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Home»Articoli»Recensioni»Keeper Recensione, un viaggio psichedelico: fantasia pura!

Keeper Recensione, un viaggio psichedelico: fantasia pura!

La recensione di Keeper, avventura puzzle caratterizzata da design folli e meravigliosi, e due colorati protagonisti… fuori dall'ordinario!
Lorenzo MangoBy Lorenzo Mango17 Ottobre 2025
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Dopo South of Midnight e in attesa che The Outer Worlds 2 atterri sano e salvo, dagli Xbox Studios è arrivato un titolo che definire “particolare” sarebbe un eufemismo. Keeper è la visione onirica di uno sciamano, il sogno lucido di un artista in blocco, il risultato di una pizza peperoni, salsiccia e cipolle mangiati alle 23.00 prima di andare a dormire. Dalle premesse al finale, lungo tutti gli snodi della sua breve trama l’esperienza firmata Double Fine Production tiene fede alla “legacy” ideale di Psychonauts, nonostante i singoli attori nel team di sviluppo siano differenti, e ci ha sorpresi più di quanto ci aspettassimo, lasciandoci a bocca aperta di fronte a panorami impossibili e situazioni via via sempre più assurde, palesemente allegoriche (ma non chiedeteci di cosa, per favore); e soprattutto, è riuscito a farci quasi commuovere, di fronte alle vicissitudini di un faro semovente, e di uno strano uccello verde.

Il faro, l’uccello e la montagna che li osserva…

Keeper recensione

Keeper non ha testi: né scritti né parlati. Eppure, racconta una storia comprensibile, lunga circa 5 ore che abbiamo passato scoprendo via via sempre più dettagli sui protagonisti, sul mondo che attraversano e sulle creature che ci vivono dentro. Nonostante la mancanza di verbo, il titolo Double Fine è più che capace di farsi capire a chi vorrà comprenderlo, discorrendo con potenti immagini e panorami, colori, animazioni, scelte registiche particolari e a volte persino un pizzico sorprendenti. Inizia tutto con uno stormo in fuga da un nugolo di insetti palesemente nefandi, che costringono il volatile in coda a un atterraggio d’emergenza sulla cima di un faro in rovina.

Fortunatamente, la luce dell’edificio si accende all’improvviso, potentissima, proprio quando la nebbia nera e chitinosa stava per colpirlo e allontana gli aggressori, dissolvendoli. Fortunatamente? Non proprio: volutamente, piuttosto. Il faro inizia a dondolare. Prima piano, poi sempre più vistosamente e siamo noi, col joystick in mano, a controllarne il movimento. Finché non crolla rumorosamente, dal fondo spuntano strane radici che si legano a pietra, terra e legno, il faro rotola giù dalla collina e… si mette in piedi.

I primi passi sono incerti, l’equilibrio è difficile da mantenere. Comprensibile, per un oggetto precedentemente inanimato, o no? Poi però piano piano ce la fa: un po’ granchio un po’ ragno, sempre esilarante nel suo incedere dinoccolato. Poco importa: la volontà è forte, e la missione si palesa abbastanza in fretta: il nostro faro vuole raggiungere a tutti i costi la cima d’una montagna altissima, che però non è il classico ammasso di rocce e terriccio della vita reale. Un occhio enorme si apre infatti su di noi e sul pennuto che, nel frattempo, ha capito di essere al sicuro di fianco al faro e spera di poter ritrovare il suo stormo. Fasci di luci, colori come da aurora boreale sgorgano dal gargantuesco bulbo, che però alla fine si richiude, sparisce e pare averci detto “ti aspetto, vieni”. E noi andiamo.

Finder, keeper (Chi trova, tiene)

Keeper recensione

“Chi trova tiene” si dice, o in inglese “Finder, Keeper”, che è la stessa cosa. Questo, per quanto sia interpretabile anche diversamente, è il concetto su cui secondo noi si basa l’avventura del faro misterioso, anche se ci vuole un po’ per capirlo e bisogna mettere insieme un bel po’ di pezzi apparentemente slegati. Perciò, in effetti siamo ancora ignari, dopo la misteriosa conclusione, di quale sia il vero destino del luminoso eroe, incerti sulla lettura che abbiamo dato agli eventi (non accade forse lo stesso osservando un quadro?). Tuttavia, qualunque cosa fosse (un alieno? Un essere multidimensionale? Chissà) il faro di Keeper, o meglio, la luce che splende sulla sua sommità dimostra peculiari doti di adattamento all’ambiente che la circonda nel corso della trama, ed è in grado, col giusto tempo, di assorbire i materiali che la circondano per trasformarli in un corpo funzionale alla sua missione. Appunto, “finder, keeper”.

Non intendiamo spoilerarvi nulla degli eventi, la cui scoperta è stata per noi una sorpresa gradita più varia del previsto, sia concettualmente che nelle implicazioni di gameplay. Vi basti sapere che c’è di più oltre il faro e il ritmo della narrazione, così come la complessità delle location e dei puzzle che contengono, si fanno via via più interessanti e imprevedibili di ora in ora.

Keeper recensione

Quanto alla summenzionata allegoricità dei temi e dei contenuti di Keeper, le possibilità interpretative si ramificano ulteriormente. Il fatto che il tempo e il suo scorrere siano fondamentali, più volte citati e utilizzati come espedienti narrativi e persino ludici potrebbe indicare la volontà degli sviluppatori di raccontare una fiaba che ha come morale l’adagio “tempus fugit”, il tempo “scappa”, e in tal senso l’adattabilità del protagonista, la sua capacità di non arrendersi alle avversità e lo sfruttamento di “ciò che trova”, valorizzato e combinato, per incedere fino alla conclusione calzano a pennello. Che dire poi del comprimario pennuto, indispensabile per risolvere gli enigmi e i puzzle ambientali, è anche un tassello importantissimo che si inserisce nel quadro emozionale di Keeper e insegna il valore della fiducia, del reciproco aiuto di fronte alle “tempeste” dell’esistenza.

O magari niente. Magari Keeper è solo la storia di un faro che si sveglia senza nessun motivo e, aiutato da un pennuto, scala una montagna per raggiungere un enorme occhio da un altro piano della realtà. Ci sarebbe qualcosa di male? Le suggestioni che evoca, il mondo che costruisce pezzo a pezzo, dettaglio su dettaglio, dalla scala grande, mastodontica a quella piccola, alla piccolissima persino, ne ricevono danno, perdono di intensità o forza espressiva? Assolutamente no, ed è questa l’altra, grande forza di Keeper. Che se anche fosse tutto un sogno a occhi aperti, se non avesse alcun senso resterebbe comunque un esercizio di stile che val la pena osservare e studiare.

Puzzle semplici legati a immagini e concetti potenti: la ricetta perfetta!

Abbiamo lasciato per ultima l’analisi del gameplay e non, anche se sarebbe lecito pensarlo, perché sia meno importante del resto. In effetti, è semplice, ridotto davvero all’osso e intuitivo, impegnativo quel tanto che basta per spingerci a mettere insieme gli elementi di un mondo pazzo e pieno di cose, cosette e cosine che si muovono, dondolano, suonano e in generale vivono sotto allo schermo, in modi creativi e fantasiosi, mai astrusi o incomprensibili. E’ coerente, ci viene da dire, con l’intento principale di Keeper di mettere in scena un teatro di meraviglie caleidoscopiche e suggestioni pazze, nature aliene e civiltà decadenti, sopravvivenza, sforzi e rivincita, oltre ogni ragionevole aspettativa. Il gameplay di Keeper insomma non cerca di aggiungere forzatamente elementi che finiscono per stridere con il suo flow rilassato e rilassante, non spreca il nostro tempo con lungaggini o backtracking. E’ “onesto”, lineare, funzionale e ben collegato con la storia e i suoi protagonisti, la cui collaborazione è tanto elementare quanto “perfetta”.

Tecnicamente parlando, con Keeper non griderete al miracolo: niente fotorealismo, nessuna tecnica strana adoperata per far muovere un modellino di cera e lacrime in stop motion, nossignore. C’è “solo” (si fa per dire) una direzione artistica in stato di grazia, capace di evocare panorami strani e stranianti in perenne movimento, degni di più screenshot. Una grafica in stile cartoon, con elementi che possono richiamare uno stile un po’ “pittorico”, che treae enorme beneficio da un sistema di illuminazione impeccabile e capace di dare corpo e volume a ogni tipo di ambiente, da quelli ampi e aperti a quelli claustrofobici di grotte e affini. E poi, uno studio delle inquadrature, tutte fisse e non regolabili (anche perché con l’analogico dx si muove la luce del faro), eccellente; pensato per valorizzare l’impatto delle singole scene, certo, ma anche per rendere più leggibili gli enigmi e intuitiva la progressione. Non che ci si possa perdere: gli sviluppatori ci hanno tenuto a specificare che Keeper è un viaggio da fare senza preoccuparsi di morire per un errore, o di dover ripetere una sezione già completata.

La recensione in breve

8.0 Intrippante

Onestamente parlando, non ci aspettavamo che Keeper ci piacesse così tanto. La genetica di Double Fine, però, ha fatto il suo dovere e il titolo è un’interessante esperienza psichedelica, dove la fantasia dell’assurdo regna sovrana ma tutto, come per magia, ha perfettamente senso. La magia però c’entra poco: è tutto ben studiato e incastrato con mestiere, dai puzzle semplici, ma comunque intrattenenti e coerenti con i setting, e con le abilità variegate del faro e del suo amico volatile. A scanso di equivoci: non è l’ultimo gioco che giocherete mai, o il titolo da portare con sé su un’isola deserta. Però funziona, “intrippa” bene, e fa girare le rotelle della fantasia. Vi pare poco?

  • Voto Game-eXperience 8
  • User Ratings (0 Votes) 0
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