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Disjunction | Recensione

Con ogni probabilità il nome Ape Tribe Games non vi dirà molto. Questo perché il team formato da Erwin LeCun e i suoi due fratelli è al suo esordio assoluto nel mondo dei videogames e Disjunction ne è l’opera prima. Questo Action RPG in salsa retrò alterna elementi ruolistici a là Baldur’s Gate e Shadowrun a fasi stealth figlie della saga di Metal Gear Solid, il tutto ambientato a New York in un futuro distopico e cupo. Le premesse sono perciò delle migliori, ma sarà riuscito a farsi notare in mezzo al marasma di titoli indie disponibili per Nintendo Switch? Scopriamolo assieme.

Cyberpunk 2048

stealth

Disjunction si aggiunge all’ormai chilometrica lista di titoli che prendono a grandi mani dallo stile Cyberpunk (il genere letterario, non il gioco di CD Projekt Red), puntando però molto sulla componente narrativa, cosa che lo contrappone agli action pure e crudi. La trama, che combina fantascienza e noir, ha infatti un ruolo chiave in Disjunction, sia per la caratterizzazione dei tre protagonisti, dotati ciascuno di background narrativo (ma anche ovviamente parco abilità) completamente differente, sia per la presenza massiccia di dialoghi con tanto di risposte a scelta multipla che influenzeranno il corso degli eventi. Quella narrata in Disjunction è una versione alternativa e distopica di New York, ingrigita da livelli critici d’inquinamento, un alto tasso di degrado sociale e, come ogni cyberpunk che si rispetti, uno sviluppo tecnologico ormai fuori controllo. Per ragioni diverse, i tre protagonisti (il detective Frank, alle prese con le indagini sullo spaccio di un nuovo tipo di droga sintetica denominata Shard, l’ex pugile Joe caduto in disgrazia dopo la perdita della figlia e la hacker Spider, in fuga dalla mafia cinese) si troveranno a fare i conti con i lati più oscuri della New York del 2048 fino ad incrociare inevitabilmente i propri destini.

Diverse storie ma anche diversi modi di agire. Parlando dell’aspetto più prettamente ludico di Disjuction, il gioco trae larga ispirazione dai capostipiti del genere Action RPG in soggettiva. Ciascun protagonista avrà subito a disposizione un’arma bianca ed una a fuoco, starà al giocatore scegliere che tipo di approccio adottare (furtivo o più caotico) in ogni livello, scelta che influenzerà anche l’andamento della storia. In caso di approccio stealth, vi basterà premere X per procedere a passo felpato. In questo modo, oltre a ridurre la possibilità di essere rilevati dai nemici, sarà anche possibile visualizzare il loro campo visivo. Ciascuno dei tre personaggi presenti in Disjunction è dotato inoltre di un set di armi secondarie esclusive, con la possibilità di equipaggiarne fino a due contemporaneamente, e di un’abilità passiva, tutte sbloccabili avanzando nella storia. Le due barre presenti a schermo indicheranno rispettivamente salute ed energia, quest’ultima utile per poter utilizzare le varie armi/abilità secondarie e ricaricabile raccogliendo le batterie sparse per le mappe, mentre la prima ci indicherà quanti colpi potremo ancora subire prima di ripartire dal checkpoint. Sulla falsa riga di Solid Snake, protagonista della saga Metal Gear Solid, anche i protagonisti di Disjunction potranno trascinare e nascondere i cadaveri dei nemici, l’IA avversaria infatti potrà notarli ed aumentare così lo stato di allerta.

La pixel art è bella e tutto ma alla lunga…

Pixel art

Il plot di Disjunction è tutto fuorché originale, ma è sicuramente da apprezzare la scelta di Ape Tribe Games di non rendere la trama di Disjunction lineare introducendo dialoghi a scelta multipla, i quali vi porteranno ad uno dei diversi finali disponibili. Ciò inoltre rende Disjunction un titolo dall’alto fattore rigiocabilità, caratteristica che compensa le poche ore necessarie per terminare ogni singola run. Purtroppo per noi l’italiano non è fra le lingue selezionabili nel gioco, un peccato se si pensa alla mole considerevole di dialoghi presenti oltre che le righe di approfondimento della lore che potrete visualizzare passando il cursore sopra alle parole chiave. Poco originale ma efficace anche lo stile grafico adottato dai ragazzi di Ape Tribe Games per Disjunction, una deliziosa e coloratissima veste grafica in pixel art figlia degli anni ’90, di certo non una novità nel panorama indie ma decisamente piacevole da vedere. Meno ispirato invece il character design dei tre protagonisti e dei nemici, piuttosto scialbo e anonimo.