Prendere due fanbase e intrecciarle non è mai semplice, ma nel mondo del gaming siamo ormai abituati a vedere questo genere di contenuti. Fortnite probabilmente regna sovrano grazie alla presenza di innumerevoli personaggi provenienti da altri ambiti. Destiny invece si era spinto finora alle sole skin, ovviamente a pagamento.
Ora invece arriva Star Wars, che pur non venendo mai nominato è chiaramente l’ispirazione per Destiny 2: I Ribelli. L’atmosfera, le armi, i nemici e la storia che coinvolge il nostro amato Ramingo sono tutti aspetti infusi dell’energia di Star Wars. Ma qual è il risultato di questa unione? È sufficiente per risultare appetibile a una fanbase sempre più divisa sulla qualità di Destiny?
I Ribelli conquistano anche Destiny 2

Già il fatto che sullo sfondo ci sia Star Wars può conquistare il cuore di molti. Questo DLC ispirato al mondo di Lucas prende molto in prestito, a partire da una trama che segue per certi versi quella del primo film mai uscito. Se la Morte Nera era in grado di distruggere pianeti, in Destiny 2 può annientare direttamente la Luce dei Guardiani uccidendoli sul colpo insieme ai loro spettri. C’è anche un nemico specifico contro cui combattere, la cui figura ricorda più Kylo Ren che Darth Vader.
Destiny 2: I Ribelli utilizza di fatto nomi diversi per introdurre concetti chiave di Star Wars. L’Oscurità ha corrotto Dredgen Bael, nuovo avversario con un passato legato a Luce e ammirazione nei confronti del Ramingo. Le lame Prassiche sostituiscono le spade laser e a completare il tutto entrano in gioco musiche, inquadrature e transizioni che ricordano in tutto e per tutto lo stile di Star Wars. Anche le stesse azioni della squadra riunita dal Ramingo sono parallelismi della missione di Luke Skywalker all’interno della Morte Nera, per certi versi includendo la narrazione di Rogue One.
Bungie ha svolto un buon lavoro per creare questa unione temporanea dei due franchise, aiutata comunque dalla struttura del mondo di Destiny che fin dall’inizio ha molti elementi in comune. Questo non significa che i veterani troveranno in simili contenuti la voglia di restare o tornare a giocare. È chiaro che una mossa simile abbia più impatto sui nuovi giocatori, visto che cerca di colpire in modo diverso rispetto al solito.
Un Portale più comprensibile

Chi gioca infatti a Destiny da più tempo è sicuramente interessato ai miglioramenti strutturali del gioco e a come vengono gestite le attività. Il Portale, novità assoluta di questo set di espansioni, cambia già forma diventando più semplice da navigare e personalizzare. Entrano in gioco gli Ordini, nati dalle ceneri delle vecchie Taglie e ora completabili senza interruzione. Il loro completamento a volte è completamente casuale, poiché non ci si rende nemmeno conto di quali Ordini siano disponibili: l’importante è che dopo un certo quantitativo vengono sbloccati quelli Leggendari, molto più succulenti.
Lo stravolgimento della modalità di selezione delle attività, arrivato mesi fa insieme all’inizio dell’Anno della Profezia, ha spaesato parecchio la fanbase. Un simile intervento era quindi dovuto per ripristinare un minimo di ordine e normalità. Ora è più facile capire quali sono le attività giornaliere e settimanali, comprendere i loro reward e visualizzare eventuali missioni extra di difficoltà più alta.
Il parallelismo con Star Wars

Come già detto, la trama di Destiny 2: I Ribelli ha una struttura simile a Una Nuova Speranza. L’obiettivo infatti è distruggere la super arma che permette all’Impero di minacciare la tranquillità dell’Ultima Città, nonostante la visione di Dredgen Bael sia “liberatoria” poiché finalizzata all’eliminazione della Luce, non tanto della vita.
Questo passa attraverso una nuova modalità di gioco che consente di scegliere due abilità speciali alternabili con quelle classiche. Man mano che si progredisce, tutte queste vengono sbloccate, ma solo due possono essere scelte all’inizio di ogni missione. Per quanto la loro varietà sia buona e l’utilizzo sia necessario soprattutto in difficoltà Leggendaria, il problema è la ripetitività di queste missioni.
Contrariamente agli altri DLC, Destiny 2: I Ribelli punta infatti su questo stile di gioco con insistenza, lasciando infatti giusto 3 o 4 missioni “classiche”. Per fortuna, soprattutto quella esotica che permette di prendere possesso di una simil-spada laser è in grado di reggere il confronto, grazie anche ai suoi elementi di platforming. Ad un tratto la sensazione è stata simile a quella di Jedi Academy, sia per lo stile di combattimento, sia per l’inquadratura, sia per l’effettivo posto dove è stato possibile testare la potenza della spada Prassica.
Ciliegina sulla torta è l’ultima vera missione, che ripropone un momento simile al finale di Una Nuova Speranza sfruttando le meccaniche di gioco di Destiny. E se poi tornasse anche la Sparrow Racing League…
La recensione in breve
L’unione tra Destiny e Star Wars è una leva importante, sfruttata in un modo che ha reso piacevole l’esperienza fino alla fine. Destiny 2: I Ribelli non è comunque un DLC in grado di riaccendere la scintilla di chi ha abbandonato la nave. Rappresenta però un ottimo punto di partenza per chi non ha mai preso Destiny in considerazione, grazie al gancio introduttivo di Star Wars e a una riproposizione più ponderata del Portale.
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Voto Game-Experience
