Un’accusa pesantissima scuote l’industria videoludica, visto che Mark Gerhard, co-CEO di Build a Rocket Boy, studio responsabile di MindsEye, sostiene che il gioco sia stato vittima di una campagna di sabotaggio organizzata e finanziata con oltre un milione di euro. Le dichiarazioni sono arrivate durante una riunione interna con i dipendenti, il cui contenuto è trapelato online, riaccendendo il dibattito su pratiche scorrette, pressioni mediatiche e sicurezza interna agli studi di sviluppo.
Secondo Gerhard, la campagna sarebbe stata orchestrata nel corso del 2025 e avrebbe coinvolto una “grande azienda americana”, che avrebbe poi incaricato la società britannica Ritual Network di gestire operativamente il sabotaggio. L’accusa è estremamente dettagliata: Build a Rocket Boy sostiene che siano stati pagati influencer, tra cui Cyberboi, alcuni giornalisti e persino dipendenti interni allo studio, con l’obiettivo di screditare MindsEye e minare la reputazione dell’azienda.
Durante l’incontro, Gerhard ha affermato che i presunti responsabili sono stati individuati e che verranno presto notificati di denunce penali per spionaggio, sabotaggio e interferenza criminale. Ha parlato di un momento di svolta per lo studio, definendo l’inizio di una “rimonta” che passerà non solo dalle aule di tribunale, ma soprattutto dalla qualità dei giochi prodotti.
Una parte della strategia comunicativa annunciata dal co-CEO ha però fatto discutere: alcuni dei nomi legati alle presunte attività di sabotaggio verrebbero inseriti direttamente nel gioco, all’interno di una prossima missione di spionaggio. Secondo quanto riportato da Insider Gaming, questa missione sarà una versione riadattata della missione “Hitman”, inizialmente annunciata nel giugno 2025 e poi cancellata dopo la separazione di Build a Rocket Boy da IOI Partners come publisher. Il team intende così “riappropriarsi della narrazione”, trasformando una crisi esterna in contenuto narrativo coerente con l’universo di MindsEye, la cui storia è confermata come canonica e destinata a proseguire nel tempo.
Alle accuse ha risposto direttamente Ritual Network, che ha negato ogni coinvolgimento, dichiarando di essere una piattaforma di supporto ai creator e di non essere a conoscenza di alcuna azione legale o prova concreta a sostegno delle affermazioni di Gerhard. Anche Build a Rocket Boy, contattata per un commento ufficiale, ha evitato di entrare nei dettagli delle comunicazioni interne trapelate, ma ha confermato di avere elementi che indicherebbero una campagna coordinata e malevola contro lo studio e il gioco, aggiungendo di essere al lavoro con il proprio team legale.
Nel corso della riunione è emerso anche un altro aspetto delicato: l’installazione, senza preavviso, di un software di monitoraggio sui computer dei dipendenti. Il sistema, identificato come Teramind, consente di tracciare attività come digitazione e comportamento sullo schermo, ed è stato introdotto per rafforzare la sicurezza interna dopo i presunti episodi di sabotaggio. Gerhard ha ammesso che la comunicazione su questa misura è stata gestita male, assumendosene la responsabilità, e ha assicurato che il software verrà rimosso entro pochi mesi, una volta superata la fase più critica.
La vicenda resta aperta e destinata ad avere sviluppi legali e industriali rilevanti. Al momento, le accuse non sono state provate in sede giudiziaria, ma il caso MindsEye offre uno spunto concreto per riflettere sui rischi reputazionali, sulla gestione delle crisi e sui confini sempre più sottili tra comunicazione, marketing aggressivo e interferenze illecite nel settore dei videogiochi.
Aggiungiamo che nelle scorse ore è stato pubblicato un nuovo aggiornamento di MindsEye.
