Secondo un nuovo studio di Ampere Analysis, società specializzata in dati e analisi di mercato, l’industria videoludica sta attraversando una vera e propria “età dell’oro dei remake e delle remastered”. e, proprio per questo motivo ha indicato i giochi che dovrebbero ricevere trattamento di questo tipo, partendo da Bloodborne fino ad arrivare ad Assassin’s Creed ed Uncharted.
Grazie a VGC scopriamo che tra il 2024 e il 2025, queste produzioni hanno coinvolto oltre 72,4 milioni di giocatori tra Xbox, PlayStation e PC, con una spesa complessiva di 1,4 miliardi di dollari in giochi premium e microtransazioni. I consumatori, spiegano gli analisti, hanno speso più del doppio per i remake rispetto alle versioni rimasterizzate, segno di un maggiore interesse per esperienze nostalgiche ma modernizzate.
Nel corso di una presentazione, l’analista senior Katie Holt ha individuato 18 giochi “maturi” per una nuova vita, basandosi su dati di mercato e comportamento dei giocatori. Tra i titoli consigliati per un remake completo figurano Assassin’s Creed (dovrebbe essere vicino il remake di Black Flag), Uncharted: Drake’s Fortune, Resident Evil 5, Chrono Trigger, Rayman Origins, Fallout e The Legend of Zelda: A Link to the Past. Tra quelli ideali per una remastered, invece, spiccano Bloodborne, Bully, Dragon Age: Origins, The Elder Scrolls 3: Morrowind (dopo il recente Oblivion), Fallout: New Vegas e Red Dead Redemption 2.
L’analisi sottolinea che le IP storiche hanno ancora un potenziale enorme se riproposte con attenzione: i fan, infatti, cercano autenticità e rispetto per le caratteristiche originali. È il caso di Bloodborne, per cui Ampere suggerisce una remastered fedele, senza modifiche sostanziali alla formula, ma con miglioramenti grafici e tecnici per adattarlo alle console moderne. God of War (2005), invece, potrebbe beneficiare di un vero remake, con una struttura aggiornata che conservi il fascino del titolo originale ma si ispiri all’approccio narrativo del reboot del 2018.
Tra gli esempi più discussi anche The Legend of Zelda: A Link to the Past, che secondo Ampere potrebbe essere ripensato con un’estetica simile al remake di Link’s Awakening del 2019. Gli analisti notano che oltre il 17% dei giocatori globali si definisce fan della saga, con una fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni: un pubblico perfetto per un rilancio nostalgico ma attuale.
Infine, Ampere sottolinea la distinzione tra remake e remastered: i primi richiedono investimenti maggiori in sviluppo, marketing e tempo, ma sono in grado di “rivitalizzare” le IP e conquistare nuove generazioni; le seconde, pur essendo più economiche e rapide, generano minore coinvolgimento. Il messaggio è chiaro: l’industria possiede un patrimonio di titoli iconici pronti a rinascere, a patto che le aziende sappiano modernizzare senza tradire.
