Arrivato come un fulmine a ciel sereno con un devastante trailer durante i TGA dello scorso dicembre, Atlas, dai creatori di Ark: Survival Evolved, mira in alto, forse troppo. Un MMO di proporzioni mastodontiche, 40.000 giocatori connessi allo stesso mondo ed una mappa addirittura 1200 volte più grande di quella di Ark: Survival Evolved. Il titolo è arrivato su Steam sotto l’ormai consueta etichetta di Early Access con un rilascio completo previsto per il 2020. Vediamo intanto come si propone la nuova fatica di Wildcard, un progetto ambizioso destinato a rivoluzionare il concetto di MMO oppure uno specchio per le allodole?

Ark: Survival Evolved ha contribuito, a modo suo, a rivoluzionare il mondo dei survival, introducendo delle componenti sandbox ed MMO seguite poi a ruota da titoli come Rust, Conan Exiles ed il più recente Fallout 76. Quella di Atlas è una promessa decisamente difficile da mantenere, pensate che per montare il trailer mostrato ai TGA 2018, secondo un’intervista agli sviluppatori, è stata necessaria una build con ben 4 RTX 2080 Ti in SLI. Build da capogiro a parte, uno dei più grandi problemi del titolo era già intuibile da un’attenta analisi del trailer di presentazione. Tra asset ripresi direttamente da Ark ed animazioni dei personaggi esattamente uguali a quelle già presenti nel celebre survival di Wildcard Games, l’ark-reskin era dietro l’angolo. Abbiamo però atteso con trepidante fiducia, armati di “non succede, ma se succede..”, l’uscita di Atlas in modo da poterci lanciare in quello che sembrava essere un Sea of Thieves al quadrato, il coronamento del sogno di tanti giocatori.

Immaginate infatti di immergervi in un mondo incredibilmente vasto e variegato la cui mappa richiede 30 ore reali di viaggio per essere percorsa da parte a parte. Un mondo vivo, fatto di NPC, città, giocatori, natura e varietà in una deliziosa salsa piratesco-fantasy che non lascia fuori proprio nessuno. Tra draghi, elementali, creature mitologiche e spietati pirati, kraken e chi più ne ha più ne metta. Un sogno troppo bello per non esserne attratti, una lampadina che, come falene, ha catturato la nostra attenzione nonostante la consapevolezza di uscirne bruciati. Il lancio iniziale di quella che potrebbe essere definita una pre-alpha del titolo è stato uno degli eventi più disastrosi della storia dei videogiochi. Previsto inizialmente per il 13 dicembre, rinviato successivamente al 19 e, dopo un countdown impostato sul sito ufficiale, l’ennesimo rinvio al 21. Alla fine, tra rocamboleschi rinvii ed una comunicazione davvero pietosa attraverso il canale di Twitter, Atlas è stato rilasciato a cavallo tra il 22 ed il 23 Dicembre, giocabile decentemente soltanto dalla notte del 24. I 40.000 giocatori lasciano spazio a micro-server da 150 posti che vanno a comporre l’immenso mosaico della mappa di gioco. I “freeport”, ovvero i server di partenza iniziali, ci permettono di accumulare le prime risorse necessarie per poterci lanciare all’avventura su di una piccola zattera. Sono proprio questi i luoghi più colpiti dall’instabilità del titolo, affollati all’inverosimile e soggetti a molteplici crash, freeze e bug di ogni sorta, il biglietto da visita di Atlas non è di certo dei migliori.

Come si presenta dunque Atlas? Che ne è stato di quel sogno di gloria presentato ai TGA? Saremo onesti, ciò che ne rimane non è altro che un rifacimento raffazzonato di Ark: Survival Evolved, stesso sistema di crafting, stesse animazioni, stessi asset. I dinosauri lasciano il posto ad animali più contemporanei ma il succo del discorso è esattamente lo stesso. Anche i tanto blasonati freeport non sono altro che villaggi replicati in 4 isole per server all’interno dei quali troveremo soltanto 3 NPC mentre ci sarà completamente impossibile interagire con tutto il resto in termini di lore e quest. Ark con i pirati sarebbe stato dunque un nome più consono ad un titolo che, trailer montati ad arte messi da parte, nasconde dietro ad alcune meccaniche nuove le radici del fratello maggiore.

Sicuramente ci saremmo aspettati delle influenze da quello che in fondo è stata la punta di diamante di Wildcard Studios, quella presentata in Atlas è però un qualcosa di troppo radicato nelle meccaniche di gioco per essere ignorato. Stiamo bene attenti però, al momento il titolo è proposto al prezzo di 30€, il che, per un’espansione di queste proporzioni potrebbe anche essere un prezzo adeguato, quindi poco male per tutti i fan di Ark, chi si aspetta qualcosa di diverso però, almeno al momento, resterà molto deluso. Chiaramente, con una finestra di lancio proiettata nel 2020, il mondo di Atlas può essere plasmato secondo i feedback dei giocatori, ci vorrà comunque un costante impegno per rendere il titolo almeno accettabile. Al momento, come spesso accade, ci si ripara sotto l’ombrello dell’accesso anticipato che ci fa dimenticare le meccaniche ingiocabili del titolo e ci mette di fronte a tutti gli aspetti positivi. Il mondo Atlas è infatti davvero enorme, attraversarlo senza prima riflettere va a tradursi in morte certa sia per una questione legata ai valori vitali che per le minacce che ci aspettano al di fuori dei freeport. Il modello sviluppato per la gestione della nave strizza molto l’occhio a Sea of Thieves ma permette al timoniere di avere una chiara visione della direzione intrapresa dalla nave mentre la rotazione delle vele e la direzione del vento hanno bisogno ancora di essere migliorate in stabilità e fluidità. Spicca tra tutte le novità il sistema di editing della nave, incredibilmente dispendioso ma altrettanto soddisfacente. Avremo infatti la possibilità di costruire diversi tipi di nave partendo direttamente dal telaio, dalla piccola Sloop al mastodontico galeone, il giocatore può scegliere di personalizzare ogni singolo pezzo della nave, dal timone alle vele per finire con le diverse fiancate che possono ospitare boccaloni per i cannoni e diversi stili. La costruzione di una nave è chiaramente un’attività di gruppo e, almeno in PvP, bisogna stare molto attenti a dove si costruisce. Al momento il titolo è incredibilmente affollato e trovare un posto per costruire sulle sponde delle piccole isole che vanno a costituire il mondo di gioco è davvero un’impresa. Sarebbe il caso di rivedere la morfologia della mappa al fine di proporre più suolo calpestabile e meno oceano in modo da poter garantire lo spazio necessario per quei fantomatici 40.000 giocatori. In linea di massima un server va infatti ad offrire una decina scarsa di isolette sparse, troppo poche per permettere ai giocatori di progredire nel gioco.

È ancora davvero troppo presto per giudicare Atlas, al momento non ci sentiamo di consigliarlo, il titolo è troppo ancorato alle meccaniche, in questo caso, legnose di Ark per potersi distinguere veramente, i contenuti veramente nuovi non sono abbastanza per staccare Atlas dalla nomea di Ark reskin ed i dubbi sono decisamente troppi, soprattutto visti i precedenti di Wildcard Games. Allo stesso modo dubitiamo fortemente del rilascio programmato per il 2020, stimandone l’uscita per un più realistico 2022 se tutto va bene.  Da appassionati del titolo continueremo a seguire Atlas nel suo percorso di crescita, analizzandone l’enorme potenziale nella speranza che si sviluppi. Fino a quel momento non ci resta che consigliarvi di stare lontani dal titolo in attesa di tempi migliori.

Aspettative:

  • La naturale evoluzione degli MMO moderni potrebbe partire da Atlas
  • L’editor delle navi ha un enorme potenziale
  • Il sistema di server-mosaico rappresenta un’ottima scelta in termini di ottimizzazione

Dubbi:

  • Visto il modo in cui è concepito il titolo, sarà veramente difficile scrollarsi di dosso l’ombra di Ark
  • Il titolo al momento è fortemente instabile e presenta meccaniche da modificare pesantemente
  • Sono ancora troppi i bug che affliggono il titolo
  • Da rivedere completamente sistema di combattimento e collisioni
  • Forse è davvero un progetto troppo grande per essere realizzato

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