Crash Team Racing: Nitro Fueled è stato uno degli annunci più apprezzati dal pubblico dei The Game Awards. Il remake del famosissimo arcade racing game ambientato nel mondo del Bandicoot più famoso dei videogiochi non è altro che l’ultimo di tante operazioni nostalgia che, passato l’hype, sollevano un dubbio molto interessante. I Remake: l’occasione per rivivere il passato oppure un modo facile per fare soldi? Questa puntata del Gamebuster ruoterà proprio su questo concetto.

 

Tra reboot, remastered e remake, il mondo dei videogiochi ha visto arrivare più riedizioni di titoli più o meno famosi durante gli ultimi cinque anni che nei precedenti dieci. Una vera e propria invasione di ritorni al passato mirati a toccare il giocatore in uno dei suoi punti più deboli: i ricordi.

In questo articolo metteremo però da parte sia i reboot che le remastered, ci concentreremo dunque sui remake, ovvero quei titoli completamente rivisitati dal punto di vista grafico  che mantengono comunque le stesse meccaniche e le stesse strutture dei titoli originali. Tra i più annoverati non possiamo non citare l’ottimo Crash Insane Trilogy, Spyro Reignited Trilogy e Ratchet and Clank. A rafforzare il filone dei remake nostalgici troviamo titoli ancora in sviluppo come Crash Team Racing: Nitro Fueled, Resident Evil 2 e Medievil. Anche l’Halo 2 presente all’interno della Halo Master Chief Collection è da considerare un remake, di ottima qualità per giunta.
Ciò che accomuna tutti questi titoli non è tanto il riuscito effetto nostalgia ma l’incredibile, e per certi versi esagerato, hype che vi orbita intorno. Non fraintendeteci, non vediamo l’ora di sfidare i nostri amici su Crash Team Racing ma non riusciamo a non pensare l’effetto che una tale operazione nostalgia può avere all’interno di quelle meeting room dove vengono decise le uscite future. Se pensate che Capcom ha impiegato ben due versioni rimasterizzate ed un reboot ( anch’esso poi rimasterizzato ) di Devil May Cry per arrivare a sviluppare il quinto capitolo, vi sembrerà più chiaro quanto le software house utilizzino remastered e remake per misurare l’interesse del pubblico al fine di decidere se proporre o meno un nuovo capitolo di una saga.Fino a qui niente di male anzi, da un lato quei giocatori che non hanno avuto modo di giocare determinati titoli potranno farlo sfruttando l’hardware di ultima generazione, dall’altro i publisher avranno modo di testare l’interesse dei giocatori senza far male a nessuno e tirando su qualche soldino facile.

 

Il nostro dubbio inizia ad insinuarsi nel momento in cui il traffico di remake e riproposizioni varie vanno a prendere il posto di nuove idee, nuovi azzardi. Pensandoci bene, perché investire quelli che ad oggi sono i budget colossali per la produzione di un videogioco completamente nuovo quando, secondo analisi e ricerche di mercato, si trarrebbero più profitti con seguiti di saghe conosciute o riproposizione di titoli storici?
Se infatti è vero che in questa generazione abbiamo assistito all’arrivo di tante nuove IP come Horizon: Zero Dawn, Bloodborne, Overwatch e tantissimi altri titoli di altissima caratura, non possiamo non pensare a quelle nuove IP che non sono riuscite a conquistare il pubblico. Titoli come l’ottimo Sunset Overdrive, Quantum Break, Titanfall ( soprattutto il secondo capitolo ) e Prey sono frutti di investimenti non andati a buon fine che hanno inevitabilmente spinto i maggiori publisher a puntare su franchise già consolidati, giocando sul sicuro. Questo non vuol dire che le idee innovative vengano represse in favore della sicurezza, se un’idea è buona troverà sempre il modo di farsi sentire eppure il dubbio resta, chissà quanti progetti sono stati scartati, messi da parte, in favore di investimenti più sicuri. Non smetteremo mai di dirlo, l’industria dei videogiochi non è formata da Onlus, si tratta di aziende che, come ogni altra azienda, puntano al fatturato, giocando su un campo fortemente suscettibile.

Torniamo dunque a Crash Team Racing: Nitro Fueled ed all’approvazione di massa che ha generato il suo annuncio ufficiale durante i VGA. Tutti noi, chi prima e chi dopo, abbiamo pensato almeno una volta: sarebbe bello rivivere le vicende di quel titolo che tanto ci ha appassionato, magari con gli amici con i quali passo le serate a giocare online. Crash Team Racing: Nitro Fueled rappresenta sicuramente un’occasione ghiotta per tutti coloro che vorranno rivivere il divertimento che soltanto uno dei titoli più iconici della storia riesce a dare. Spogliamo però, per un secondo, il titolo dal suo nome e vediamolo come un Arcade Racing Game alla stregua di All-Star Fruit Racing, sarà in grado di reggere il peso degli anni?
Cosa può offrire Crash Team Racing che un Mario Kart o Sonic All-Star Racing non offre già da anni? È proprio in questa riflessione che il velo di maya dell’operazione nostalgia cade e svela Crash Team Racing: Nitro-Fueled per quel che è: una macchina dei ricordi. Chi vi scrive è il primo a voler mettere le mani su Crash Team Racing, non vedo l’ora di rivivere quei tracciati, quei personaggi, quelle meccaniche, sapranno però soddisfarmi? Non si tratta di un titolo che invecchia più o meno bene, la Insane Trilogy è riuscita a divertirmi a tantissimi anni di distanza, così come Halo 2, ma cosa posso aspettarmi da un arcade racing game oggi?

L’invito a porsi questa domanda non deve minimamente scalfire la curiosità di provare ancora una volta il divertimento di un titolo che sicuramente saprà difendersi come Crash Team Racing: Nitro Fueled, un po’ di riflessione però, diradata la coltre fumosa dell’hype, non fa mai male. Tornando alla domanda iniziale: I Remake sono l’occasione per rivivere il passato oppure un modo facile per fare soldi?
La risposta, banalmente, sta nel mezzo. Si, è un modo per rivivere il passato, un modo per far conoscere ai giocatori più giovani quelle icone che hanno spinto l’universo dei videogiochi verso vette che, ai tempi di Crash, dalle nostre stanzette, non ci saremmo nemmeno immaginati. E si, è un modo per fare soldi facili, minimo sforzo (relativamente), massimo profitto. La speranza è che questo profitto venga investito per continuare a farci sognare con uno dei medium che più di qualsiasi altro cavalca l’evoluzione in modo incessante, senza mai arenarsi.  E sia chiaro, chiunque nell’industria ha ceduto alla tentazione di battere cassa con le riedizioni, da Naughty Dog a Blizzard, EA, Ubisoft. Alcune riedizioni sono state realizzate con una cura dei dettagli capaci di migliorare sensibilmente l’esperienza di gioco, altre sono state fatte in modo più superficiale ma la sostanza non cambia, è una situazione da win-win dagli equilibri delicatissimi. Se il giocatore dal canto suo, con discrezione, sceglie di rivivere titoli già giocati o coglie l’occasione per recuperare qualche pezzo da novanta, lo sviluppatore ne trae profitto e decide se continuare o meno con la saga. Un equilibrio delicato che può essere incrinato da una lievissima flessione del mercato perché prima o poi i titoli da rimasterizzare finiranno e ci ritroveremo a fare i conti con l’innovazione, quella vera.

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