Dagli studi dello studio indipendente Question, uno studio che annovera tra i suoi ranghi figure chiave nello sviluppo di titoli come Bioshock, Dishonored e Prey, arriva The Blackout Club, un horror game cooperativo che mette sul piatto meccaniche stealth molto interessanti incorniciate in un concept decisamente affascinante.

The Blackout Club raccoglie tutto il fascino dell’horror e del mistero prendendo ispirazione da Stranger Things e dalle spericolate avventure di adolescenti coinvolti in fenomeni più grandi di loro. The Blackout Club ci porta nella distorta illusione del sonno e delle creature che invadono la mente degli abitanti di un paesino isolato dalla tecnologia. I cosiddetti dormienti, creature la quale sagoma è visibile soltanto chiudendo gli occhi, stanno conquistando le menti degli adulti di un paesino nel quale il progresso tecnologico è ostruito da un isolamento che rende gli abitanti incapaci di utilizzare i più moderni mezzi di comunicazione. Un’escamotage leggermente forzato che serve a giustificare le scelte narrative del titolo e sarebbe bastato ambientare il titolo negli anni ’90, sacrificando uno strumento comunque importante ovvero lo smartphone.

The Blackout Club ci mette inizialmente nei panni di una ragazzina che, rimasta sola a casa, entra per la prima volta in contatto con i dormienti e, nel tentativo disperato di sfuggirvi, trova rifugio nel Blackout Club, un’organizzazione di adolescenti motivati da un senso di giustizia e determinati a portare a galla la verità attraverso prove video, audio e materiali. Il titolo è ancora in accesso anticipato ma può vantare delle meccaniche decisamente interessanti, ostacolate soltanto da una mancanza generale di contenuti e dalla randomizzazione delle missioni. Gli elementi di personalizzazione sono al momento molto limitati ma siamo sicuri che il titolo verrà supportato a dovere dal team di sviluppo. La base operativa del The Blackout Club, situata all’interno di alcuni vagoni merci abbandonati, ci permetterà di distribuire dei punti abilità e di gestire gli oggetti in nostro possesso. Al di là dell’ottima prefazione e del concept di gioco impreziosito da meccaniche di gioco innovative, The Blackout Club è ancora un titolo troppo acerbo per essere vissuto in maniera soddisfacente. Dopo l’impatto iniziale infatti sono davvero pochi quegli elementi di sorpresa che distolgono l’attenzione dal semplice horror stealth fatto di nascondigli, fughe e jumpscares. La possibilità di affrontare le missioni con gli amici porta al titolo una ventata d’aria fresca, amplificando l’esperienza di gioco senza però enfatizzare la cooperazione.

The Blackout Club è un titolo che fa molta attenzione ad elementi come la luce, i rumori, le superfici, mettendo sul campo tutta l’esperienza del game design degno di titoli di alto livello. A far compagnia ai dormienti, incapaci di vedere intorno a loro ma con un senso dell’udito molto spiccato, troviamo altri nemici più difficili da aggirare. Sono ancora pochi gli oggetti a nostra disposizione per far fronte alla minaccia dei nemici, tra granate stordenti, dardi soporiferi e teaser possiamo respingere l’aggressione dei nemici ma non saremo mai in grado di eliminarli completamente. The Blackout Club riesce sicuramente a destare la curiosità ma, addentrandoci tra le meccaniche del gioco, veniamo bloccati da un sistema di generazione randomico delle missioni che utilizza come unica base la mappa di gioco riducendo così l’intera esperienza ad una caccia al tesoro stealth poco incentivante e ripetitiva. Anche livellare può rivelarsi molto tediante, costringendo il giocatore a giocare e rigiocare le stesse missioni andando a scadere in una ripetitività disarmante che non giustifica ancora il tempo speso. The Blackout Club è dunque un ottimo punto di partenza per un titolo alternativo, innovativo e ben concepito, bisognerà però aspettare un pieno sviluppo per poter godere del fascino dell’horror senza scadere nei limiti di una produzione ancora in corso che potrebbe far svanire tutto l’interesse generato durante le prime ore di gioco. La strada è ancora lunga, il tiro è da correggere abbondantemente ma ci sono delle solide basi, anche tecniche, che ci fanno ben sperare. Non ci resta dunque che aspettare ulteriori sviluppi, torneremo su The Blackout Club magari a prodotto fatto e finito e potremo sviscerarlo per come si deve in sede di recensione.

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