La petizione Stop Destroying Videogames, nata per difendere il diritto dei videogiocatori a mantenere l’accesso ai propri titoli anche dopo la chiusura dei server, si prepara al suo passo più importante: il percorso legislativo europeo. Dopo aver raccolto oltre 1,4 milioni di firme, l’iniziativa ha superato le soglie minime in quindici paesi dell’Unione e, con quasi la metà delle firme già verificate, gli organizzatori si dicono fiduciosi di poter presentare ufficialmente la proposta alla Commissione UE.
Come riportato da Eurogamer, l’obiettivo è chiaro: spingere l’Unione Europea ad approvare una norma che vieti alle aziende di “disattivare da remoto” videogiochi acquistati, a meno che non vengano forniti strumenti alternativi per permettere agli utenti di continuare a giocarli. In altre parole, impedire che un gioco legittimamente comprato scompaia nel nulla solo perché i server del publisher vengono spenti.
In tutto questo è importante tenere a mente che Stop Destroying Videogames è classificata come Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), un meccanismo ufficiale che consente ai cittadini dell’UE di proporre direttamente atti legislativi. La verifica delle firme è quasi completata, e solo una piccola percentuale — circa il 3% — è risultata non valida, un dato che rafforza la credibilità dell’iniziativa.
Nel frattempo, gli organizzatori hanno avviato colloqui con membri del Parlamento Europeo, governi nazionali e accademici, preparando il terreno per un possibile dibattito pubblico. La campagna ha anche raccolto il sostegno di sviluppatori indipendenti, desiderosi di promuovere un mercato più trasparente e rispettoso dei diritti dei consumatori.
Gli attivisti sottolineano che la loro non è una crociata contro l’industria nel suo insieme, ma contro una minoranza di grandi aziende che “tengono in ostaggio” i giochi preferiti dei giocatori. “Non possiamo annullare i danni del passato”, affermano, “ma possiamo fermare ciò che sta arrivando”.
L’iniziativa non è priva di oppositori: l’associazione Video Games Europe — che rappresenta colossi come Ubisoft, Microsoft, Activision Blizzard e Nintendo — ha dichiarato che le proposte renderebbero i giochi “proibitivamente costosi da produrre”. Tuttavia, per i promotori, il punto non è economico ma etico: garantire che un videogioco acquistato resti accessibile, anche dopo la fine del suo ciclo commerciale.
Ora la palla passa all’Unione Europea. Se la verifica delle firme si concluderà positivamente, la Commissione dovrà decidere se avviare un’audizione pubblica o un vero e proprio dibattito parlamentare. In entrambi i casi, Stop Destroying Videogames segna un momento storico per la tutela dei diritti digitali: una battaglia che unisce giocatori, sviluppatori e cittadini per difendere non solo i videogiochi, ma il concetto stesso di proprietà nel mondo digitale.
