Jason Schreier, noto giornalista di Bloomberg e voce autorevole nel settore videoludico, ha acceso i riflettori su un problema che sta diventando sempre più evidente: l’industria dei videogiochi produce troppi titoli. Non si tratta di una questione di qualità — anzi, molti giochi recenti sono eccellenti — ma di quantità. Il mercato è talmente affollato che persino prodotti ben fatti rischiano di restare invisibili.
I numeri parlano da soli: Schreier ha ricordato su Bloomberg che nel 2024 sono stati pubblicati 18.626 giochi su Steam, con un incremento del 93% rispetto al 2020. Questa crescita esponenziale è dovuta a vari fattori: lo sviluppo digitale ha eliminato i limiti di spazio sugli scaffali, gli strumenti di creazione sono più economici e diffusi, e non serve più avere un grande editore alle spalle per lanciare un titolo.
Il problema è che il mercato, così saturo, diventa “quasi impenetrabile”, come scrive Schreier. Team composti da centinaia di sviluppatori dedicano anni della loro vita a progetti che rischiano di scomparire il giorno stesso dell’uscita. Persino giochi con buone recensioni faticano a farsi notare: più di 120 titoli lanciati nel 2025 hanno superato gli 80 punti su Metacritic, ma solo chi si avvicina o supera i 90 ottiene visibilità e vendite significative.
Jason Schreier ha affermato quanto segue:
“Credo che il mercato dei nuovi videogiochi non sia solo saturato, sia quasi impenetrabile. Team composti da centinaia di persone dedicano anni della loro vita allo sviluppo di giochi destinati a perdersi nel mare delle nuove uscite. Onestamente non è più sufficiente essere semplicemente un buon gioco: più di 120 giochi usciti nel 2025 hanno ottenuto un punteggio superiore a 80 su Metacritic, il sito web che raccoglie le recensioni. E quelli che ottengono più di 90 tendono ad avere successo, ma molti degli altri non riescono a decollare”.
La situazione pesa su tutti i livelli: gli studi indie non hanno mezzi sufficienti per emergere, mentre i grandi publisher investono cifre colossali che devono essere recuperate vendendo milioni di copie. Un contesto reso più fragile dalla crisi post-Covid, che ha già portato a licenziamenti e chiusure di studi.
La riflessione di Schreier sottolinea un paradosso: mai come oggi si pubblicano così tanti videogiochi di qualità, eppure il successo resta appannaggio di pochissimi, mentre la maggior parte si perde nel rumore di fondo. Una sfida che l’industria dovrà affrontare per trovare nuovi equilibri tra creatività, mercato e sostenibilità.
In tutto questo ricordiamo che di recente Sony ha svelato i propri piani sull’utilizzo dell’IA nello sviluppo dei videogiochi.
