Shawn Layden, ex presidente di PlayStation, ha espresso forti perplessità sul futuro dell’industria videoludica dominata dai servizi in abbonamento come Xbox Game Pass. In un’intervista a Gamesindustry.biz, ha spiegato che il problema non è tanto la redditività del modello, ma l’impatto sul modo in cui gli sviluppatori lavorano e guadagnano.
Con le sottoscrizioni, secondo Layden, lo sviluppatore non investe più sulla speranza di un successo commerciale con relative percentuali di profitto, ma diventa un lavoratore a tariffa fissa, consegnando un prodotto finito da inserire nei server della piattaforma. L’ex dirigente PlayStation paragona la situazione a quella dell’industria musicale dopo l’arrivo di Spotify: nella percezione collettiva, la musica è diventata “quasi gratuita” e gli artisti sopravvivono grazie a mercati paralleli come concerti e merchandising.
Nei videogiochi, però, non esiste un equivalente: il solo momento di monetizzazione è il lancio. Questo, unito alla possibilità per le aziende di “truccare” i bilanci per far sembrare redditizio un servizio, rende pericolosa la distribuzione al day one su piattaforme in abbonamento, soprattutto per i titoli AAA.
Layden ha affermato quanto segue:
“Ci sono molti dibattiti in corso. Il Game Pass è redditizio? Il Game Pass non è redditizio? Cosa significa? In ogni caso, a mio avviso non è questa la domanda che bisogna porsi. Se uno vuole, può fare ogni sorta di magia finanziaria per qualsiasi tipo di servizio aziendale offerto, così da farlo apparire redditizio. Togli abbastanza costi, dici che sono fuori bilancio e, oh guarda, ora è in attivo. La vera questione per me, riguardo a servizi come il Game Pass, è: è un modello salutare per gli sviluppatori? Aggiungo che i servizi in abbonamento non creano valore come invece avviene con i giochi da immettere sul mercato, sperando che abbia un successo esplosivo, con la conseguente condivisione degli utili, i guadagni extra e tutte quelle belle cose. In questo caso si riduce tutto a un: ‘Mi paghi X dollari l’ora, io ti ho sviluppato un gioco, eccotelo, vai a metterlo sui tuoi server’. ‘Non credo che sia davvero stimolante per gli sviluppatori.”
