Il remake di Bloodborne sembrava l’operazione perfetta: un classico amatissimo, un team esperto in rifacimenti di qualità, il sostegno economico di Sony. Eppure il progetto non è mai partito. Secondo fonti riportate da Bloomberg, Bluepoint Games aveva riproposto l’idea all’inizio del 2025 e i numeri apparivano solidi. Ma FromSoftware si sarebbe opposta, bloccando tutto nonostante l’ok potenziale di Sony. Una vicenda che si intreccia con la chiusura dello studio texano e con le strategie fallite sui live-service.
Punti chiave da ricordare:
Per comprendere la vicenda bisogna tornare al 2020, quando Bluepoint firmò il remake di Demon’s Souls, titolo di lancio di PlayStation 5: 92 su Metacritic e 1,4 milioni di copie vendute nel primo anno. Lo studio di Austin era già noto per il rifacimento di Shadow of the Colossus e per la sua eccellenza tecnica. Nel 2021 Sony ne completò l’acquisizione, con grandi aspettative sul contributo creativo futuro.
Dopo l’acquisto, Bluepoint collaborò con Santa Monica Studio allo sviluppo di God of War Ragnarök. Poi arrivò la svolta strategica: Sony puntava forte sui giochi live-service, pensati per generare entrate continuative. Il primo progetto originale di Bluepoint sotto PlayStation sarebbe dovuto essere proprio un live-service ambientato nell’universo di God of War. L’idea, ancora fluida, prevedeva un’avventura cooperativa con Atreus che cade nell’Ade e affronta l’inferno greco in diverse “versioni” del personaggio, con supporto costante nel tempo.
Il problema era strutturale: Bluepoint non pubblicava un gioco originale dal 2006 e non aveva esperienza con i live-service. Era un team piccolo, forte soprattutto in ambito artistico e ingegneristico, meno nel game design sistemico richiesto da titoli a lungo termine. Anche con il supporto di Santa Monica Studio, il progetto faticava a trovare una direzione chiara. A gennaio 2025 Sony lo cancellò ufficialmente, lasciando Bluepoint senza un titolo in sviluppo.
A quel punto, il remake di Bloodborne sembrava la soluzione ideale. Pubblicato nel 2015 su PlayStation 4, Bloodborne è considerato uno dei migliori action RPG di sempre, ma soffriva di problemi tecnici come cali di frame-rate: un candidato naturale per il “trattamento Bluepoint”. I fan lo chiedevano da anni e, secondo Bloomberg, all’inizio del 2025 lo studio ripresentò formalmente il progetto. La risposta interna fu che “i numeri avevano senso”, quindi dal punto di vista commerciale l’operazione era sostenibile. Tuttavia, FromSoftware non voleva che il remake venisse realizzato.
Una possibile spiegazione era già stata ipotizzata da Shuhei Yoshida in un’intervista a Kinda Funny Games: secondo lui, Hidetaka Miyazaki potrebbe essere interessato a rifare Bloodborne ma troppo impegnato per occuparsene direttamente, e allo stesso tempo non desideroso di affidarlo ad altri. Pur possedendo il franchise, PlayStation avrebbe rispettato la volontà creativa del suo autore.
Bloccata l’opzione più logica, Bluepoint tentò altre strade: propose una versione aggiornata di Shadow of the Colossus, respinta da Sony; sondò l’idea di uno spin-off di Ghost of Tsushima e altre collaborazioni con studi interni, ma nessun progetto ricevette il via libera. Altri team, già sotto pressione finanziaria, non volevano destinare risorse significative a iniziative esterne.
Nel febbraio 2026, dopo oltre un anno senza un nuovo incarico concreto, la situazione precipitò. Il 12 febbraio Sony annunciò il remake della trilogia originale di God of War senza il coinvolgimento di Bluepoint. Una settimana dopo arrivò la comunicazione ufficiale: lo studio avrebbe chiuso. Dietro le quinte, la dirigenza non riteneva più Bluepoint attrezzata per sviluppare un titolo originale né riusciva a trovare una partnership coerente.
La chiusura ha comportato circa 70 licenziamenti, anche se Sony ha offerto ai dipendenti la possibilità di candidarsi presso altri studi del gruppo. Nel frattempo, altre aziende del settore avrebbero sondato la possibilità di “salvare” parte del team, segno che la competenza tecnica di Bluepoint resta molto apprezzata.
Per gli studenti, questa vicenda è un esempio concreto di come nell’industria videoludica le decisioni non siano solo creative ma anche strategiche, economiche e legate ai rapporti tra sviluppatori e publisher. Anche quando “i numeri tornano”, il controllo autoriale e le scelte di visione possono fermare un progetto attesissimo. Il caso Bloodborne dimostra che possedere un marchio non significa necessariamente poterlo rilanciare senza il consenso di chi lo ha creato.
Bloomberg: Bluepoint Games pitched a remake of Bloodborne last year – Sony said yes, FromSoftware said no
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— Shinobi602 (@shinobi602) February 27, 2026
