Death Stranding 2: On the Beach è stato progettato con un obiettivo chiaro: permettere a più giocatori di arrivare fino alla fine dell’esperienza. In una recente intervista, Hideo Kojima ha spiegato come il tema della difficoltà abbia influenzato profondamente lo sviluppo del sequel. Forte dell’esperienza maturata con il primo capitolo, il team ha scelto di intervenire su alcuni aspetti chiave del gameplay ed il risultato è un gioco più accessibile, ma non privo di compromessi. E, come spesso accade con le opere di Kojima, la scelta ha fatto discutere.
Parlando con la testata giapponese Nikkei Cross Trend (grazie ad Automaton), Kojima ha raccontato che Death Stranding, pur avendo superato i 20 milioni di giocatori, presentava alcuni elementi particolarmente “spigolosi”. Si trattava di decisioni di design intenzionali, pensate per mettere alla prova la pazienza e la resistenza del giocatore. Tuttavia, i dati interni hanno mostrato come queste scelte abbiano causato due picchi significativi nel tasso di abbandono dell’avventura.
Uno degli esempi più emblematici citati dallo stesso Kojima è la missione in cui il giocatore deve trasportare il corpo senza vita della presidente Bridget Strand. Un momento narrativamente potente, ma anche estremamente punitivo dal punto di vista ludico, che ha spinto molti a smettere di giocare. In Death Stranding 2, il team ha deciso di non riproporre situazioni simili, evitando difficoltà percepite come punitive e favorendo una progressione più fluida.
Questo ripensamento non ha significato stravolgere l’identità del gioco. Kojima sottolinea infatti che temi e meccaniche fondamentali sono rimasti intatti. Le modifiche sono state mirate a migliorare la giocabilità, rendendo l’esperienza più scorrevole. L’aggiunta di un maggior numero di veicoli è uno degli esempi più concreti di questa filosofia: spostarsi nel mondo di gioco risulta meno faticoso e più immediato, senza rinunciare al senso di viaggio che caratterizza la serie.
Leggiamo un estratto delle dichiarazioni condivise da Hideo Kojima:
“Volevamo mantenere il tema e le meccaniche di gioco, ma apportare delle modifiche per renderlo più facile da giocare. È anche per questo che abbiamo aggiunto più veicoli, per esempio”.
Il risultato, secondo Kojima, è che in Death Stranding 2 un numero più elevato di giocatori riesce a completare l’avventura. Allo stesso tempo, il game director è consapevole delle critiche mosse da una parte del pubblico più esperto, che ha percepito il sequel come meno incisivo o “tiepido” rispetto al primo capitolo. È il prezzo da pagare, ammette, quando si cerca di trovare il giusto equilibrio tra accessibilità e sfida.
Death Stranding 2: On the Beach diventa così un esempio concreto di come l’analisi dei comportamenti dei giocatori possa influenzare le scelte di design, con Kojima Productions che ha scelto di ridurre gli ostacoli più estremi per evitare l’abbandono, dimostrando come la difficoltà non sia solo una questione di sfida, ma anche di coinvolgimento e permanenza del giocatore fino ai titoli di coda.
Ricordiamo infine che Death Stranding 2 potrebbe arrivare a breve su PC. Consigliamo infine di leggere la nostra recensione del gioco.
