Tomb Raider è da sempre sinonimo di azione, l’esplorazione di ambientazioni ostili quanto affascinanti ed un onnipresente misticismo. Tutti elementi uniti ad un unico scopo: svelare l’esistenza di quelli che per molti sono solo favole. Le storie dei vari capitolo del brand, per quanto affascinanti, non sono tutte frutto della fantasia degli sviluppatori, ma sono il risultato di una vasta rete di ricerche tra diversi miti di tutto il mondo. In questo articolo vogliamo soffermarci su quest’ultimo aspetto, analizzando gli ultimi tre capitolo di Tomb Raider per capire le origini dei miti e delle storie narrate, e come sono state adattate e reinterpretate. Ovviamente per analizzare i vari miti e loro riadattamenti, gli spoiler saranno inevitabili e quindi, ALLARME SPOILER!

Tomb Raider (2013)

Il team di Crystal Dynamics si è ritrovato tra le mani una nuova e giovane Lara, con la possibilità di tracciare un inizio completamente slegato dal passato. Per dare il via in grande stile al reboot, serviva una storia d’effetto, e così è stato. Anche se non avete mai giocato al titolo del 2013, avrete sicuramente visto la cutscene iniziale: una giovanissima Lara a bordo di una nave al largo del Giappone sulle tracce dell’antica civiltà e della loro misteriosa Regina. Un’intuizione, che porterà lei, e il suo equipaggio, nel bel mezzo del Triangolo del Drago, una porzione d’Oceano tanto piccola quanto letale, nella quale la nave viene inghiottita da una terribile tempesta. Un incipit dall’impronta cinematografica basato su un’area realmente esistente. Il Triangolo del Drago (o Mare del Drago), situato tra il Giappone, le Isole Bonin e parte delle Isole Filippine, è diventato noto negli anni poiché è stata luogo di sparizioni misteriose iniziate negli anni ’50. Ben nove navi e numerosi aeromobili sono spariti fra il 1952 ed il 1955, anno in cui le autorità Giapponesi hanno ufficialmente dichiarato pericolosa l’area. In tanti hanno provato a svelare il mistero (come il linguista americano Charles Berlitz) ma con scarsi risultati, l’unica spiegazione “scientifica” è legata uno dei cosiddetti 12 “Vortici Vili” presenti sulla Terra, ovvero quelle zone in cui la spinta delle onde elettromagnetiche è più forte che altrove. Tutte teorie mai nulla di concreto, il che ha reso luogo ancora più affascinante, la perfetta base di molte storie. Per i ragazzi di Crystal Dynamics il misterioso Triangolo del Drago, e la sua innaturale tempesta, è il “mezzo” che permette alla nostra protagonista di arrivare (o meglio dire naufragare) nell’ostica isola dominata dalla Regina Himiko e l’antica civiltà degli Yamatai. La storia del primo Tomb Raider è, quindi, basata su due misteri collegati e reinterpretati in modo egregio: la regina Himiko non è un personaggio creato da zero, ad hoc per il videogioco, ma anche in questo caso gli sviluppatori hanno attinto a piene mani nella cultura secolare giapponese.

La figura di Himiko è affascinante e misteriosa, in quanto esistono fonti diverse proveniente da luoghi diversi (anche se vicini) e date 5-600 anni discordanti. Nonostante l’incertezza, in Giappone si crede fermamente nella sua esistenza, identificandola come la prima vera Imperatrice del Giappone, denominata anche “Figlia del Sole”. La società della regina era di stampo matriarcale, dedita allo sciamanesimo femminile. Nelle varie testimonianze, Himiko viene spesso paragonata ad una divinità dotata di poteri. Proprio sul misticismo che i ragazzi di Crystal Dynamics si sono concentrati: tutto il gioco si basa ed è trainato dalla maledizione lanciata da Himiko. Per preservarsi dalla morte la regina trasferiva la sua anima nel corpo della sua ancella favorita, ma una volta, a causa della distrazione del Samurai, l’ancella prescelta si suicidò, intrappolando così l’anima di Himiko. Le tempeste, quindi, sono causate dalla rabbia di Himiko, che intrappola gli altri sull’isola- una volta arrivati, infatti, è impossibile abbandonarla- come lei lo è nel suo corpo. Una storia che raccoglie in sé leggende e racconti, riadattati ad hoc per la giovane avventuriera Lara.

Rise of the Tomb Raider

In Rise of the Tomb Raider cambiamo location, pur continuando la strada intrapresa nel primo capitolo. Con Himiko e l’antica civiltà degli Yamatai Lara ha visto con in suoi il misticismo e l’immortalità, tutte cose che non si aspettava potessero essere reali. Acquisita, quindi, la piena consapevolezza, Lara riprende gli studi del padre spostandosi in Russia alla ricerca del Profeta immortale di Costantinopoli, fondatore della città scomparsa di Kitež. È proprio dalla città di Kitež e la sua leggenda, che si ispira l’intera trama di Rise of the Tomb Raider. Gli sviluppatori- basandosi sul tema centrale del secondo capitolo, l’immortalità- hanno spaziato tra miti di tutto il mondo, alla ricerca della base perfetta per il nuovo capitolo e percorso di Lara.  Dal Giappone del primo capitolo passiamo, in Rise of the Tomb Raider, nell’estrema Russia, in particolare nella perduta (o invisibile) città di Kitezh, una vecchia leggenda russa che risale al 13° secolo. Non ci sono molti dettagli sulla città, il primo riferimento scritto apparso nelle cronache di Kitezh, scritto dai vecchi credenti nel 1780. La leggenda in realtà parla di due città, Maly Kitezh (Piccolo Kitezh) e Bolshoy Kitezh (Grande Kitezh). Georgy II, fonda la città di Bolshoy Kitezh fuori dalla riva del lago Svetloyar nella moderna Russia. La leggenda continua quando un mongolo di nome Batu Khan invade nel 1238 Maly Kitezh. Georgy si ritira con il suo esercito di Bolshoy Kitezh. Batu Khan rintraccia Georgy e la sua città, e marcia contro di essa. I residenti però di Bolshoy Kitezh non fanno però nessuna mossa per difendersi dagli invasori mongoli. Tutte le persone iniziarono a pregare, e prima che l’esercito di Batu Khan mettesse piede a Bolshoy Kitezh, la città sprofondò sotto le onde del vicino lago, portando via tutti i suoi segreti nelle profondità sottostanti. Nei racconti popolari, la città di Kitezh si dice che sia visibile solo a coloro che sono puri di cuore. I credenti della leggenda spesso riferiscono di sentire campane provenienti dal lago o di vedere luci o anche i profili degli edifici sotto la superficie dell’acqua. Nel 2011, la spedizione archeologica intorno al lago Svetloyar, ha rivelato tracce di un antico insediamento e frammenti di ceramica tradizionale russa. Secondo gli esperti, la collina in cui sono stati trovati i resti è stata sempre incline a frane, una delle quali potrebbe aver portato una città antica a diventare sommersa nel lago, dando vita alla leggenda.

In Rise of the Tomb Raider la città di Kitež diventa la culla della Sorgente Divina (un artefatto leggendario in grado di donare l’immortalità) e fondata dal Profeta immortale di Costantinopoli. La storia assume tinte molto diverse: il profeta (che si scopre essere il nostro compagno di avventure Jacob) perseguitato dalla Trinità in quanto eretico, così insieme ai suoi seguaci era emigrato in Russia, dove avevano costruito la città. Dopo l’attacco delle truppe di Gengis Khan il Profeta fu costretto a sacrificare Kitež per proteggere la Sorgente Divina. La città finì sepolta sotto un ghiacciaio, mentre il popolo del Profeta si era stabilito nella valle vicina, per poterne difendere i segreti. La nostra eroina, dopo aver confermato quindi l’esistenza di quello che per altri era solo una leggenda, si pone come obiettivo quello di proteggere la Sorgente Divina dalla Trinità, una fastidiosa società segreta che troveremo anche nel terzo capitolo.

Shadow of the Tomb Rider 

Dalla Russia ci spostiamo in Messico e in Perù, per un terzo e conclusivo capitolo dalle tinte decisamente più cupe. In Shadow of the Tomb Rider ci troviamo di fronte a Maya e Inca e la loro culture, tradizione e i tanti tantissimi misteri. Attenersi, quindi alla trama è essenziale.

Il terzo capitolo si apre in Messico, con la nostra protagonista intenta a pedinare dottor Dominguez un membro della Trinità che è sulle tracce misteriosa reliquia nascosta in un tempio non ancora localizza. Lara lo scopre, riesce a raggiungerlo per prima e scopre che il prezioso oggetto è la chiave (a forma di pugnale) di Chak Chel. Nella cultura Maya Chak Chel è una potente e antica dea della creazione, distruzione, acqua, guarigione e divinazione. È la metà della coppia originale dei creatori, vista più spesso come la moglie di Chaac. La dea rappresentava la dualità maschio / femmina e marito / moglie, estremamente importante per i Maya. In Shadow of the Tomb Raider la dea Chak Chel è la luna nuova, nonché la causa scatenante di tutte le vicende del gioco. Nonostante infatti i vari avvertimenti provenienti dall’affresco situato nel tempio della Dea, Lara si impossessa della chiave pugnale scatenando l’apocalisse (se parliamo di Maya e apocalisse, l’associazione avviene in modo quasi naturale); l’unico modo esistente per fermare la distruzione è mediante uno Scrigno d’Argento situato in Perù. Le varie ricerche portano Lara verso la misteriosa città Paititi e arriviamo così al nostro approfondimento: Paititi è una leggendaria città pre-inca, probabilmente esistita tra le Ande, Perù e il Brasile. La leggenda ha avuto origine dall’interpretazione di alcuni scritti del secolo XVI e continuò nel 1635 e nel 1955 tramite le tantissime informazioni scoperte negli anni. I misteri sono ancora numerosi (il più famoso è El Dorato), ma gli sviluppatori prendono una direzione ben precisa: la storia del videogioco usa come riferimento la scoperta fatta nel 2001 dall’archeologo italiano Marco Polia. Lo studioso ha trovato negli archivi del Vaticano una lettera risalente alla meta del XVI secolo, in cui il gesuita spagnolo, Andres Lopez, raccontava di un viaggio con gli indigeni Inca diretti verso Paititi. In questo capitolo Andres Lopez,non solo verrà citato molte volte, ma sarà il custode dello Scrigno d’Argento, sepolto con lui in una cripta.

Lara, nel corso del gioco, arriva alla città segreta governata, con sorpresa, dal dottor Dominguez leader della setta votata a Kukulkán, il dio della creazione. L’obiettivo della Trinità è chiaro: usare la reliquia per aprire lo Scrigno d’Argento evocare il dio e formare un nuovo mondo. La reliquia è situata però all’interno di una piramide dove il Culto compie sacrifici umani.

Soffermandoci su quest’ultimo aspetto è difficile non associare Inca, così come i Maya ai sacrifici umani. Studi archeologici hanno affermato che nelle popolazioni precolombiane, era normale compiere dei sacrifici umani, per lo più di bambini. Le motivazioni erano di carattere religioso anche non sono mai state chiarite del tutto, ma probabilmente lo scopo fosse quello di ingraziarsi il favore degli dei o in momenti particolari l’insediarsi di un nuovo sovrano oppure l’inizio del calendario. Nel gioco il sacrificio diventa la chiave: Lara incontra la sacerdotessa che si identifica se stessa con Chak Chel, e dona a Lara la maschera di Ix Chel (che nel gioco rappresenta la Dea della Luna piena), per porre fine all’apocalisse. Il come si ricollega al sacrificio, Chax Chel pugnala simbolicamente Lara nei panni di Ix Chel. La nostra protagonista è ovviamente viva e vegeta, e l’ultima scena di Shadow of the Tomb Raider è lei intenta a pianificare una nuova esplorazione. Pronta per un nuovo capitolo?

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