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Activision Blizzard risponde in modo confuso alle accuse di sessismo e la polemica divampa

C'è chi promette protezione e chi invece minimizza le accuse.

In queste ore è letteralmente scoppiato il caos in quel di Activision a causa di una situazione, non propriamente semplice, che vede il publisher americano coinvolto in una situazione pregna zeppa di accuse di sessismo da parte di alcune donne dipendenti oppure ex dipedenti dell’azienda. Da queste accuse sono quindi scaturite una gran quantità di polemche, con intere testate che non vogliono più recensire i prodotti di Activision Blizzard, fino ad arrivare alle ovvie accuse da parte dell’opinione pubblica in generale.

Dopo alcune ore fatte di silenzio e riflessione però ecco che alcuni dirigenti del colosso americano hanno deciso di rispondere a queste accuse provenienti dal California Department of Fair Employment and Housing, ente che si pone il compito proprio di dare voce alle donne che sono costrette a subire maltrattamenti e discriminazioni delle lavoratrici della compagnia sul posto di lavoro. 

Partiamo quindi da Rob Kostich, presidente di Activision, che ha scritto un messaggio rivolto direttamente ai dipendenti dove definisce questi comportamenti descritti dall’accusa come non rappresentatevi dei valori trasmessi dal colosso americano. Passiamo poi al presidente di Blizzard, J. Allen Brack, che ha affermato come queste accuse siano sostanzialmente inaccettabili, con le molestie che sono una cosa aberrante e da punire, il tutto invitando le donne vittime di questi comportamenti deprorevoli di contattarlo personalmente per risolvere la questione.

Archiviati questi messaggi che possiamo definire come positivi poiché volti all’inclusione verso tutti, ecco però giungere il pensiero di Fran Townsend, la Chief Compliance Office di Activision Blizzard, donna questa che ha definito questa causa come insensata in quanto non descrive affatto correttamente come ci si comporta attualmente all’interno dell’azienda americana.

Difatti stando a questa dirigente alcuni degli espiodi raccontati nella causa di cui sopra sono avvenuti ben 10 anni fa, per cui ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, definendo i quattro mesi che ha trascorso da quando è entrata a far parte di Activision Blizzard come un periodo della sua vita molto positivo grazie ad un’azienda che fa sì che venga promossa e rispettata la diversità e l’inclusività continuamente. Per tutti questi motivi quindi la causa è priva di merito, di fondamente ed è addirttura dannosa

Proprio in tal senso però è intervenuto nella discussione anche Jason Schreier di Bloomberg, affermando che all’interno dell’azienda americana in tanti non abbiano preso affatto bene queste dichiarazioni della Townsend, questo perché a loro dire esce fuori il messaggio che i problemi descritti dalla causa non esistono all’interno dell’attuale Activision.

Fonte: PCGamer

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Alberto Rossi

Alberto Rossi

Nasco Nintendaro grazie al Super Nintendo per poi subìre la seduzione d'altri lidi, con monoliti neri e croci verdi. Per fortuna che ancora una volta arrivò Navi a dirmi: "Ehy listen..."

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