Marc-Alexis Coté, ex responsabile globale di Assassin’s Creed e veterano ventennale di Ubisoft, ha avviato un’azione legale contro il publisher francese, sostenendo di essere stato spinto a licenziarsi dopo il lancio di Assassin’s Creed Shadows. Secondo la sua ricostruzione, l’uscita dall’azienda non sarebbe stata volontaria, ma il risultato di un progressivo svuotamento del suo ruolo. La causa, depositata presso la Corte Superiore del Quebec, punta a ottenere un risarcimento vicino al milione di dollari. Ubisoft, al momento, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda.
Kotaku riporta che nel ricorso, Coté parla esplicitamente di “licenziamento costruttivo”, una situazione in cui il dipendente viene indotto a lasciare il proprio incarico a seguito di un peggioramento sostanziale delle condizioni di lavoro. Un momento chiave sarebbe stato un incontro avvenuto nell’estate del 2025, durante il quale gli sarebbe stato comunicato che non avrebbe più mantenuto la leadership del franchise Assassin’s Creed, da lui guidato sin dal reboot strategico annunciato nel 2022.
Il contesto è quello della profonda riorganizzazione interna di Ubisoft, culminata con la creazione di Vantage Studios, una nuova sussidiaria finanziata anche da Tencent e incaricata di gestire le proprietà più redditizie dell’azienda, tra cui Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six: Siege. Prima di questa trasformazione, Coté riferiva direttamente all’amministratore delegato Yves Guillemot; con il nuovo assetto, Ubisoft avrebbe previsto l’introduzione di un Head of Franchise con supervisione su tutte le IP principali.
Secondo Coté, questa nuova posizione lo avrebbe di fatto declassato. Inoltre, il ruolo sarebbe stato disponibile esclusivamente in Francia, rendendo necessaria una rilocazione personale che egli non intendeva accettare. Ubisoft avrebbe quindi proposto incarichi alternativi, come la guida produttiva del franchise o la direzione di una “Creative House” legata a un progetto minore, opzioni che l’ex responsabile avrebbe rifiutato.
Nell’ottobre 2025, Coté ha chiesto formalmente la liquidazione, ritenendo di aver perso la sua posizione di fatto. Il giorno successivo, secondo la denuncia, Ubisoft avrebbe annunciato internamente e pubblicamente la sua “uscita volontaria”, una definizione che Coté contesta apertamente. In un messaggio condiviso all’epoca, aveva dichiarato di non aver scelto di lasciare Assassin’s Creed e di nutrire ancora una forte passione per la serie, alla quale lavorava fin dai tempi di Assassin’s Creed Brotherhood.
Oltre al risarcimento economico e alla buonuscita, Coté chiede al tribunale di essere liberato dalla clausola di non concorrenza, che limiterebbe le sue possibilità di ricoprire ruoli di rilievo nell’industria videoludica. La causa arriva in un momento delicato per Ubisoft e per il franchise, segnato da cicli di sviluppo più lunghi, progetti annunciati ma ancora non visibili e un’evoluzione strutturale che continua a ridefinire l’identità interna dell’azienda.
Segnaliamo infine che Assassin’s Creed: Codename Hexe ha trovato il capo sceneggiatore.
