Nintendo vive una fase di straordinaria solidità, ma secondo alcuni analisti il vero rischio potrebbe arrivare proprio dal suo punto di forza: le sue icone storiche. Con Switch vicina a traguardi record e Switch 2 già lanciata con numeri importanti, la casa di Kyoto continua a dominare grazie a Mario, Zelda e Pokémon. Tuttavia, affidarsi troppo a questi pilastri potrebbe rivelarsi un limite nel lungo periodo. La sfida non è vendere oggi, ma restare rilevanti tra dieci o vent’anni. Ed è qui che entra in gioco il tema della diversificazione.
Nintendo è oggi una delle aziende più solide dell’industria videoludica. Secondo alcuni esperti, la Casa di Kyoto può contare su un catalogo di personaggi tra i più riconoscibili al mondo, da Super Mario a Pikachu, capaci di parlare a più generazioni di giocatori. La prima Nintendo Switch è ormai vicinissima a diventare la console più venduta di sempre, mentre Nintendo Switch 2, lanciata lo scorso giugno nonostante un mercato globale complesso, ha già superato i 17 milioni di unità vendute.
Il successo si fonda su pilastri storici come The Legend of Zelda, Super Mario e Pokémon (quest’ultima gestita da The Pokémon Company). Titoli come Pokémon Scarlet e Pokémon Violet hanno registrato record di vendita assoluti su Switch, mentre Mario Kart World è il gioco più venduto su Switch 2, confermando quanto i brand storici trainino ancora l’hardware.
Parallelamente, Nintendo ha intensificato l’espansione delle sue IP oltre il videogioco. Nel 2021 è stato inaugurato il Super Nintendo World agli Universal Studios di Osaka, con aree dedicate al mondo di Mario, tra cui il Castello di Bowser. Nel 2023, The Super Mario Bros. Movie ha incassato oltre un miliardo di dollari al botteghino mondiale, con un sequel già previsto, mentre è in lavorazione anche un film dedicato a Zelda. A ciò si aggiunge un vasto merchandising, dai capi di abbigliamento ai peluche, distribuito nei negozi ufficiali e altrove.
Tuttavia, i ricavi direttamente legati alle IP (film, licensing e simili) rappresentano meno del 3% delle vendite complessive nei primi nove mesi dell’anno fiscale iniziato a marzo 2025: circa 54,5 miliardi di yen su un totale molto più ampio. Questo significa che film e parchi a tema sono strumenti strategici per rafforzare il marchio e attirare nuovi giocatori verso le console, ma il cuore del business resta il software e l’hardware.
Il presidente Shuntaro Furukawa ha spiegato che la strategia punta a combinare intrattenimento originale, crescita della fanbase e relazioni di lungo periodo con i consumatori per sostenere la crescita nel medio-lungo termine. In altre parole, Nintendo vuole sfruttare al massimo la propria “cassaforte” di proprietà intellettuali, facendo leva su nostalgia e accessibilità: un approccio che, secondo alcuni osservatori, ricorda il modello Disney.
Ed è proprio qui che emergono le perplessità di alcuni analisti. Serkan Toto, CEO di Kantan Games, sottolinea che, per quanto oggi tutti siano soddisfatti di Mario, Zelda e Pokémon, non è garantito che tra dieci o vent’anni questi marchi avranno lo stesso richiamo. Il rischio è che il pubblico inizi a percepire una certa ripetitività, un senso di “già visto” che potrebbe rallentare la crescita.
Nintendo ha dimostrato in passato di saper innovare: la serie Splatoon ha conquistato una nuova generazione di giocatori, specialmente in Giappone, mentre progetti come Drag x Drive o titoli come Donkey Kong Bananza mostrano la volontà di rinnovare l’offerta. Tuttavia, l’intero settore videoludico sta vivendo una fase in cui le nuove proprietà intellettuali tripla A sono sempre più rare e rischiose: sviluppare un brand da zero richiede investimenti enormi e non sempre garantisce ritorni, come dimostrano cancellazioni costose avvenute anche presso altri grandi studi.
In sintesi, affidarsi solo alla nostalgia può funzionare per anni, ma la crescita sostenibile richiede nuove idee, nuovi personaggi e nuovi mondi capaci di affiancare – e un giorno forse sostituire – i suoi eroi storici. In un’industria dove i gusti cambiano rapidamente, la vera sfida non è vincere oggi, ma restare rilevanti domani.
