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Destroy all Humans! Remake | Recensione

Destroy all Humans! Remake non poteva uscire in un periodo migliore. Dopo aver affrontato pandemie globali, rivolte e simil guerre mondiali, l’umanità nel 2020 aveva effettivamente bisogno di sfogarsi un po’. Il ritorno dei Furon sulle nostre piattaforme è effettivamente l’idea migliore che potessimo avere. Remake del titolo cult dei Pandemic Studios e riedito da Black Forest Games per THQ, Destoy all Humans! è un concentrato di satira, devastazione e leggerezza di cui, sinceramente, ne sentivamo il bisogno: vi spieghiamo tutto nella nostra recensione.

Arrendetevi stupidi Umani

Crypto Destroy All Humans remake recensione

Ambientato nell’America negli anni 50, epoca d’oro di Hollywood e del sogno, il gioco ci metterà nei panni di Crypto, avanguardia dell’Impero Furon il cui compito è quello di recuperare più DNA possibile dalla razza umana, contaminato anni prima da un contatto tra le due specie e unica possibilità di salvezza per il genoma della società aliena, ormai in deterioramento a causa della clonazione. Tutto questo è ovviamente solo un pretesto per scatenare distruzione su vasta scala in lungo ed in largo, annientando qualsiasi cosa possa anche solo lontanamente incontrare l’avanzata di Crypto. La genialità nella narrazione è quella di aver mantenuto un tono volutamente satirico e scherzoso, amplificando così l’assurdità della situazione e sfruttando tutti i cliché dell’epoca, tra l’ossessione per i comunisti, il sogno americano e l’ignoranza diffusa. Tutto in Destroy all Humans! Remake può essere visto in chiave ben più profonda della semplice battuta, dando un grandissimo valore al titolo. Nel corso delle circa 10 ore che serviranno per completare le missioni vi ritroverete a “visitare” tantissime tra le location più famose degli stati uniti, come la casa Bianca o Hollywood, affrontando tutto l’esercito che la nazione a stelle e strisce può mettere in campo, compresi dei wannabe Man in Black chiamati Majestic.

Skate and Destroy

DNA Furon Destroy All Humans remake recensione

Il remake di Destroy all Humans! Remake non punta decisamente sulla grafica, ma anzi riprende la struttura del gioco principale e ne espande le possibilità, rendendolo molto meno macchinoso e svecchiandolo di tante features che altrimenti lo avrebbero reso anacronistico. Il punto focale del gioco è la distruzione più totale, il completo devasto di tutto quello presente a schermo, declinata come divertimento più totale. Nelle circa 20 missioni del gioco potremmo contare su un vasto arsenale di armi e poteri psichici di Crypto per distruggere gli stolti umani e recuperare il DNA Furon, senza contare la possibilità di poter utilizzare anche il devastante disco volante, letteralmente inarrestabile per le tecnologie dell’epoca. Gli sforzi degli sviluppatori si sono dunque concentrati sul gameplay, inserendo innanzi tutto la scelta rapida di armi e poteri, o la possibilità di poter saltare ed interagire quando Crypto è in forma umana, cosa prima impossibile e che ci obbligava a dover cambiare continuamente forma. È stato aggiunto anche una specie di skateboard che si integrerà con lo scatto, altra novità del remake.

Comparsi anche nuovi obiettivi opzionali durante le missioni e soprattutto sono stati rivisti all’inverosimile gli upgrade, con oltre sessanta nuovi potenziamenti, un numero infinitamente superiore rispetto al titolo originale. C’è quindi tantissima carne al fuoco in Destroy all Humans! Remake a patto che accettiate la formula generale del gioco, ovvero la distruzione fine a sé stessa, una gigantesca valvola di sfogo per i giocatori che mal si sposa con la rigidità delle strutture narrative classiche. Se cercate quindi trama, storia, complessità o una serie di obiettivi da seguire, meglio girare alla larga.

Remake spaziale

upgrade

Paradossalmente questo suo grande pregio è anche il difetto principale di Destroy all Humans! Remake, dato che oltre a devastare si può fare ben poco. Le mappe sono inoltre solo sei e per quanto liberamente esplorabili, dopo un po’ il fattore ripetitività di farà sentire. Stiamo comunque parlando di un gioco con quindici anni sul groppone, e aspettarsi qualcosa di totalmente nuovo avrebbe sia snaturato il valore del remake, sei illuso noi come giocatori.

Come già accennato in precedenza, Destroy all Humans! Remake non punta sulla grafica ma sul divertimento. Per questo tecnicamente il titolo è giusto sufficiente, con textures ancora in bassa risoluzione, un numero di poligoni rimasto bloccato a qualche anno fa e un’IA nemica non proprio di prim’ordine. Il tutto però perde importanza di fronte alla realizzazione artistica della patinata America degli anni 50, ricreata in maniera egregia e dannatamente esilarante.

Versione testata: PC

Versioni disponibili: PC, PlayStation 4, Xbox One

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