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Call of Duty: Vanguard Recensione Campagna Single Player

Definito dalla stessa Activision “The Best WWII Game”, Call of Duty: Vanguard è la nuova iterazione, la ventiquattresima per la precisione, della rediviva saga di FPS pubblicata appunto dalla società con sede a Santa Monica. Sviluppato da Sledgehammer Games, che assieme a Infinity Ward e Treyarch compone il trittico dedicato a questa serie, Call of Duty: Vanguard segna l’ennesimo ritorno del franchise all’epoca del secondo conflitto mondiale. Nonostante il core principale della serie Activision sia da sempre il multiplayer, la rinnovata presenza della campagna in single player conferma la volontà da parte di Activision di non abbandonare del tutto questo tipo di esperienza. Una campagna che, anziché puntare unicamente sui fatti storici della Seconda Guerra Mondiale, si concentra sull’inventare una nuova ed interessante storia che ruota attorno ai suoi cinque carismatici protagonisti, cinque combattenti pronti a ribaltare le sorti di un Europa stretta nella morsa nazista. Fate il pieno di munizioni e preparatevi a questa recensione della campagna single player di Call of Duty: Vanguard!

 Call of Duty: Vanguard

I magnifici cinque

Che cos’hanno in comune due inglesi, una russa, un americano e un australiano nella metà degli anni ’40? Semplice, l’odio per i nazisti. Arthur Kinglsey, il leader della squadra, esperto soldato britannico destinato a rovesciare il Terzo Reich. Assieme a lui Richard Webb, braccio destro di Arthur e abile stratega, Polina Petrova, originaria di Stalingrado e cecchino infallibile, Wade Jackson spietato guerriero di Brooklyn ed infine Lucas Riggs, esperto in demolizioni. Assieme formano la Task Force One, una squadra con il compito di infiltrarsi nella Berlino nazista per scoprire i segreti dietro al Progetto Phoenix, un piano che potrebbe consegnare in mani tedesche il controllo di tutto il mondo. Con pochissime informazioni e un’unica pista da seguire, questo straordinario melting pot di ceti sociali, etnie e competenze belliche differenti dovrà farsi carico della salvezza dell’intera Europa, una missione troppo delicata per essere affidata ad un normale esercito perché necessita di abilità ma, soprattutto, di una certa discrezione.

Attraverso i nove capitoli della campagna single player seguiremo perciò ciascuno dei cinque componenti della Task Force One durante la loro guerriglia. A mettergli il bastone fra le ruote ci penserà Jannick Richter, ufficiale nazista agli ordini del Generale della Gestapo Hermann Freisinger. Una storia che unisce diversi temi, come il razzismo visto dagli occhi e sulla pelle di Arthur Kinglsey, o la rivolta sociale russa nelle sezioni dedicate a Polina Petrova. Ciascun personaggio è approfondito in alcune missioni flashback dedicate unicamente al loro passato, utili per capire le origini della Task Force One e per delineare il profilo psicologico dei suoi cinque membri. Il tutto viene intermezzato da alcune cinematic in CGI di ottima fattura, un must per un set up dai toni epici come quello di Call of Duty: Vanguard.

Fuochi d’artificio

Ed è proprio la spettacolarità il punto di cardine dell’esperienza di Call of Duty: Vanguard, spettacolarità che non sempre coincide con originalità e imprevedibilità. La caratterizzazione dei personaggi è sicuramente di livello, complice anche l’interpretazione di attori in carne ed ossa che hanno prestato il proprio volto e le proprie movenze per il titolo di Sledgehammer Games. Spicca su tutti l’eccezionale interpretazione di Dominic Monaghan, il Merry della Trilogia de Il Signore degli Anelli nonché Charlie in Lost, nei panni del villain del gioco. La trama di Call of Duty: Vanguard sembra però soffrire delle stesse problematiche che accomunano la serie, ovvero un plot fin troppo scontato e prevedibile, con pochi stravolgimenti di fronte. Nonostante quindi delle buone premesse, la brevità campagna di Call of Duty: Vanguard, completabile in circa 4-5 ore al massimo, e la linearità delle nove missioni che la compongono non consentono al gioco di Sledgehammer Games di compiere quel tanto agognato salto di qualità necessario a invertire una tendenza che vede il comparto single player da sempre sacrificato in favore del multiplayer.

Il gameplay di Call of Duty: Vanguard offre una buona panoramica sulle meccaniche di gioco che vengono riproposte anche nella modalità multiplayer, senza però lo stesso mordente delle partite online. La novità per questa campagna è sicuramente rappresentata dalle abilità peculiari dei cinque protagonisti, una feature dal potenziale enorme che però risulta l’ennesima occasione mal sfruttata da parte del team di Sledgehammer Games. Ogni componente della Task Force One possiede infatti un’abilità che lo contraddistingue e scoprirete via via nelle missioni flashback. Ad esempio nelle sezioni dedicate a Kinglsey potrete impartire alcuni ordini ai vostri commilitoni. A differenza Jackson potrà rallentare il tempo grazie ad un potere simile a quello del bullet time. Tutte funzionalità di per sé interessanti, non fosse che appaiono davvero fin troppo abbozzate. A stridere più di tutti è l’abilità di Polina, ovvero quella di arrampicarsi agilmente sulle sporgenze e di saltellare da un tetto all’altro in pieno stile parkour. Purtroppo la sua utilità è limitata a pochissime porzioni di gameplay dove gli appigli appaiono sin troppo evidenti, senza bivi o senza che venga richiesto alcun tipo di abilità da parte del giocatore.

Call of Duty: Vanguard recensione

L’arte di uccidere

Nonostante il motore grafico sia lo stesso utilizzato nella riedizione di Modern Warfare del 2019, la resa visiva di Call of Duty: Vanguard è davvero meritevole di un plauso. I volti e le animazioni sono eccellenti, anche grazie all’utilizzo della tecnica del Motion Capture per i protagonisti principali. Il tocco cinematografico della campagna è evidente ad ogni missione, il realismo di effetti come esplosioni, roghi e collisioni contribuisce a rendere quella di Call of Duty: Vanguard un’esperienza visibilmente emozionante almeno per quanto riguarda la grafica. A parte qualche sporadico calo di frame rate riscontrato su Serie S e old gen, il gioco di Sledgehammer Games fa il suo dovere senza problemi, grazie ai 60fps stabili. A chiudere un già di per se notevole comparto artistico ci pensano l’ottima colonna sonora composta da Bear McCreary (lo stesso che ha composto le musiche di The Walking Dead, Black Sails e altre celebri serie TV) e il doppiaggio italiano assolutamente convincente e mai banale.

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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