A cinque anni dall’uscita di Cyberpunk 2077, CD Projekt RED è tornata a riflettere su uno dei temi più discussi dalla community: la durata del primo atto, prima del celebre colpo che cambia il destino di V. In molti si sono chiesti se una fase iniziale più lunga avrebbe reso l’esperienza più coinvolgente. A rispondere è stato Igor Sarzynski, cinematic director del gioco e oggi coinvolto nello sviluppo del prossimo capitolo della saga e la sua posizione è netta e chiarisce le scelte narrative adottate dal team.
Secondo Sarzynski, estendere il primo atto non avrebbe reso Cyberpunk 2077 un gioco migliore. Il paragone usato è emblematico: sarebbe come passare più tempo su Tatooine a osservare Luke Skywalker fare il contadino, prima che entri davvero nella storia dei Jedi. L’idea centrale è che una narrazione efficace ha bisogno di un punto di svolta chiaro e tempestivo, capace di dare direzione e urgenza agli eventi.
Il primo atto di Cyberpunk 2077 è ambientato in un open world e permette già di trascorrere molte ore a Watson, anche fino a venti, tra missioni secondarie e attività opzionali. Tuttavia, l’obiettivo narrativo di questa fase resta volutamente vago: “arrivare in cima”. Prolungare ulteriormente questo momento, senza vere poste in gioco o una pressione concreta, avrebbe rischiato di rendere l’esperienza dispersiva e poco focalizzata, diluendo l’impatto della storia principale.
Uno dei punti più dibattuti riguarda il rapporto tra V e Jackie. Sarzynski riconosce che per alcuni giocatori il tempo trascorso insieme è stato sufficiente a creare un legame emotivo, mentre per altri no. Nel complesso, però, CD Projekt RED ritiene di aver trovato un equilibrio accettabile tra sviluppo dei personaggi e ritmo narrativo. In questo contesto, viene chiarito anche un altro aspetto spesso frainteso: il montaggio che riassume sei mesi di avventure condivise non rappresenta contenuti tagliati, ma una scelta pianificata fin dall’inizio per accelerare il racconto e portare rapidamente il giocatore al momento chiave della trama.
Leggiamo quanto affermato da Sarzynski:
“Estendere il primo atto (prima del colpo) in Cyberpunk 2077 renderebbe il gioco migliore? Onestamente no, non lo renderebbe migliore. Credo che sia come dire che dovremmo passare più tempo su Tatooine con Luke che fa il contadino prima che venga coinvolto in tutta la faccenda dei Jedi. Aggiungo che Cyberpunk 2077 è un gioco open world, alcuni riescono a tirare fuori anche venti ore dalle attività di Watson. Inoltre l’obiettivo di questa fase della campagna è piuttosto vago: il concetto di ‘arrivare in cima’, prolungato e senza vere poste in gioco o pressione, finirebbe per tradursi in un’esperienza dispersiva e poco focalizzata. Preciso inoltre che il primo atto è abbastanza lungo da permettervi di legare con Jackie? Per alcuni sì, per altri no: considerando tutto, credo che abbiamo trovato un buon equilibrio. Inoltre no, il montaggio del mezzo anno non è contenuto tagliato: è sempre stato pianificato così, ma parlero di più di questo concetto in un altro post.”
Queste riflessioni aiutano a comprendere meglio la filosofia narrativa dietro Cyberpunk 2077. Il primo atto non è pensato come una lunga introduzione senza conseguenze, ma come una base essenziale per stabilire personaggi, ambientazione e temi, prima di cambiare radicalmente le carte in tavola. Una struttura che, nel bene o nel male, ha definito l’identità del gioco e continua ancora oggi a far discutere.
Segnaliamo infine che Cyberpunk 2077 potrebbe uscire nel 2030 con una modalità multiplayer.
So would extending Act 1 (before the heist) in CP77 make the game better?1. No it wouldn't. It's like saying we should spend more time on Tatooine with farmer Luke before he got involved with all this Jedi stuff. (1/3)
— igor.sarzynski (@srznsk.bsky.social) 2026-01-05T13:41:50.224Z
