Negli ultimi anni, l’industria videoludica si è trovata davanti a una verità scomoda: i giochi AAA, pur spettacolari e di successo, hanno raggiunto una sorta di limite tecnologico ed economico. L’ex presidente di Sony Worldwide Studios, Shawn Layden, ha infatti dichiarato che inseguire il fotorealismo non ha più senso: la differenza tra 90 e 120 fotogrammi al secondo è impercettibile per la maggioranza dei giocatori, mentre i costi di sviluppo continuano a lievitare. La soluzione? Puntare su giochi AA, opere di medio budget capaci di offrire innovazione, varietà e freschezza senza le zavorre dei colossi miliardari.
Secondo Layden, l’espansione spropositata di giganti come EA, Sony, Microsoft e Ubisoft durante la pandemia – quando i ricavi aumentarono del 22% – ha creato un ecosistema insostenibile. La fase attuale di licenziamenti e chiusure di studi non è altro che un riallineamento necessario. I giochi AA, invece, possono adattarsi meglio ai gusti del pubblico, sperimentando generi e idee nuove, come dimostrano esempi recenti quali Clair Obscur: Expedition 33.
Parallelamente, il mercato stesso sta cambiando: la fedeltà alle console cala e sempre più giocatori chiedono titoli disponibili ovunque, mentre PC e mobile si confermano piattaforme dominanti per i giovani. Il free-to-play è ormai il punto d’ingresso più comune, e questo mette ulteriormente in discussione il modello premium dei AAA da 80€.
Layden immagina anche un futuro in cui le console possano adottare uno standard unico, simile a Blu-ray o DVD, così da competere solo sui contenuti e non sull’hardware. In un’epoca in cui le differenze tecniche fra generazioni si assottigliano, la vera sfida diventa attrarre nuovi pubblici: donne, casual gamer, comunità che ancora non si sentono parte del mondo videoludico.
Shawn Layden ha affermato quanto segue (grazie a GamesIndustry):
“Aziende gigantesche come EA, Sony, Microsoft, Ubisoft si sono tutte espanse fino a raggiungere dimensioni insostenibili, soprattutto durante la pandemia di COVID, quando i ricavi dei giochi sono aumentati del 22% su base annua e la gente pensava che questo razzo sarebbe arrivato sulla Luna. Ma alla fine quello che è accaduto è che un un gran numero di licenziamenti nel settore, il che è triste, ma forse si tratta di un riassetto, di un riallineamento del business”.
In definitiva, i prossimi anni potrebbero vedere una riorganizzazione profonda dell’industria: meno colossi ingessati e più spazio per produzioni agili, creative e accessibili. Non la fine del videogioco tradizionale, ma un suo cambio di pelle, dove i giochi AA tornano protagonisti con storie, ambientazioni e stili capaci di sorprendere davvero.
