La chiusura di Bluepoint Games ha colpito duramente la community PlayStation, aprendo un acceso dibattito sul futuro dei first party di Sony. Lo studio texano, celebre per remake di altissimo livello, verrà chiuso a marzo, in una fase già complessa per l’industria videoludica. A spiegare la scelta è stato Hermen Hulst, capo dei PlayStation Studios, che ha parlato di una decisione “non presa alla leggera” ma necessaria per garantire sostenibilità e visione strategica. Nonostante lo shock e le polemiche online, Sony ribadisce di essere convinta della strada intrapresa.
Nel suo messaggio ufficiale (grazie a PushSquare), Hulst ha ricordato come il 2025 abbia rappresentato un anno di risultati significativi per PlayStation Studios. Il lancio di Ghost of Yōtei ha ottenuto successo sia critico sia commerciale, Death Stranding 2: On the Beach ha confermato l’impegno verso l’eccellenza narrativa, mentre Helldivers 2 e MLB The Show continuano a generare forte coinvolgimento e ricavi costanti. Secondo la dirigenza, questi titoli dimostrano la solidità creativa e commerciale della line-up first party.
Parallelamente, però, il contesto industriale è diventato più difficile: l’aumento dei costi di sviluppo, il rallentamento della crescita del settore, il cambiamento nei comportamenti dei giocatori e le difficoltà economiche globali stanno rendendo più complesso produrre videogiochi in modo sostenibile. Hulst ha spiegato che, per affrontare questa realtà, Sony ha condotto un’analisi approfondita del proprio business, con l’obiettivo di ottenere risultati nel presente senza compromettere il posizionamento futuro.
È in questo quadro che si inserisce la chiusura di Bluepoint Games. Lo studio era considerato uno dei più talentuosi sul piano tecnico, responsabile di remake come Demon’s Souls per PS5 e Shadow of the Colossus, opere che avevano consolidato la sua reputazione di eccellenza nella ricostruzione di classici. Hulst ha ringraziato pubblicamente il team per creatività, maestria e dedizione alla qualità, sottolineando che l’azienda cercherà, dove possibile, di ricollocare i dipendenti all’interno della rete globale di studi PlayStation.
La reazione della community, tuttavia, è stata durissima. Commenti online e forum sono stati travolti da shock e rabbia, diretti in particolare verso la leadership. Un elemento chiave del malcontento è emerso poco dopo l’annuncio: Bluepoint stava lavorando a un titolo live service ambientato nell’universo di God of War, progetto mai presentato ufficialmente ma cancellato circa un anno fa. La notizia aveva già sorpreso molti, considerando la specializzazione dello studio nei remake single player di alta qualità.
Hermen Hulst, nel suo ruolo dirigenziale, aveva promosso con decisione l’espansione verso i live service all’interno dei PlayStation Studios. Per questo motivo, parte della community attribuisce proprio a questa strategia l’attuale percezione di una line-up first party PS5 meno ricca di grandi produzioni tradizionali. La chiusura di Bluepoint viene quindi letta da alcuni come il simbolo di una fase di transizione complessa, segnata da investimenti riorientati e progetti interrotti.
Nonostante le critiche, Sony ribadisce di avere una roadmap solida per l’anno fiscale 2026 e di voler continuare a puntare su creatività, innovazione ed esperienze indimenticabili per i giocatori. Il messaggio di Hulst insiste su questo punto: la direzione è chiara e l’obiettivo è garantire stabilità e qualità nel lungo periodo.
Resta ora da vedere se la fiducia dichiarata da Sony troverà conferma nei prossimi annunci e nei titoli che andranno a definire il futuro di PlayStation Studios.
