Durante l’annuale incontro con gli azionisti tenutosi a Parigi il 10 luglio, Ubisoft si è trovata al centro di un momento inusuale e molto rappresentativo dei dibattiti culturali che attraversano oggi l’industria videoludica. Nel corso della sessione di domande e risposte, uno degli investitori – dichiaratosi un gamer veterano – ha chiesto senza mezzi termini al CEO Yves Guillemot: “Assassin’s Creed Shadows è un gioco woke?”. La domanda ha toccato un nervo scoperto: il gioco, terzo titolo più venduto del 2025 fino ad oggi, è stato criticato online per aver scelto come protagonista Yasuke, un samurai nero realmente esistito, e per includere Ibuki, un personaggio ronin non binario con cui è possibile sviluppare una relazione sentimentale.
Come leggiamo su Gamefile, l’investitore ha accusato Ubisoft di seguire un’agenda politica “di sinistra”, chiedendo se l’inclusione fosse frutto di un impegno genuino o di una strategia forzata. Ha anche messo in discussione la reputazione complessiva della compagnia, definendola “compromessa” agli occhi di molti videogiocatori. Guillemot ha risposto in modo calmo ma fermo, evitando di accettare la provocazione, spiegando che Ubisoft punta a raccontare storie con protagonisti “dal viaggio eroico”, e ribadendo che Yasuke è una figura storica realmente esistita, lodando la scelta come “un enorme successo”. Il CEO ha sottolineato l’intenzione dello studio di offrire una narrazione nuova e significativa, senza confermare o negare l’etichetta di “woke”.
Ma le domande scomode non sono finite lì. Lo stesso azionista ha poi citato il movimento Stop Killing Games, nato in reazione alla decisione di Ubisoft di rendere inaccessibile The Crew anche a chi lo aveva acquistato legalmente. La petizione legata al movimento ha superato recentemente un milione di firme nell’Unione Europea. Guillemot ha risposto che il supporto ai giochi non può durare per sempre, ma ha ammesso che l’azienda sta “lavorando sulla questione”, lasciando però la soluzione ancora vaga.
L’investitore ha affermato quanto segue, citando le polemiche che hanno colpito Yasuke prima del lancio di Assassin’s Creed Shadows:
“Prima di tutto, per quanto riguarda Assassin’s Creed Shadows, c’è stata molta controversia riguardo al gioco. Come rispondete? Ubisoft è stata accusata e criticata per questa tendenza ‘woke-ista’. Il gioco è ambientato nel Giappone medievale del XVI secolo ed il personaggio principale è un samurai africano. Questa è stata quindi una scelta audace da parte di Ubisoft. E nella storia si innamora, questa è una delle possibilità offerte, si innamora di un personaggio transgender. Adesso, woke o non woke, come spiega la cattiva reputazione di Ubisoft, che potrebbe effettivamente mettere in discussione le fondamenta della vostra organizzazione? È una dimostrazione di apertura da parte vostra? O farete marcia indietro sul seguire un’agenda politica di sinistra? C’è spazio nel mondo dell’intrattenimento per una posizione del genere?”
Guillemot ha affermato quanto segue:
“Questo è un personaggio reale. Questa è una persona che è esistita davvero. E mostrare quel personaggio ha avuto un enorme successo. Ed è per questo che abbiamo deciso di raccontare quella storia. Volevamo raccontare una storia diversa.”
L’incontro, a cui hanno partecipato anche il CFO Frédérick Duguet e altri dirigenti, è stato l’occasione per discutere anche del budget di Assassin’s Creed Shadows, stimato oltre i 100 milioni di euro, e delle lezioni apprese da Star Wars Outlaws, che ha avuto performance deludenti. Inoltre, è emerso un accenno al possibile ritorno di un gioco della serie Ghost Recon, non ancora annunciato ufficialmente.
In un’epoca in cui i videogiochi sono sempre più oggetto di scrutinio sociale e culturale, l’assemblea di Ubisoft ha dimostrato come anche le sedi formali di confronto aziendale possano diventare arene per discussioni ben più ampie. Guillemot ha scelto la via della diplomazia, confermando la direzione inclusiva della compagnia senza rinunciare alla difesa dei propri team creativi.