Negli ultimi giorni alcune dichiarazioni di Emmanuel Macron sui videogiochi hanno acceso un forte dibattito, soprattutto online. Le sue parole, pronunciate nel contesto di uno studio sugli effetti di contenuti violenti e sistemi di raccomandazione basati su IA, sono state interpretate da molti come una critica diretta al medium. Di fronte alle reazioni, il presidente francese è intervenuto nuovamente per chiarire la propria posizione e ridimensionare le polemiche, ma secondo Macron, si è trattato soprattutto di un malinteso. E il messaggio centrale è uno solo: sostenere i videogiochi non significa rinunciare a porsi domande sui loro effetti.
Macron ha spiegato che i suoi commenti nascevano da una riflessione più ampia su temi come lo sviluppo emotivo, l’attenzione e i comportamenti sociali nei mondi digitali immersivi. La frase sui “cervelli dei bambini non in vendita” e sulle emozioni da non manipolare è stata percepita come un’accusa ai videogiochi, ma il presidente ha precisato che il riferimento riguarda l’uso di alcuni contenuti e meccanismi algoritmici, non il videogioco in quanto tale. A suo dire, è possibile amare profondamente questo settore e, allo stesso tempo, interrogarsi in modo serio sui rischi potenziali.
Nel suo intervento chiarificatore, Macron ha ricordato di aver sempre sostenuto l’industria videoludica e la cultura pop, sottolineandone il valore economico, creativo e occupazionale. Ha citato le iniziative portate avanti all’Eliseo per valorizzare l’esport francese, l’impegno nel rafforzare la filiera nazionale e l’obiettivo di attrarre grandi eventi internazionali in Francia. Ha inoltre ribadito l’orgoglio per le eccellenze francesi del settore, dai team competitivi come Karmine, Vitality e Gentle Mates fino agli studi di sviluppo, citando anche i riconoscimenti ottenuti da produzioni come Clair Obscur: Expedition 33.
Il punto centrale del chiarimento riguarda però il tema della responsabilità. Macron ha evidenziato come molti genitori segnalino un uso eccessivo dei videogiochi, con sessioni che occupano intere giornate o notti, e la diffusione di titoli PEGI 18 giocati da minori. Secondo il presidente, questi aspetti pongono questioni rilevanti di salute pubblica e istruzione, sia per gli effetti fisici, come quelli sulla vista, sia per quelli mentali e sociali, quando l’isolamento diventa una conseguenza del gioco eccessivo.
Il presidente francese ha affermato quanto segue:
“Ancora una volta ho fatto perdere la ragione ai videogiocatori. Dato che vedo un sacco di incomprensioni lasciatemi chiarire. Ecco i fatti: ho sempre supportato i videogiochi e la cultura pop: l’industria, la creazione, la cultura, i lavori. Ho messo al centro dell’attenzione gli esport francesi all’Élysée e ho preso impegni per strutturare il settore e attrarre i più grandi eventi in Francia, cosa che abbiamo fatto. Di recente abbiamo reso omaggio ai team di Sandfall e, cosa ancora migliore, sostengo la partecipazione dei nostri team (Karmine, Vitality, Gentle Mates, ecc.) alla creazione di una squadra nazionale francese di videogiochi per una competizione mondiale. Ci sono così tante eccellenze francesi che hanno un’influenza globale! Possiamo esserne estremamente orgogliosi. Ciò che i genitori vedono è che alcuni giovani trascorrono le giornate e a volte le notti a giocare. È stato anche spesso sottolineato che i giochi classificati PEGI 18 vengono giocati da bambini. Si tratta quindi di una questione cruciale di salute pubblica, istruzione e responsabilità. Per la salute fisica, specialmente per la vista, e per quella mentale, quando un giovane non esce più perché gioca in modo eccessivo, è ovviamente preoccupante e dobbiamo prenderlo sul serio. E quello che ho annunciato su Brut, in risposta a quell’insegnante che esprimeva gridando la sua rabbia, non è di conseguenza un divieto dei videogiochi: è l’avvio di un lavoro scientifico e collettivo per guardare in faccia la realtà. Con calma, lucidità e coinvolgendo tutte le parti in causa. È nostra responsabilità chiedere a ricercatori, scienziati e clinici di valutare gli impatti, di fare chiarezza sui luoghi comuni e di illuminare il dibattito pubblico. Credo inoltre che sia esattamente quello che sto facendo: sto aprendo un dibattito serio, informato e sereno, che voglio tenere lontano dalle scorciatoie. Si possono amare i videogiochi, esserne orgogliosi e, allo stesso tempo, esaminare senza tabù certe pratiche e i loro effetti.”
Infine, Macron ha ribadito che quanto annunciato in precedenza non riguarda alcun divieto, ma l’avvio di un lavoro scientifico e collettivo. L’obiettivo è coinvolgere ricercatori, scienziati e clinici per valutare gli impatti reali, separare i fatti dai luoghi comuni e fornire basi solide al dibattito pubblico. Il presidente ha concluso sottolineando la necessità di un confronto informato e sereno: si può essere fieri dei videogiochi e della loro cultura, senza rinunciare a esaminare criticamente alcune pratiche e i loro effetti.
J’ai (encore) fait bondir les gamers…
J’ai vu beaucoup d’incompréhensions.
Alors je vais être clair.Les faits : j’ai toujours soutenu le jeu vidéo, la popculture – industrie, création, culture, emplois.… pic.twitter.com/Wl7P3REHxH
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) February 7, 2026
