La “piccola” Nintendo Switch 2 in pochi mesi di vita ci ha già abituati a prestazioni eccellenti che i molti first party Nintendo hanno messo in bella mostra, confermando la bontà dell’hardware scelto come compromesso tra portabilità, costo e prestazioni. Eppure, nonostante i già ottimi esempi non è un gioco “di casa” ad averci stupito maggiormente, bensì un porting di un titolo che fino a poco tempo fa non avreste mai detto di poter godere “in giro” con la fedeltà grafica e la fluidità garantite da Nintendo Switch 2: Final Fantasy Remake di Square Enix, oltretutto nella versione completa di DLC Intergrade. Un gioco che in questa forma va oltre la naturale dimostrazione di forza (inaspettata) per l’hardware, e diventa un messaggio chiaro, diretto a vari studi di sviluppo con giochi potenzialmente inseribili senza sottrazioni rilevanti su Switch 2. Square, insomma, ha fatto un miracolo con l’RPG di Cloud e compagni, ma come ci sono riusciti?
Il gioco in sé è sempre fantastico…
Prima di tutto, urge una doverosa, per quanto apparentemente ovvia, conferma: Final Fantasy 7 Remake Intergrade (e non, per quanto riguarda chi vi scrive) è un gioco eccezionale sotto molteplici punti di vista. Lo era al lancio, quando Square era ancora alla ricerca di un equilibrio che coniugasse il gameplay storico fatto di scontri a turni, esplorazioni con incontri casuali, equipaggiamenti, armi, magie e materie, con la necessità di un’evoluzione in favore della “nuova utenza”: impazienti, player action allergici al backtracking, o anche solo, per non rischiare di sembrare “gatekeeper” (non sia mai) persone giustamente abituate a ritmi differenti rispetto a un passato nemmeno troppo lontano, in termini di anni, ma che l’obsolescenza tecnologica e il progresso hanno reso in fretta non solo “vecchio” o “scomodo”, ma proprio “noioso” certe volte.
Anche facendo finta che Final Fantasy 7 Remake non avesse già al lancio su PS5 il comparto grafico da urlo che ha, fatto di illuminazioni dinamiche, texture in alta risoluzione, modelli splendidi e pieni di dettagli per tutto: mondo di gioco, personaggi, nemici, armi; e ancora particellari incredibili, fluidità assoluta garantita in ogni circostanza e filmati praticamente perfetti, da rivaleggiare con l’animazione cinematografica senza se e senza ma. Insomma, anche ignorando che la parola Remake è stata rispettata in pieno e che l’opera finale è quasi (se pensiamo anche alle implicazioni narrative poi…) un nuovo gioco, un sequel, un titolo da giocare non “al posto di”, ma “insieme al” capolavoro originale per PS1, Final Fantasy 7 Remake sarebbe a prescindere un RPG che varrebbe la pena giocare fino in fondo per la naturalezza con cui unisce la strategicità dei turni “col mondo in pausa tutto intorno”, con llescudisciate in tempo reale.
Con le schivate e le parate, gli attacchi speciali, i colpi leggeri e pesanti e il tutto non limitandosi a farci interagire con Cloud e basta, ma allargando il pool di personaggi controllabili in lotta a tutti gli originali. Che in virtù delle succitate modifiche alla trama, nonostante il divisivo colpo di scena finale che allontana definitivamente Remake e Originale, hanno più respiro, più spazio, più battute e più anima che mai. Vi faranno innamorare, garantito al limone.
Tanto più che, come anticipato, potete aspettarvi l’impossibile dall’operazione di porting in questione, tanto ben ottimizzata da permettere confronto diretti non ingenerosi tra le prestazioni spicciole; e, soprattutto e con gioia dei videogiocatori, confronti di apparenza estetica “user”, quindi quella senza pretese di approfondite analisi prestazionali: accendendo la console, avviando il gioco e godendone, sia in docked che in portabilità, senza rimpiangere la pur apprezzatissima (da chi vi scrive come da molti altri nel mondo) biancona Play Station.
…e su Switch 2 non scende a compromessi!
Il primo avvio è impressionante, ma non restituisce immediatamente la vera possanza del porting al giocatore, perché “eh è un filmato pre-renderizzato, girerebbe così pure sul mio frigorifero” penseranno in molti. Vero, se non fosse che appena la telecamera ruota per la prima volta proprio durante uno di questi filmati prerenderizzati, e il gioco comincia ufficialmente passando alla prospettiva alle spalle di Cloud resta tutto identicamente bello: le luci, le ombre, i riflessi sulle superfici metalliche; e poi lo stridere dello spadone sul corpo degli avversari colpiti, le animazioni credibili di tutti gli intervenuti, che si destreggiano in piroette e colpi speciali coreografati (gli alleati) e tripli carpiati all’indietro una volta colpiti per bene (i nemici).
Come sia stato possibile, concretamente parlando, in realtà non è affatto un segreto, ma non è nemmeno così semplice da comprendere se non si conosce cosa c’è sotto la scocca dell’ibrida Nintendo 2.0, e come quell’hardware può essere sfruttato al meglio da sviluppatori degni di questo nome. Insomma, le prestazioni sorprendenti di Final Fantasy VII Remake Intergrade su Switch 2 non dipendono solo dalla “forza bruta” delle componenti, ma dalla sinergia sofisticata tra architettura custom e algoritmi di ricostruzione dell’immagine.
A differenza del vecchio chip Maxwell, Switch 2 si basa sull’architettura Ampere (la stessa della serie RTX 30). Ma il vero “game changer” sono i Tensor Core di terza generazione usati per la console, che permettono l’utilizzo dell’ormai celebre DLSS (Deep Learning Super Sampling), specificamente in una variante ottimizzata spesso definita “Tiny DLSS”. In soldoni, invece di renderizzare il gioco a una risoluzione nativa elevata, la console genera un’immagine interna a circa 1080p, che l’intelligenza artificiale ricostruisce e pulisce, portando l’output finale verso un 4K dinamico (o 1440p molto nitido) con un impatto minimo sulle risorse.
Nel caso di Switch 2 e FF7 intergrade, in portatile l’immagine resta in 1080p, con gli fps cappati a 30 (altra piccola rinuncia necessaria per garantire la qualità, ahinoi), ma il risparmio di risorse resta identico, ed è grazie a quello che la piccola della Casa di Kyoto può fare praticamente quello che fa il “Moby Dick” di Sony senza troppi compromessi. I 12 gb di Ram aiutano, e potremmo andare avanti parlandovi delle magie di Unreal Engine, del File Decompression Engine e di come allegerisca il carico sulla CPU. Ma ci terremo semplici, ora che siamo certi abbiate compreso quanto bene, a fondo e con mestiere questa trasposizione sfrutti una console appena nata, i cui processi possono quindi essere ulteriormente ottimizzati in futuro. E siamo praticamente certi che lo saranno (qualcuno ha sentito i rumor di un porting per Monster Hunter Wild, per esempio?).
La recensione in breve
Non c'è molto altro da aggiungere, se non che chiunque appassionato del genere action RPG dovrebbe dare una chance a questo titolo su Switch 2, in caso non lo avesse fatto in precedenza altrove. E anche in questo caso, chi ne ha la possibilità potrebbe farci un pensierino, fosse anche solo per godere di quello che al momento è un esempio importante di virtuosismo tecnico sulla console ibrida Nintendo, di quelli che settano gli standard a cui rifarsi anche anni dopo. Perdonate l'apparente sensazionalismo, ma giocare così bene e fedelmente a un titolo tanto complesso e “pesante” su Nintendo Switch 2 ci ha genuinamente stupiti e impressionati: ben fatto Square Enix! E partendo da qui, a soli 7 mesi dal lancio, pensate che si può solo far meglio!
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Voto Game-eXperience



