La saga di Metro ha da sempre raggiunto vette altissime, proponendo un setting post apocalittico che per certi versi è arrivato ad eguagliare se non superare su alcuni frangenti, quello che viene da sempre definito come il re del post nucleare, ovvero Fallout. Sin dallo scorso anno, durante la presentazione E3, era chiaro fin da subito che Metro Exodus sarebbe stato un prodotto di punta dell’anno 2019, e questo semestre ne abbiamo avuto la conferma; dopo averlo provato a lungo durante questo E3 2018, possiamo tranquillamente affermare di essere davanti ad un titolo incredibile.

Metro Exodus rimane opera di 4A Games, e a detta loro questo sarà il loro progetto più grande, con più del doppio delle linee di dialogo dei primi due Metro insieme, un motore grafico completamente ricreato denominato 4A Engine e tantissime missioni da svolgere. Prima della prova gli sviluppatori ci hanno voluto parlare della nuova economia di gioco, legata a doppio filo al crafting e al limitato numero di risorse recuperabili durante l’esplorazione e l’introduzione del ciclo giorno notte, che varia sensibilmente il gameplay a seconda delle situazioni. La nostra prova si è svolta probabilmente nelle prime fasi del gioco, dove il nostro protagonista Artyon a bordo del treno che funge da base operativa per gli Spartani, un gruppo di sopravvissuti che viaggia per le lande desolate del mondo devastato. Il treno sarò il centro della vita dei sopravvissuti, data l’impossibilità di potersi stabilire in un posto. All’interno del treno la civiltà continua, come se fosse una seconda casa per i sopravvissuti, dove troveremo banchi da lavoro, letti, razioni e ovviamente i preziosissimi proiettili.
Metro Exodus è un fps, ma decisamente più ragionato e survival rispetto a tutti quelli visti finora. Questa impressione è accentuata già dai primi minuti di gioco, in cui verremo mandati ad esplorare una chiesa alla ricerca di sopravvissuti, per poi scoprire che non siamo assolutamente i benvenuti. Entrare e sparare a tutti era ovviamente possibile, ma non avremmo potuto godere dell’enfasi sulle fasi stealth proposte dagli sviluppatori, ma soprattutto, avremmo sprecato decine e decine di preziosissimi proiettili. Queste fasi stealth hanno evidenziato la reattività dell’IA dei nemici, che cercano attivamente Artyon durante i pattugliamenti, mentre potremmo scegliere se stordirli o ucciderli. Ancora non è chiaro in che modo, ma le scelte in Metro Exodus saranno parecchie ed influenzate dalle nostre azioni, quindi bisognerà sempre considerare al meglio come agire. Le fasi stealth hanno permesso di notare anche come l’HUD di Exodus sia in linea con i precedenti lavori di 4A Games, dove le indicazioni importanti sono tutte sulla tuta del protagonista: salute, radiazioni, indicatore di luce.

Durante la prova siamo stati lasciati abbastanza liberi di giocare come volevamo, questo perché Metro Exodus è talmente vasto da permettere tantissimi tipi di approcci alle missioni, con tantissimi anfratti e segreti da esplorare, alcuni più letali di altri. Abbiamo svolto sessioni in canoa dove siamo stati assaliti da mostri marini, esplorato rovine zeppe di mutanti aggressivi, combattuto contro banditi guidati dalla disperazione e dalla fame: un mondo stranamente brulicante di vita per essere il residuo di una apocalisse post atomica. Molta enfasi è stata posta anche sul crafting, effettuabile non solo tramite le postazioni deidcate, ma anche tramite il nostro zaino, che a quanto pare diventerà il ostro migliore amico. La possibilità di craftare munizioni (rarissime, almeno nelle prime ore), medikit (perché non si guarisce col tempo) e altri gadget legati alle utilità e allo stealth, rendono lo zaino uno strumento indispensabile per la sopravvivenza nelle lande desolate. Tutte le armi del gioco inoltre possono essere modificate a piacimento, installando modificatori e componenti aggiuntivi, così da renderle adattabili a qualsiasi situazione. Durante la prova abbiamo potuto provare oltre alle classiche pistole di fortuna e mitragliatori, anche un nuovo fucile a pressione, che oltre alle munizioni deve anche essere caricato tramite aria complessa, con la pressione che si scarica anche abbastanza velocemente nel tempo. Un’arma estremamente potente, ma difficilissima da utilizzare nelle situazioni più concise. Il feeling con le armi è eccellente, e tutte restituiscono una sensazione diversa a seconda della loro fattura e della loro usura, fattore che influenzerà anche le loro prestazioni qualora non fossero pulite a dovere.

Metro Exodus si presenta quindi con tantissime novità ed una struttura solida, una narrativa che gode ancora del supporto dell’autore della serie cartacea ma soprattutto con un comparto tecnico impressionante, che per un secondo ci ha fatto dimenticare i trenta frame per secondo dettati dalla prova su Xbox One X in 4K. La mole poligonale è incredibile, la modellazione dei personaggi, anche quelli secondari, è curatissima e gli effetti particellari e di luce hanno un impatto notevole sull’economia di gioco. Ottimo anche il sonoro, con un doppiaggio incredibile che mischia sapientemente vari accenti creando un gruppo di sopravvissuti eterogeneo e credibile. Idem dicasi per la direzione artistica, che ricrea il mondo immaginato da Glukhovsky, in un mix di moderno e post apocalittico sempre originale.

Metro Exodus ci ha convinto appieno e non vediamo l’ora di poter mettere le mani su questo fps sandbox dalla marcatissima componente survival che continua costantemente ad migliorare se stesso. Se le missioni risulteranno abbastanza coinvolgenti, vogliamo sbilanciarci dicendo che potrebbe diventare uno dei migliori esponenti del genere in circolazione. Non ci resta che aspettare il 22 Febbraio 2019, data comunque da ricordare per i giocatori di mezzo mondo per l’uscita anche di Day’s Gone e Anthem.

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