La Game Developers Conference 2026 potrebbe presentarsi profondamente diversa rispetto alle edizioni recenti, visto che numerosi sviluppatori e dirigenti di studi internazionali hanno dichiarato che non parteciperanno all’evento, citando motivi di sicurezza personale e un clima politico percepito come ostile. La situazione sta già avendo un impatto concreto sulle previsioni di affluenza, nonostante gli sforzi degli organizzatori per rendere la manifestazione più accessibile e inclusiva.
GameRant segnala che la GDC 2026 si terrà dal 9 al 13 marzo a San Francisco e segna il debutto del nuovo formato “GDC Festival of Gaming”. L’organizzatore Informa Festivals ha presentato questa edizione come un evento B2B più ampio e trasversale, pensato per coinvolgere l’intero ecosistema dell’industria videoludica. Tra le novità principali figurano una struttura dei biglietti semplificata, prezzi ridotti per favorire la partecipazione di studi indipendenti e più spazio dedicato al networking e alle connessioni tra settori diversi.
Nonostante queste aperture, diversi dirigenti di software house europee e canadesi hanno riferito alla stampa specializzata di aver ridotto il numero di partecipanti o di aver deciso di disertare completamente l’evento. Il motivo più ricorrente è l’intensificarsi dei controlli sull’immigrazione negli Stati Uniti e le conseguenti preoccupazioni per la sicurezza, anche per professionisti in possesso di documenti perfettamente regolari.
Al centro delle paure c’è l’ICE, acronimo di Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale responsabile dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione all’interno del Paese. Negli ultimi mesi, l’azione dell’ICE è stata rafforzata dall’amministrazione Trump e ha suscitato forti polemiche, in particolare dopo due sparatorie mortali avvenute in Minnesota che hanno coinvolto agenti federali e cittadini civili, i casi di Renée Nicole Good e dell’infermiere di terapia intensiva Alex Pretti. In entrambe le vicende, versioni ufficiali e filmati diffusi successivamente hanno alimentato un acceso dibattito pubblico, aumentando la percezione di insicurezza anche al di fuori dei contesti direttamente legati all’immigrazione.
Secondo Cassia Curran, fondatrice di Curran Games Agency, le ragioni della rinuncia alla GDC non sono esclusivamente legate alla sicurezza fisica. Tra i fattori più citati figurano la percezione di San Francisco come una città molto costosa e poco accogliente, la volontà di protestare contro quella che viene definita un’aggressività politica del governo statunitense verso altri Paesi, i timori di dover divulgare le proprie attività sui social media all’ingresso negli Stati Uniti e, infine, la preoccupazione per possibili interazioni con l’ICE.
Alcuni sviluppatori hanno preso posizione in modo esplicito. Callum Cooper-Brighting, CEO di Netspeak Games, ha spiegato che la sua azienda non parteciperà più alla GDC a causa dell’attuale situazione politica. Secondo il dirigente, non sarebbe eticamente accettabile inviare dipendenti in un luogo che lui stesso non ritiene sicuro. Ha inoltre sottolineato come i valori inclusivi e “woke” della sua azienda non siano, a suo giudizio, ben accolti nel clima politico statunitense attuale. Cooper-Brighting ha anche indicato eventi europei come valide alternative, citando esperienze positive e sicure in fiere come PGC London e Gamescom a Colonia.
Di fronte a queste preoccupazioni, l’organizzazione della GDC ha risposto ufficialmente. La presidente Nina Brown ha ribadito che la sicurezza della community è la priorità assoluta dell’evento, annunciando un ampliamento della formazione sulla sicurezza per tutto il personale, la disponibilità di scorte su richiesta e una linea di assistenza attiva 24 ore su 24. Tuttavia, nonostante queste misure, resta l’incognita sulla capacità della GDC 2026 di replicare i numeri di partecipazione delle edizioni 2024 e 2025, che avevano raggiunto circa 30.000 presenze.
Il caso della GDC 2026 evidenzia come fattori politici e di sicurezza possano incidere in modo diretto anche sui grandi eventi internazionali dell’industria videoludica, mettendo in discussione equilibri che fino a pochi anni fa apparivano consolidati.
