ARC Raiders continua a sorprendere non solo per il successo commerciale, ma anche per le scelte di design che ne guidano l’esperienza online. Dopo settimane di ipotesi e test condotti dalla community, è arrivata una conferma ufficiale su uno degli aspetti più discussi del gioco: il matchmaking. Il CEO di Embark Studios, Patrick Söderlund, ha chiarito che il comportamento dei giocatori influisce attivamente sugli abbinamenti. Una rivelazione che aiuta a spiegare perché alcune partite risultino molto più aggressive di altre. E che mostra quanto il titolo punti su un’esperienza modellata dallo stile di gioco individuale.
ARC Raiders è un extraction shooter cooperativo ambientato in un mondo post-apocalittico, dove piccoli gruppi di esploratori emergono dai rifugi sotterranei per recuperare risorse in superficie, evitando o affrontando sia i letali robot ARC controllati dall’IA sia altri giocatori umani. Il gioco è stato progettato per generare tensione costante, mescolando esplorazione, sopravvivenza e interazioni sociali imprevedibili, come il voice chat di prossimità che permette di negoziare, collaborare o tradire.
Negli ultimi mesi, alcuni appassionati avevano notato un pattern ricorrente: chi evitava sistematicamente di rispondere al fuoco degli altri giocatori finiva spesso in partite quasi esclusivamente PvE, mentre chi adottava un approccio più aggressivo incontrava con maggiore frequenza avversari ostili. Test indipendenti avevano suggerito che il matchmaking fosse in grado di “leggere” la filosofia di gioco dell’utente e adattare di conseguenza gli abbinamenti.
Durante un’intervista concessa a GamesBeat, Söderlund ha confermato ufficialmente queste osservazioni. Tra i parametri utilizzati dal sistema di matchmaking figura anche il livello di aggressività del giocatore. In pratica, chi tende a eliminare altri utenti viene inserito più spesso in lobby popolate da giocatori con lo stesso atteggiamento, inclini a sparare a vista. Al contrario, uno stile più prudente e cooperativo porta con maggiore probabilità a incontri meno conflittuali, pur senza eliminare del tutto l’imprevedibilità tipica del multiplayer.
Oltre all’aggressività, il matchmaking di ARC Raiders tiene conto anche dello skill-based matchmaking, ovvero del livello di abilità del giocatore. Questo elemento contribuisce a bilanciare le partite, ma non è l’unico fattore in gioco. Söderlund ha lasciato intendere che il sistema è il risultato di una combinazione di parametri, pensata per favorire un gameplay emergente e coerente con l’identità del titolo, più orientata alla cooperazione e alla tensione narrativa che alla competizione pura.
Questa scelta di design si inserisce nella visione più ampia di ARC Raiders, che non nasce come uno sparatutto competitivo tradizionale. Il progetto ha attraversato numerosi cambiamenti in quasi sette anni di sviluppo, passando da un’idea iniziale più vicina al single player a un’esperienza multiplayer cooperativa. L’obiettivo dichiarato del team è sempre stato quello di lasciare ai giocatori il controllo del proprio stile di gioco, permettendo al sistema di adattarsi di conseguenza.
La conferma sul matchmaking chiarisce quindi uno degli aspetti più discussi del gioco e fornisce una chiave di lettura utile per comprendere perché l’esperienza possa variare così tanto da una sessione all’altra. In ARC Raiders, non è solo l’abilità a determinare chi si incontra sul campo: anche il modo in cui si sceglie di affrontare gli altri giocatori contribuisce a plasmare il mondo di gioco.
Ricordiamo che nelle scorse settimane Embark Studios ha svelato la roadmap di ARC Raiders.
Patrick Soderlund of Embark confirms skill-based matchmaking as well as aggression-based matchmaking are used in ARC Raiders. https://t.co/HEYrgtuEZL
— Dean Takahashi (@deantak) December 31, 2025
