Dopo la chiusura di Bluepoint Games, Sony avrebbe dato indicazione ai principali account social globali di PlayStation di entrare in una sorta di silenzio stampa. I profili internazionali su X e Facebook non pubblicano contenuti dal 19 febbraio, mentre le diramazioni regionali – come PlayStation UK o PlayStation Italia – hanno continuato con post programmati solo fino al 21 febbraio, e comunque con un’attività ridotta. Il blocco supera ormai le 72 ore dall’annuncio che ha scosso la community. Una scelta che appare tutt’altro che casuale.
La decisione arriva dopo una reazione estremamente negativa alla chiusura di Bluepoint Games, studio noto per i remake di Demon’s Souls e Shadow of the Colossus. La notizia ha generato un’ondata di malcontento, con critiche dirette alla gestione di PlayStation e alla strategia aziendale degli ultimi anni.
A peggiorare la situazione è stato un post dedicato a Marathon, pubblicato sui canali ufficiali poco dopo la diffusione della notizia. Sebbene fosse con ogni probabilità programmato in precedenza, il tempismo è stato percepito come inopportuno. Il risultato è stato un effetto domino nei commenti: quasi 2.000 risposte su X, molte delle quali fortemente critiche. Alcuni utenti hanno espresso frustrazione verso Bungie, accusandola indirettamente di aver contribuito al destino di Bluepoint attraverso la spinta ai progetti live service; altri hanno dichiarato di non voler più supportare giochi GaaS targati PlayStation; altri ancora hanno invocato la chiusura di team diversi al posto di Bluepoint.
È importante sottolineare che, al di là delle opinioni espresse online, non esistono conferme che colleghino direttamente le scelte su Bluepoint a Bungie o ai suoi progetti. Anche l’ipotesi che l’acquisizione miliardaria dello studio di Washington abbia inciso in modo determinante viene considerata da molti osservatori una ricostruzione forzata. Tuttavia, nel clima emotivo successivo all’annuncio, la distinzione tra fatti e percezioni si è rapidamente assottigliata.
In questo contesto, il silenzio social appare come una misura di contenimento: sospendere temporaneamente le comunicazioni per evitare di “gettare benzina sul fuoco” e consentire alla tensione di attenuarsi. Continuare a promuovere titoli in uscita – Marathon è atteso il 5 marzo – avrebbe probabilmente esposto ogni nuovo post a un’ulteriore valanga di commenti ostili, danneggiando la visibilità delle produzioni coinvolte.
Resta ora da capire quando Sony deciderà di riprendere regolarmente le pubblicazioni e quale sarà la reazione al ritorno dell’attività social. È plausibile che, anche dopo questa pausa, i canali ufficiali vengano sommersi da nuove critiche. La vicenda dimostra ancora una volta quanto le strategie comunicative delle grandi aziende videoludiche siano strettamente legate al sentiment della community e quanto una crisi industriale possa trasformarsi rapidamente in una crisi reputazionale digitale.
Live service game that won’t last two weeks over @bluepointgames ?
What is wrong with ya’ll? This won’t succeed, we’ve seen these games come and go nonstop for years.
— Campfire Gambit (@CampfireGambit) February 19, 2026
