I nuovi documenti desecretati sul caso Epstein continuano a far emergere dettagli inaspettati. Tra questi figura anche un episodio legato al mondo dei videogiochi: nel 2013, Jeffrey Epstein venne bannato in modo permanente da Xbox Live, con la decisione che fu comunicata ufficialmente da Microsoft tramite email. E non si trattò di un caso isolato o mirato esclusivamente alla sua persona.
Secondo quanto riportato nei documenti, Epstein ricevette il 19 dicembre 2013 un’email ufficiale da Microsoft con oggetto “Xbox LIVE – Notification of Enforcement Action”. Nel messaggio, l’azienda comunicava la sospensione permanente dei privilegi dell’account, indicando come motivazione “harassment, threats, and/or abuse of other players”, ovvero molestie, minacce e abusi nei confronti di altri giocatori. La formulazione utilizzata, tuttavia, era quella standard impiegata per tutti i ban applicati in base a quella specifica policy.
Un’email successiva, inclusa negli stessi file, chiarisce il contesto dell’azione. Il ban non derivava necessariamente da comportamenti registrati direttamente sulla piattaforma, ma faceva parte di un’iniziativa più ampia avviata da Microsoft nel 2012. In quell’anno, l’azienda aderì a un programma promosso dal Procuratore Generale dello Stato di New York, volto a rimuovere dai servizi di gioco online tutti gli account riconducibili a persone registrate come sex offender nello Stato.
Jeffrey Epstein risultava iscritto a tale registro dal 2009, dopo una condanna che aveva portato a una pena detentiva di 13 mesi. I documenti indicano inoltre che l’account Xbox Live associato al suo indirizzo email personale sarebbe stato creato nel 2012, e che il ban arrivò circa un anno dopo, nell’ambito dell’applicazione sistematica di questa politica.
Nella comunicazione ufficiale, Microsoft spiegava che l’obiettivo dell’iniziativa era “ridurre al minimo il rischio per gli altri, in particolare per i bambini”, sottolineando come qualsiasi account collegato a determinati indirizzi email non sarebbe più stato autorizzato a connettersi a Xbox Live. Resta infine poco chiaro se Epstein utilizzasse attivamente il servizio o se l’account fosse stato creato a suo nome per conto di terzi, elemento che emerge da altre email citate nei documenti.
Il caso mostra come le conseguenze del dossier Epstein si estendano anche ad ambiti apparentemente distanti, evidenziando le strategie adottate dalle grandi piattaforme online per gestire la sicurezza degli utenti attraverso interventi automatici e su larga scala.
Ricordiamo infine che Microsoft ha rivelato di recente i risultati finanziari dell’ultimo trimestre.
