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Hextech Mayhem: A League of Legends Story Recensione

 La fucina di Riot Games lavora senza sosta, Hextech Mayhem: A League of Legends Story arriva in un periodo di piena esplosione creativa per lo studio americano che, insieme ad Arcane e Ruined King, rafforza il già popolarissimo brand di League of Legends. Dopo Legends of Runeterssa, League of Legends: Wild Rift e Teamfight Tactics, Riot Games punta, pur con timidezza, ai Rythm Games in una formula platform scanzonata guidata questa volta dal bombarolo Ziggs. 

Hextech Mayhem
Ziggs e la sua follia ci accompagneranno per tutta la durata del titolo

Caos e distruzione 

L’universo pensato da Riot Games nell’ormai lontano 2009 con League of Legends sta vivendo un periodo di forte rivoluzione. Una rivoluzione dettata in parte da leggi di mercato che trovano rischioso il concentrarsi in un unico titolo, per quanto proficuo, come League of Legends. Un mercato quello dei videogiochi che sa benissimo quanto può essere volatile il successo e quanto rapidamente si possa passare da pilastro assoluto dei Moba insieme a Dota 2 al dimenticatoio, meglio espandersi, allargare i propri orizzonti ed investire gli immensi profitti di un titolo conosciuto praticamente da tutti come League of Legends. L’indiscutibile successo che ha investito Arcane, la serie animata a tema League of Legends prodotta da Netflix e Riot Games ne è la prova assoluta, basta mettere sul piatto qualcosa di qualità per rafforzare un universo ormai solido come quello di League of Legends. Arriviamo dunque ad Hextech Mayhem, un titolo considerato da Riot Games non come una superproduzione al pari di un Valorant ma qualcosa che viene distribuito a buon prezzo e che si presenta con meccaniche semplici ma efficaci. Hextech Mayhem, pur essendo sviluppato da Riot Games, non è assolutamente da considerare come una produzione di alto calibro capace di scuotere le fondamenta dell’industria quanto un leggero passatempo tra una sessione di gioco e l’altra. Il Rythm Game pensato da Riot incontra le meccaniche del platform 2D a scorrimento in un tripudio di colori, esplosioni e musica.  
La struttura di gioco è anch’essa molto semplice. Controlleremo Ziggs, un personaggio che i giocatori di League of Legends conoscono bene trattandosi di uno dei più “vecchi”. Anche la trama di Hextech Mayhem, così come il suo gameplay, non vuole rivoluzionare nulla e si limita a presentarne i personaggi. La premessa è infatti piuttosto semplice: Ziggs vuole costruite la più grande bomba del mondo ed Heimerdinger cerca di fermarlo, con scarso successo. 

Hextech Mayhem
Nonostante i toni scanzonati, potremo approfondire la relazione tra due personaggi molto importanti

Esplosioni a ritmo 

Hextech Mayhem alterna fasi di gameplay a cinematiche ironiche e scanzonate che mettono in evidenza la follia di Ziggs e la disperazione di Heimerdinger nel cercare di controllarlo ma non aggiungono praticamente nulla alla lore dell’universo di League of Legends. Hextech Mayhem, a differenza di Ruined King, strizza tuttavia l’occhio ad Arcane grazie alla sua ambientazione che ruota molto intorno alla città di Piltover. Coloro che hanno apprezzato la serie animata sapranno riconoscere le guardie e lo stile degli edifici, creando un flebile legame tra i due mondi che serve comunque a rinforzare la conoscenza dell’universo. Passando al puro gameplay, Hextech Mayhem, come accennato in apertura è fondamentalmente un Rythm Game nel quale controlleremo le azioni di Ziggs in dei livelli bidimensionali a scorrimento, sarà compito del giocatore quello di dare l’imput per tre comandi principali: salto, schiacciata, lancio della bomba. Le tre azioni saranno tutto quello che ci servirà per portare a termine i livelli del titolo, che riesce comunque a portare via dalle 3 alle 5 ore per i giocatori che non danno peso al completismo. La struttura base di Hextech Mayhem è dunque piuttosto semplice, premere a ritmo di musica i tasti corrispondenti alle azioni per completare il livello come se fosse un platform. Il concetto alla base è riconducibile a quanto già visto nei livelli musicali di Rayman Legends dove era necessario completare il livello a ritmo di musica ma senza gli input a schermo per ottenere il 100%. Hextech Mayhem, allo stesso modo, cerca di intersecare componenti platform e Rythm Game in livelli via via più complessi e ricchi di controtempi e cambi di ritmo repentini. Tuttavia, a differenza di quel capolavoro che risponde al nome di Rayman Legends, Hextech Mayhem non riesce sempre ad innestare bene musica e gameplay, proponendo tracce spesso anonime e prive di mordente per il solo gusto di giustificare dei cambi di ritmo atti ad alzare il livello di difficoltà. Se come me avete amato la Black Betty di Rayman Legends allora resterete delusi nello scoprire quanto anonime e prive di carattere possano essere le musiche di Hextech Mayhem. Il problema di un Rythm Game come Hextech Mayhem sta infatti nella creatività musicale e nelle soluzioni di gameplay proposte. Un range di tre sole azioni non permette di spaziare troppo con la fantasia ed il rischio è quello di doversi piegare ad una semplicità forzatamente complessa che va a tradursi in un’esperienza di gioco spesso inutilmente macchinosa e spinta ai limiti. Ampliare leggermente il ventaglio di azioni e magari proporre un numero inferiore di livelli ma con una cura maggiore avrebbe sicuramente dato maggior risalto alla componente ludica del titolo. 

Levels
Lo sviluppo dei livelli tende ad appiattirsi nelle fasi più avanzate

BOOM! 

Siamo comunque di fronte ad una piccola produzione pensata come one-shot game per i più superficiali ma che saprà portare via il suo monte ore ai giocatori che vorranno ottenere il 100% dal titolo. Sono infatti presenti in ogni livello diversi oggetti da raccogliere e per molti sarà necessario “uscire” dallo spartito iniziale aggiungendo azioni durante i livelli che non vengono esplicitate a schermo. Questo ci porta all’endgame del titolo che, una volta completato, darà la possibilità di rigiocare tutti i livelli avendo un input list completa pensata per raccogliere tutti gli oggetti durante la nostra corsa. Da un punto di vista tecnico siamo di fronte ad un titolo molto leggero, pensato per girare su qualsiasi piattaforma senza la minima difficoltà. Hextech Mayhem fa infatti affidamento al taglio artistico tipico di League of Legends aggiungendo alla formula già consolidata un tocco di caos e distruzione che si avvicina alla follia di Ziggs. Nessun guizzo artistico particolare o miracolo della tecnologia ad accompagnare Hextech Mayhem ma solo un simpatico mini-gioco staccato da League of Legends per leggere tra le righe di un personaggio che non ha comunque moltissimo da dire. In conclusione, Hextech Mayhem è sicuramente un esperimento intrigante, coinvolgente durante le prime battute ma che non riesce ad esprimersi più di tanto. La componente musicale riesce con difficoltà a portare a casa i livelli più avanzati a causa di una creatività limitata dalla semplicità del core-gameplay, mancando così di mordente e ripetendosi in chiavi via via più complesse ma allo stesso tempo piatte e poco prevedibili nonché difficili da apprezzare. Si tratta sempre e comunque di un titolo venduto a prezzo budget che saprà strapparci un sorriso ed instillarci un piccolo senso di sfida ma che non riesce, e forse non vuole neanche farlo, ad andare oltre, trovando il suo posto tra i “giochini” con i quali fare una partitina ogni tanto e poco più. 

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Alessandro Di Liberto

Alessandro Di Liberto

Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.

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