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Kena: Bridge of Spirits Recensione

Ci siamo immersi nel fantastico mondo di Kena: Bridge of Spirits, il primo lavoro di Ember Lab per quanto riguarda il mondo dei videogiochi. Le aspettative su Kena: Bridge of Spirits erano altre ma vi era una consapevolezza nei riguardi dell’opera che da un lato rappresenta l’entrata in scena di un team relativamente giovane come Ember Lab e dall’altra si propone come titolo indipendente ed auto-pubblicato. Circostanze che spesso mostrano il fianco a debolezze strutturali capaci di compromettere le migliori delle idee. Bene, possiamo dirvi già da adesso che non è questo il caso, Kena: Bridge of Spirits è una meravigliosa sorpresa, scopriamo insieme perché. 

Un’avventura spirituale

Kena: Bridge of Spirits
L’avventura di Kena ha inizio in un villaggio abbandonato

Quella vissuta in Kena: Bridge of Spirits è un’avventura come non se ne vedevano da tempo. Il contesto spirituale amplifica le meraviglie, il mistero ed i colori che vanno a comporre l’opera di Ember Lab, un groviglio di sensazioni che spaziano tra il mistico ed il fantastico, accompagnati dalla dualità tra bene e male espressa attraverso quel delicato processo idealizzato in molte opere: il passaggio aldilà. Kena è una guida spirituale e, come i suoi antenati prima di lei, ha il compito di accompagnare le anime dei defunti che non riescono ad abbandonare questo mondo, liberandoli dai rancori terreni per “passare oltre”. Su questo filo che separa la vita dalla morte, l’esistenza terrena dal mistero più affascinante dell’universo, il mondo di Kena: Bridge of Spirits si srotola davanti ai nostri occhi sottoforma di spiritualità incastonata in una meravigliosa foresta che richiama fortemente gli usi ed i costumi orientali senza però scadere nel mero tributo. Kena: Bridge of Spirits riesce infatti ad affermare la sua identità sin da subito e lo fa mettendo il giocatore all’interno di un mondo solido e ben radicato, capace di conciliare dolcemente level design e lore senza quelle dissonanze che spesso rischiano di annacquare l’esperienza di gioco. La scelta dei colori è anch’essa interessante, in Kena: Bridge of Spirits abbiamo una forte dominanza del blu, il colore dell’anima, e del verde, il colore della vita, un accostamento che va a simboleggiare i temi trattati anche in questo caso in maniera sottile, composta ma allo stesso tempo rigogliosa e prorompente. Come in ogni storia che si rispetti, la necessità di un elemento in contrasto con l’armonia del mondo diventa fondamentale, a giocare il ruolo dell’antagonista troviamo dunque la corruzione, un male che corrompe le anime di coloro che non accettano la propria morte. Il compito della guida spirituale è quello di sradicare il male che attanaglia le anime piene di rimorso e rancore liberandole dai vincoli che le trattengono ancora in questo mondo. 
La nostra avventura in Kena: Bridge of Spirits comincia in un antico villaggio abbandonato e completamente avvolto dalla corruzione, sarà dunque compito di Kena capire cosa sia successo al Villaggio per poter continuare il suo percorso di guida spirituale. Ad accompagnarci troveremo diversi personaggi che anche in questo caso vanno ad incastrarsi benissimo all’interno dell’ecosistema di gioco, alimentando la sorprendente sintonia che rende Kena: Bridge of Spirits un’opera affascinante e ricca di ispirazione. 

Panta Rhei 

Kena: Bridge of Spirits
Diversi personaggi secondari ci accompagneranno nel nostro viaggio

Come un dolce torrente di montagna, Kena: Bridge of Spirits scorre placidamente, non si affanna, non esplode ma allo stesso tempo non si ferma mai. Ad accompagnare una storia composta, ricca di misteri e meraviglie, troviamo un gameplay semplice ma efficace che propone delle meccaniche da platform classico con quel pizzico di metroidvania che non fa mai male ed un combat system forse troppo semplice che mostra il fianco a qualche debolezza strutturale. In casi come questo la più grande paura riguarda proprio il gameplay, non sempre infatti gli sviluppatori, soprattutto in casi come Kena: Bridge of Spirits, riescono a tradurre in gioco le proprie idee e le proprie ambizioni. Siano essi limiti dovuti all’inesperienza o al budget limitato, prodotti come Kena: Bridge of Spirits non possono fare a meno di qualche debolezza. In questo caso abbiamo notato qualche difficoltà nella gestione delle animazioni e nei movimenti che possono far storcere il naso durante le prime battute di gioco ma che, una volta assimilate, diventano quasi naturali. Kena combatterà e lo farà con diverse armi ed espedienti sebbene il combat system ruoti sempre e comunque su parata/schivata e colpo leggero/pesante. Qualche margine di miglioramento anche nell’impatto dei colpi ma nulla di abbastanza serio da compromettere l’esperienza di gioco. 
 
Ad accompagnare Kena nel suo viaggio troveremo i “Rot”, ovvero le creaturine più bellepucciose e coccolose che vedrete quest’anno. Questi piccoli esserini neri non saranno soltanto un orpello alla delicatezza del titolo ma avranno un ruolo centrale nel gameplay. Sarà infatti possibile impartire dei comandi ai Rot per avanzare nel mondo di gioco ma anche in combattimento con diverse abilità che li coinvolgono direttamente. I Rot costituiscono un bellissimo ponte tra collezionabili e gameplay, trovarli tutti sarà infatti opzionale ma maggiori Rot ci accompagneranno Kena nel suo viaggio, maggiore sarà la sua potenza. Kena: Bridge of Spirits non lascia nulla al caso, anche quando parliamo dei Rot e della loro implementazione in termini di gameplay e combat system. Essendo infatti creature molto timide e timorose, sarà nostro compito raccogliere il “coraggio” da infondere nei Rot durante il combattimento, una maniera davvero sublime di integrare una meccanica di gioco come il mana all’interno dell’economia di gioco. Seguendo questa linea di pensiero troviamo anche il “Karma” ovvero i punti da spendere nel miglioramento delle abilità ottenibili tramite il completamento di obiettivi secondari o interazioni ambientali di varia natura, anche in questo caso il Karma va ad integrarsi benissimo con le tinte spirituali del gioco senza creare nessuna dissonanza di sorta. Tuttavia non fatevi illudere dai toni idilliaci, teneri e cristallini, Kena: Bridge of Spirits sa essere un gioco punitivo e metterà in campo diverse tipologie di nemici per dimostrarlo. Diversi nemici richiedono diversi approcci, alcuni dalla distanza, altri invece andranno affrontati tra parry e rot, insomma, Kena: Bridge of Spirits offre anche in questo caso un’esperienza di gioco più che esaustiva. 

La bellezza dello spirito 

Kena: Bridge of Spirits
Il legame tra Kena ed i Rot è fondamentale nello sviluppo del titolo

Passando al comparto tecnico, Kena: Bridge of Spirits si rivela un titolo davvero meraviglioso, una perla di stile e di resa grafica capace di riempire gli occhi di meraviglia. Durante la nostra prova su Playstation 5 abbiamo provato le due modalità di gioco proposte, la modalità Fedeltà che porta la risoluzione sui 4K nativi ma con il frame-rate bloccato sui 30FPS e la modalità Performance che upscala i 4K ma favorisce il frame-rate portandolo sui 60FPS. Il nostro consiglio è quello di optare per la modalità performance in quanto la fluidità di gioco, oltre ad essere fondamentale per godere al meglio l’esperienza, non compromette in maniera evidente la qualità grafica. Qualche incertezza anche sul piano tecnico nella versione Playstation 5 per quanto riguarda l’anti-aliasing non sempre performante, anche in questo caso si tratta di minuzie che difficilmente muoveranno gli equilibri stabiliti in precedenza. Oltre a riempirci gli occhi di meraviglie, Kena: Bridge of Spirits ci accompagna con una colonna sonora sognante e mai fuori luogo che riesce benissimo ad enfatizzare le varie situazioni di gioco. Ad arricchire ancora di più l’esperienza, Kena: Bridge of Spirits propone delle scene di intermezzo in CGI che non hanno nulla da invidiare ai film di animazione più famosi, ricordiamo che Ember Lab, prima ancora di fare videogiochi, si occupava e continua ad occuparsi della realizzazione di corti in CGI, diciamo che in termini di cutscenes giocano in casa, e si vede. Durante la nostra prova abbiamo passato più tempo del necessario nella photo mode, un modo sempre interessante per immortalare i momenti più belli eppure anche in questo caso si sarebbe potuto fare qualcosa in più in termini di personalizzazione ed impostazioni.  
 
Tirando le somme, Kena: Bridge of Spirits si è rivelato come una piacevolissima sorpresa, un titolo a prezzo budget che sfida con la sua semplicità i big del settore e lo fa incastonando una serie di piccole gemme che si muovono in completa armonia tra loro in un legame fortissimo tra arte e gameplay dove ogni piccolo dettaglio viene contestualizzato in maniera coerente. Sentiamo dunque di poterlo consigliare senza alcuna riserva, uno dei must play del 2021. 

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Alessandro Di Liberto

Alessandro Di Liberto

Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.

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