguarda il silenzio delle aziende coinvolte indirettamente. Al momento della pubblicazione del video, né Activision, sviluppatore della serie Call of Duty, né Microsoft, proprietaria dell’editore tramite Xbox, hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’uso di una loro proprietà intellettuale in questo contesto.
L’episodio non è isolato. Negli ultimi anni l’amministrazione guidata da Donald Trump ha utilizzato più volte riferimenti alla cultura videoludica nei contenuti governativi ufficiali. Nel settembre 2025, ad esempio, il Dipartimento per la Sicurezza Interna pubblicò un video che mostrava agenti dell’ICE e della Border Patrol mentre arrestavano persone con una musica tratta dalla serie Pokémon in sottofondo. Poco dopo fu diffusa anche un’immagine ispirata a Halo, con il personaggio Master Chief alla guida di un veicolo Warthog e le frasi “Finishing the fight” e “Destroy the Flood”, utilizzate per paragonare gli immigrati agli alieni della saga fantascientifica.
Nello stesso periodo apparve sui social della Casa Bianca anche un’immagine generata con intelligenza artificiale che mostrava Trump con l’armatura verde di Master Chief. Questi contenuti hanno alimentato il dibattito sull’uso della cultura pop e dei videogiochi nella comunicazione politica e istituzionale. Alcuni sviluppatori del settore hanno espresso forte disapprovazione: Marcus Lehto, co-creatore di Halo, ha definito uno di questi post “assolutamente ripugnante”, dichiarando che vedere il franchise usato in quel modo lo aveva fatto “stare male”.
Il caso del video con Call of Duty riporta quindi al centro della discussione un tema più ampio: fino a che punto è appropriato utilizzare elementi della cultura videoludica per raccontare o promuovere operazioni militari reali. La vicenda mostra anche quanto i videogiochi, ormai parte centrale della cultura contemporanea, possano essere impiegati in contesti che vanno ben oltre l’intrattenimento.
Courtesy of the Red, White & Blue. pic.twitter.com/kTO0DZ56IJ
— The White House (@WhiteHouse) March 4, 2026
