Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è diventata uno dei temi più discussi nel mondo dei videogiochi. Tra timori, entusiasmi e polemiche, anche le voci più autorevoli dell’industria stanno prendendo posizione. Hideo Kojima, celebre game director giapponese, ha offerto una visione chiara e pragmatica sull’argomento, precisando che per lui, l’IA è paragonabile all’arrivo degli smartphone: inizialmente criticata, oggi indispensabile. E soprattutto, impossibile da ignorare o cancellare.
Kojima sottolinea (grazie Insider Gaming) che frasi come “non dovremmo usare l’IA” o “l’IA è inutile” non hanno più senso. La tecnologia, come è successo con gli smartphone, ha già superato il punto di non ritorno. All’inizio i telefoni intelligenti erano visti con sospetto, ma oggi molte persone non riescono a immaginare la propria vita senza di essi. Allo stesso modo, l’IA entrerà sempre più nella quotidianità e nel lavoro creativo. La vera domanda, secondo Kojima, non è se usarla o meno, ma come usarla per migliorare il benessere umano.
Il regista evidenzia anche un possibile impatto positivo dell’IA sulla comunicazione. In futuro potrebbe aiutare le persone che hanno difficoltà nei rapporti faccia a faccia, offrendo nuovi strumenti di interazione. Allo stesso tempo, però, avverte dei rischi: l’eccessivo affidamento all’IA potrebbe “viziare” gli esseri umani. Per questo propone un uso regolato e consapevole, persino immaginando momenti o giornate in cui si sceglie volontariamente di non utilizzarla.
Nel contesto dell’industria videoludica, il dibattito è ancora più acceso. Dopo gli enormi investimenti del periodo pandemico, il settore sta affrontando una fase di contrazione economica, con aumenti di prezzo e licenziamenti. Molte aziende vedono nell’IA un modo per ridurre i costi e accelerare la produzione, ma questo genera forti resistenze tra gli sviluppatori, poiché i videogiochi uniscono tutte le forme di arte: visiva, narrativa, sonora e performativa.
Kojima prende una posizione netta su questo punto. Pur accettando l’inevitabilità dell’IA, rifiuta categoricamente di usarla per creare arte visiva o contenuti creativi al posto degli esseri umani, almeno all’interno del suo studio, Kojima Productions. Da sempre considerato un difensore della dimensione artistica del videogioco, vede la creazione come un atto profondamente umano che non dovrebbe essere delegato alle macchine.
Dove invece l’IA diventa, per lui, uno strumento potente è nel gameplay. Kojima immagina sistemi di controllo intelligenti capaci di adattarsi al comportamento dei giocatori. Ogni persona gioca in modo diverso: movimenti, abitudini, reazioni e strategie cambiano da individuo a individuo. Grazie all’IA, i nemici potrebbero reagire dinamicamente a questi schemi, comportandosi in modo più realistico e meno prevedibile. Questo renderebbe l’esperienza di gioco più profonda, personalizzata e coinvolgente.
In sintesi, la visione di Kojima non è né entusiasta né catastrofista. L’IA, come gli smartphone, è destinata a restare. Non può essere ignorata, ma va guidata.
Segnaliamo che Larian ha cercato di rassicurare i fan in merito all’utilizzo dell’IA con Divinty.
