Che la graphic novel ideata da Jeremy Haun e Jason A. Hurley avesse il potenziale per fare il salto dalla nona alla settima arte non c’erano dubbi: The Beauty è un fumetto crudo, intenso e originale, che parte da un presupposto semplice, ma efficacissimo e capace di instillare il giusto livello di tensione, dubbio e paura. Se poi al timone della trasposizione cinematografica, sotto forma di serie tv di alto livello e ad alto budget (sorretta dall’impalcatura di Disney+) c’è Ryan “American Horror Show” Murphy, che si sia fan o meno del suo lavoro era comunque scontato che la componente orrorifica non sarebbe stata trascurata. Complici le interpretazioni del cast che definire stellare è poco, dato che include Evan Peters, Rebecca Hall, Ashton Kutcher, Anthony Ramos e Jeremy Pope, giusto per fare qualche nome
La visione di due episodi, benché sul grande schermo del The Space Cinema Moderno a Roma in compagnia proprio di alcuni degli interpreti succitati, non ci consente di trarre conclusioni di sorta, ma è stato un ottimo punto di partenza che ha convinto chi vi scrive a continuare la visione non appena possibile, dal giorno di lancio previsto per il 22 gennaio sulla piattaforma streaming di Topolino.
Belli da morire
La trama segue l’impronta interessante e sempre attuale tracciata dal fumetto originale. Non preoccupatevi, non faremo spoiler dalla graphic novel – anche perchè non sappiamo quanto fedelmente proseguirà la trasposizione sul lungo termine. Un misterioso virus che si trasmette tramite fluidi corporei, in particolare con l’attività sessuale, pare si stia diffondendo nel mondo. Tuttavia, è chiaro fin dall’inizio che non si tratta di un comune patogeno, perché chi lo contrae non manifesta solo “sintomi comuni”, come tosse o naso chiuso. Bensì, tanto per cominciare viene assalito/a da una costante e implacabile sete e la sua temperatura corporea sale ben oltre i 40 gradi. E poi, certo, il o la malata diventa bellissimo/a, desiderabile, un’icona dalla fatale attrattiva, pronto/a a diffondere a sua volta la malattia attraendo ignare prede guidate da istinti sessuali impossibili da ignorare.
Le prime due puntate non entrano più nel dettaglio, lasciando gli spettatori con una sola certezza sul virus: è letale. Dopo un periodo di circa due anni, infatti, porta a un’innalzamento della temperatura interna così alto da far letteralmente esplodere il corpo. Così, i maggiori enti per la difesa mondiali iniziano a volerne sapere di più sui fatti, compreso l’FBI, che incarica delle indagini i due agenti speciali Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennet (Rebecca Hall).
In appena due puntate, gli eventi prendono una piega alquanto interessante, abbracciando non solo l’ovvia (e sacrosanta eh) critica sociale alla dissennata ricerca della bellezza, per quanto artefatta o irreale possa essere. Come anticipato, infatti, il fumetto da cui origina l’idea è alquanto crudo, violento e carnale allo stesso tempo: due tematiche che l’horror da sempre adopera in un fortunato ed evocativo sposalizio che tocca la fantasia umana là dove è più scoperta. Non è una novità: l’alternanza di corpi nudi (o per meglio dire schiene nude, non si è visto niente più di qualche natica in due puntate) e sessualità alternata a gore, splatter e sangue a fiumi attiva aree del cervello umano primordiali e sensibilissime. Sotto forma di serie tv con attori veri, grazie a effetti speciali di tutto rispetto, scenografie eccezionalmente curate e, di nuovo, interpretazioni di livello molto alto da parte di tutti e tutte, ancor più che nelle immagini (comunque eccezionali) della graphic novel, The Beauty pare abbattere ancor più imponentemente la barriera tra “sesso e sangue”.

La realtà spaventa più della finzione
Bisognerà valutare sull’opera completa quanto sarà in grado di spingersi oltre la sceneggiatura, e se le sottotrame appena accennate in questi due episodi (tra cui, da amanti di X Files, spicca la relazione “complicata” tra i due agenti protagonisti) sapranno essere dipanate con efficacia, senza disperdere il senso centrale di una storia cinica e spaventosa. Non solo per via delle implicazioni fantascientifiche, ma soprattutto per la sua capacità di dipingere con precisione “la società dell’apparenza” in cui viviamo: fatta di persone pronte a tutto, persino a morire, per un fugace, sofferto posto sotto ai riflettori. “Viviamo in un’epoca che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. Non molti anni fa non avevamo sempre a disposizione socia e feed in cui cercare -la perfezione-, abbagliati da informazioni e contenuti sempre più invasivi” ha dichiarato in tal senso l’attore Anthony Ramos. “Ora scorri i reel e sei bombardato: -questo è bello- pensi, poi -ma questo è meglio- e ancora -questo è ancora più bello!- e così via, in un ciclo malsano e senza fine”, ha poi concluso.
Per il momento, quindi, sembrerebbe essere tutto al suo posto: tecnica, profondità emotiva e sociale, narrativa e recitazione. The Beauty ci ha impressionato con due episodi di alto livello. Il ritmo, l’alternanza di piccole rivelazioni ed eventi inspiegabili, misteri e personaggi principali, secondari e “di sfondo” trattati tutti con la medesima dignità, profondità e professionalità, delineano il profilo di una possibile hit mondiale per gli appassionati del genere, che non così tanto tempo fa hanno goduto dell’incredibile The Substance: vicinissimo a The Beauty a livello di “core” e messaggio profondo, oltre che per l’ottimo body horror, forte di vari practical effect decisamente disgustosi (in senso buono, ovvio).

“Quando Ryan mi ha chiamata”, racconta durante la conferenza stampa successiva alla proiezione l’attrice Rebecca Hall, “è stato uno dei momenti più intensi della mia carriera. Quel che mi ha mostrato è senza dubbio il progetto più… intenso a cui abbia mai lavorato”. Speriamo sia vero, ma dalla visione in anteprima non abbiamo motivo di dubitarlo. Attendiamo con relativa ansia il prosieguo della serie, dunque, rassicurati da una visione che per ora ha colto in pieno l’essenza di un’opera difficile da mettere in scena, ma con un potenziale talmente alto che sarebbe stato un peccato non provarci. Staremo a vedere.
