Durante il recente dibattito online seguito all’assassinio del commentatore conservatore Charlie Kirk, un post pubblicato da Drew Harrison, character artist di Sucker Punch e Ghost of Yotei, ha scatenato una vera tempesta mediatica. L’artista, attiva nello studio da quasi un decennio, ha condiviso un commento ironico che in breve tempo è stato rilanciato da influencer di destra e usato come pretesto per una campagna di segnalazioni al suo datore di lavoro.
Come riportato da Kotaku, in poche ore Harrison ha iniziato a ricevere telefonate anonime e pressioni pubbliche dopo aver condiviso il seguente commento:
“Spero che il nome di chi ha sparato sia Mario, così che Luigi sappia che suo fratello gli copre le spalle.”
E proprio questa battuta le ha causato il licenziamento da Sucker Punch, come confermato da Sony Interactive Entertainment con una nota ufficiale. Harrison ha reagito definendo la decisione un sacrificio per i propri ideali: “Se oppormi al fascismo mi è costato il lavoro dei sogni, lo rifarei senza esitazione”.
Intanto, una parte della community ha criticato Sony e Sucker Punch per aver ceduto alle pressioni, mentre altri hanno accolto positivamente la rimozione dell’artista. Alcuni giocatori hanno persino annunciato la cancellazione del pre-order di Ghost of Yotei, in segno di protesta in seguito ai commenti condivisi da Harrison.
In tutto questo è bene precisare che il caso si inserisce in un clima di forti tensioni attorno al nuovo capitolo della saga: già da mesi Ghost of Yotei era stato preso di mira da attivisti “anti-woke” a causa della scelta di una protagonista femminile, interpretata dall’attrice Erika Ishii. La vicenda conferma come il settore videoludico sia sempre più esposto alle dinamiche della polarizzazione politica online, con effetti concreti non solo sul dibattito pubblico, ma anche sulle carriere degli sviluppatori.
I hope the shooter’s name is Mario so that Luigi knows his bro got his back
— drew punching Nazis till I die (@imodrew.bsky.social) 2025-09-10T22:36:04.351Z
