L’incedere inarrestabile della tecnologia costituisce, per molti, una discesa verso un punto di non ritorno. Per moltissimi videogiocatori è difficile stare al passo con tutte le novità e, accostando giustamente il videogioco ad una vera e propria forma d’arte, non è assurdo vedere il progresso e le novità con occhio cinico. Si stava meglio quando si stava peggio, quel peggio che per molti rappresenta una comfort zone dalla quale è difficile uscire. Analizziamo questo concetto e mettiamo in prospettiva il mondo dei videogiochi che, nonostante la sua indiscutibile vena artistica, nasce come un prodotto di natura profondamente tecnologica.

Se pensiamo per un attimo ai progressi fatti negli ultimi 19 anni, ci possiamo immediatamente rendere conto di quanto il mondo dei videogiochi, a braccetto con la tecnologia, si sia evoluto, espandendosi nelle direzioni più disparate ed implementando quelle soluzioni che trovano la propria applicazione nell’ambito dell’intrattenimento passivo e, soltanto dopo, nei videogiochi.

Per assorbire a dovere questo concetto basta semplicemente pensare alle più grandi rivoluzioni tecnologiche dell’ultimo ventennio ed al modo in cui queste abbiano influenzato l’industria dei videogiochi. Il primo esempio, forse quello più semplice data la sua enorme risonanza, è quello di internet. Per più di un decennio, internet è entrato, pian piano, nelle case di tutti i popoli del primo mondo, trovando le sue applicazioni più disparate, andando a riempire un mondo virtuale che oggi vive in completa simbiosi con quello reale. Ancor prima dell’avvento dei social e degli smartphone, i videogiochi hanno trovato il modo di rivoluzionarsi sfruttando la rete. L’arrivo del multigiocatore online ha segnato la più grande novità della generazione di Xbox 360 e Playstation 3, un ecosistema virtuale all’interno del quale stringere amicizie, giocare insieme e vivere delle esperienze completamente nuove. In questo modo, generi fino a quel momento relegato al più elitario mondo del PC Gaming hanno trovato un terreno fertile nel pubblico più vasto delle console casalinghe. Successivamente, l’avvento dei social e del gaming sul mobile ha inciso ancora una volta nello sviluppo dell’industria dei videogiochi che, pur non direttamente, ha partorito il concetto di Streaming, Mobile Gaming e l’incessante necessità di avere a portata di mano più servizi possibili.

Questa incessante evoluzione, il bisogno di facilitare la vita dei nuovi giocatori, di implementare soluzioni sempre più complete ed ampliare quelli che 20 anni fa erano orizzonti neanche immaginabili sono la perfetta rappresentazione di come il videogioco trovi nella tua natura il concetto più essenziale di tecnologia. Per i videogiocatori di “una volta” non è certo semplice stare al passo con tutte le novità, il che ci porta fin troppo spesso a fare del disfattismo su argomenti che semplicemente non abbiamo più le forze di accettare. Quando i paradigmi sui quali abbiamo gettato le basi della nostra passione vengono ridiscussi e riplasmati per creare qualcos’altro, qualcosa di nuovo, le fondamenta sulle quali si poggia la nostra passione vengono a mancare e ci costringono ad uscire dalla nostra comfort zone per confrontarci con il presente ma soprattutto con il futuro.

Digerire le novità, spezzare i pregiudizi ed i dogmi che si sono solidificati nel corso degli anni non è cosa semplice e se è assolutamente vero che determinati servizi e soluzioni non siano esattamente l’ideale né per il giocatore, tantomeno per il “buon” videogioco, è assolutamente innegabile che l’incessante progresso dell’industria e del mondo della tecnologia non andrà mai ad implicare un passo indietro in termini di possibilità. Per spiegare al meglio questo ultimo concetto, è necessario rimettere in discussione i “giochi di una volta”. Troppo spesso si sminuisce il progresso tecnologico in termini di resa grafica e di prestazioni tirando in ballo il modo in cui ci divertivamo con i giochi, tanti anni fa. Quegli stessi videogiochi che però si vanno a mitizzare, al tempo della loro uscita rappresentavano il non plus ultra del videogioco in termini tecnici, il paragone viene dunque a mancare praticamente subito. Che il mondo dei videogiochi stia vivendo un periodo di crisi creativa è sicuramente vero, almeno per determinati generi e determinati publisher ma, fatti alla mano, non è passato anno senza che almeno un titolo di enorme valore abbia lasciato il segno.

Non stiamo qui ad elencarli in quanto non è questo lo scopo del Gamebuster, l’importante è assimilare il concetto. Il rifiuto o comunque il disfattismo ed il cinismo nei confronti delle novità non colpisce soltanto il videogioco come prodotto della tecnologia ma anche il videogioco come strumento creativo che, per definizione, spazia verso concetti sempre nuovi, mettendo in discussione paletti molto radicati nei videogiocatori “vecchia scuola”. Teniamo a precisare che non c’è niente di male nell’essere dei giocatori vecchia scuola, a patto di accogliere con curiosità e spirito critico tutte le novità che stravolgono il mondo dei videogiochi. Dal totale rifiuto nell’approcciarsi ai Battle Royale senza averne mai provato uno al benaltrismo legato alle produzioni indipendenti, il più grande limite del videogiocatore è la presunzione di aver visto tutto.

Uno degli episodi più recenti ed anche abbastanza importanti è stato l’annuncio di Google Stadia, se una parte dell’utenza ha percepito in Stadia una potenziale rivoluzione nel modo di intendere il videogioco e la sua fruibilità, un’altra parte, più cinica e radicata nelle tradizioni, ha rifiutato nettamente la proposta del colosso americano, bollandolo come flop o vedendolo come una concreta minaccia nei confronti dei produttori di Hardware. Dalle analisi ingegneristiche al rifiuto categorico di intendere il videogioco come servizio digitale, il videogiocatore vecchia scuola non riesce a concepire l’esperienza videoludica che non inizi con l’inserimento di un disco, rifiutando completamente la transizione al digitale, avvenuta già da diversi anni. La sicurezza instillata dall’abitudine riesce dunque ad eclissare la passione, minacciando di infrangere l’interesse in un mondo come quello dei videogiochi.

Se mantenere una mentalità aperta è dunque un dogma fondamentale, lo spirito critico non deve smettere mai di accompagnarci. Imparare a distinguere ciò che è salutare per il videogioco ed il videogiocatore da ciò che semplicemente avvantaggia i publisher è la chiave di lettura che va a tradursi nell’esperienza videoludica più completa possibile, abbracciando le novità, senza accettare tutto quello che ci viene propinato. Nei videogiochi come in qualsiasi altro ambiente, l’estremismo non fa mai bene.

Commenti